La solidarietà del coordinamento provinciale SLAI COBAS per il sindacato di classe di Venezia a Paola Sbronzeri, viene qui rinnovata.
Nello specifico affermiamo che non è "di sinistra" né "da compagni" dare dei "matti" ai compagni e Vittime che militano nell'AVae-m, e che se è testimonianza di idiozia passi, ma se è qualcosa d'altro, le responsabilità saranno ugualmente considerate da noi come quelle sui nostri compagni morti sul lavoro, CHIUNQUE stia dietro queste cose, o vi collabori, o vi tragga qualsivoglia vantaggio ANCHE SOLO POLITICO.
17-9-2007 VAI ALLA RELAZIONE SUL MOBBING
ECCO IL SUO APPELLO da Milano, 16/09/2007
Oggi ho visto la trasmissione di poste italiane in onda televisivamente dalla televisione di stato, la trasmissione concerne la mia persona, i miei pensieri, indotti anche quando li formulo in maniera apparentemente non traducibile, mi inducono immagini e quindi ricordi, mi inducono ad atteggiamenti anche verbalmente non miei anche per la manipolazione cui sono stata sottoposta per anni, hanno indotto atteggiamenti all’alcol, anche tramite le frequentazioni apparentemente occasionali, sono stata sottoposta a droghe a mia insaputa, hanno falsificato mediante immagini ricordi miei cui sono corrisposte dichiarazioni di terzi, legati all’ambiente lavorativo non solo di poste italiane ma anche ambienti diversi come il Cirm cui corrisponde la voce di due torturatori, che poi è la Tv di stato.
Hanno condizionato dichiarazioni verbali, informazioni e espressività in imitazione di altri che chiamano disturbo della personalità.
Si sono serviti di testimonianze di cittadini che registrando via telefonino i pensieri indotti e correggendoli con proprie falsificazioni, li hanno inviati alle istituzioni a quanto mi hanno detto gli stessi cittadini.
Sono stata mobbingzzata sul lavoro, non mi hanno mai dato arretrati, mi hanno sottoposta a lavoro pesante che nessuna donna svolge nel mio reparto e attualmente si avvalgono del supporto di due superiori che boicottano il mio lavoro. Agiscono in maniera subdola avvalendosi delle forze di potere legate al controllo mentale e il loro intento è dimostrare che io non sia mentalmente sana, praticano cioè una forma di mobbing che consiste nel sottopormi a tortura mediante provocazioni verbali da parte dei colleghi, mi assegnano ceste da lavorare ‘truccate’, con sacchi di tipologia non corrispondente a quella indicata, peso non corrispondente a quello indicato, il responsabile ha addirittura finto di spingere la cesta in lavorazione da me per aiutarmi, tirandola in realtà verso di sé., mi impediscono in modo anche aggressivo, abuso di potere,a non scrivere nulla sul verbale del reparto, manipolano il condizionatore in modo che mi arrivi aria calda e quando mi avvicino con testimoni l’aria diviene fredda, ho subito strani incidenti, ho ancora un seno che ha segni evidenti di lesioni per un incidente non dichiarato da me come infortunio , perché nessuno ha voluto testimoniare e facendo leva sulla mia riluttanza per gli ospedali. Boicottano la mia preparazione riguardo alle conoscenze di lavoro, negandomi informazioni o fornendomele in maniera erronea, poiché devono tutelarsi nei confronti delle persone incompetenti che per raccomandazione mettono in ruoli cui sono meno adatti di me e la mia preparazione a riguardo gli crea imbarazzo di fonte a colleghi e superiori, facendo presente questo ad un superiore sono stata accusata di ‘manie di persecuzione.
Facendo uso di queste torture ai miei danni ho subito ingiustamente due TSO, trattamento sanitario obbligatorio, gennaio 2006 e luglio/agosto 2007.
Ma è chiaro che la manipolazione prosegue da anni, poiché tali torture di tipo mentale a livello lavorativo-psichiatrico le subisco da anni. E da anni si sono impossessati del mio pensiero e della mia privacy.
Ogni volta che rivelo i loro giochi mi minacciano e minacciano tutte le persone che mi aiutano, anche allontanandole, la figlia di un amico siè vista servire una salsiccia marcia alla festa di rifondazione e un amico mi ha ospitata e ha perso il lavoro.
Mi negano la possibilità di trovare un’avvocato, poiché malgrado le mie ricerche si sono tutti negati e lucrano da anni sui miei ricoveri.
Chiedo ai compagni la solidarietà per una risposta politica, vorrei incontrarvi personalmente perché ovviamente la cosa non riguarda solo me.
Paola Sbronzeri
Milano, 17/09/2007
La situazione di mobbing cui vengo sottoposta da parte di Poste Italiane si verifica da prima della data effettiva del reintegro al lavoro, ho atteso infatti 6 mesi, a quanto ne so’ unico caso, dalla data della sentenza a mio favore e ancora oggi non ho percepito arretrati, che tutti gli altri reintegrati hanno percepito anche entro un mese dalla data del reintegro.
Dall’inizio del rapporto lavorativo a tempo indeterminato sono stata applicata ad una mansione molto pesante che nessuna donna nel CMP Roserio ha mai svolto così a lungo.
Malgrado abbia chiesto ripetutamente di cambiare mansione e, data l’insistenza, sia stata in parte accontentata e abbia quindi lavorato per brevi periodi ad altre mansioni, il fatto che io abbia accumulato una serie di conoscenze è sempre stato visto con disappunto e comunque mi è stato riferito che la cosa non è vista di buon occhio dai superiori e dal reparto perché la cosa crea imbarazzo a persone meno competenti, ma raccomandate a svolgere determinate mansioni, e che quindi non vogliono che sia messa in evidenza la loro scarsa competenza..
Ho fatto presente la cosa a capi turno ma sono stata accusata di manie di persecuzione, cosa alla quale si sono motivati, spingendo verso i due TSO che ho subito nel gennaio 2006 e luglio/agosto 2007.
Il mobbing nei miei confronti si è svolto con mezzi subdoli, che hanno coinvolto la mia vita privata e non solo la mia salute quindi, poiché sono stata oggetto e lo sono tuttora di provocazioni da parte dei colleghi, sono stata allontanata dall’ufficio dogana con l’inganno e mezzi di controllo mentale ad alta tecnologia.
E’ stata violata la mia privacy sul posto di lavoro, dall’azienda. e dai colleghi e forse non solo.
Attualmente sono sottoposta alle violenze di due diretti superiori che ostacolano essi stessi la mia produzione ad esempio ostacolando il trasporto di ceste tirandole nel senso opposto e quindi costringendomi con l’astuzia ad uno sforzo fisico maggiore, mi assegnano lavoro di una determinata tipologia con cartelli di tipologie che richiedono tempo minore di lavorazione, le mie ceste di lavoro hanno spesso pesi al di sotto di quanto dichiarato, manipolano i condizionatori in modo che senta caldo e se mi avvicino con testimoni l’aria diventa fredda, ostacolano, visti il poco spazio e i loro interesse a mobbizzarmi, il mio passaggio, mi aggiungono sacchi nelle ceste di lavoro se esco a fumare o vado in bagno, mettono in disordine la postazione di lavoro aggiungendo posta da lavorare appena mi distraggo, mi impediscono di registrare le mancanze notate sul registro dell’ufficio se non sono in grado di trovare testimoni nel CMP.
Mi impediscono il recupero delle ore se non convoco l’RSU o chi per esso in mia difesa.
Ho rivolto domanda per una mansione diversa all’ufficio risorse umane ma non è stata accolta nessuna richiesta e non è stata data mai motivazione, non danno mai risposte scritte.
Sono stata oggetto di ripetute contestazioni con false motivazioni e il tribunale ha dato ragione all’azienda per una contestazione chiaramente voluta, annunciata e attribuitami a seguito di informazioni errate dell’ufficio personale e rifiuto di ricevere certificazione idonea con false motivazioni, da parte dello stesso ufficio.
Per una contestazione si sono serviti per l’ennesima volta di ‘colleghi’ astuti che approfittando della mia buona fede e ingenuità, mi hanno volutamente indotta a pause forse un po’ prolungate, alle quali mi sono ingenuamente prestata.
Ho recentemente subito un intossicazione sul lavoro, come se fossi stata sottoposta ad uso di droghe o non so a quali sostanze di tipo chimico, per cui ho subito un’alterazione evidente del comportamento, dall’ospedale non è stato riscontrato nulla ma ho avuto un forte giramento di testa, formicolii alla mano destra e segni di alterazioni cutanee riscontrabili ad occhio nudo i giorni successivi.