Precisiamo che questa pagina e” stata recentemente contestata, dopo le dimissioni dalla clinica psichiatrica, dal Caso n.17 (f), che non vuole apparire piu” neppure con le iniziali, in questi ns.siti.
Precisiamo che e” ns.dovere statutario dare notizie di interesse pubblico, e che se una persona persino fa pubbliche proteste e invia messaggi ad un forum, difficilmente puo” sperare di scomparire dalle memorie pubbliche, comunque teoricamente lo si puo” comprendere come una necessita” di inabissarsi nella società” nascondendosi dietro ad un dito.
Rileviamo a posteriori che> a parte le radiologie delle pareti dentali, il Caso n.17 non volle fare mai le tac e gli altri esami che noi proponiamo tramite assistenza di un medico che segue gia” alcuni dei casi censiti AVae-m, e che NON milita piu” nell”AVae-m sin dal luglio 2006, a parte il sit/in del novembre 2006 dopo il quale i suoi comportamenti furono sempre piu”inficiati dalla tortura che lei stessa denunciava come insopportabile e di natura anche tale da sconvolgere l-mintimo della persona.
È curioso che una persona che ha delle qualità intellettuali indubbie, e che ha coscienza di quanto subisce via tortura tecnologica, ricaschi poi nel meccanismo del tentativo di suicidio (il 2° in due anni) nonostante abbia coscienza di ciò che subisce ed abbia i termini per poter pubblicamente reagire.
Dimostra di cosa sono capaci
queste persone, lo stesse genere di persone che hanno portato alla morte Paolo
Sacchetto editore di Lanusei.
Ci chiediamo se la “lettura” della nostra lotta AVae-m da parte di una Vittima che NON ne fa più parte per scelta anche se le abbiamo dato aiuto quando è stato possibile, sia sua o di chi la tortura, almeno parzialmente. Ce lo chiediamo in quanto successivamente a questo articolo, poi CASO N.17 non ha più voluto scriverne altri di firmati, e pochi giorni fa pareva ansiosa di “chiarire” che lei al sit-in internazionale di Strasburgo NON parteciperà pur avendone i mezzi.
Si rivolse lei inizialmente ad una cugina poliziotta di stanza a Padova che prese le sue denunce nel 2004 e le girò ad un commissario DIGOS che non seguì mai la cosa ed anzi le consigliò di disinteressarsene.
Vorremmo anche che ci fosse un sito PUBBLICO con tutti i nomi e le modalità dei suicidati in Italia poliziotti-e e carabinieri-e compresi-e. Crediamo sia un diritto specie perché le CAUSE dei suicidi nascondono spesso cose che sarebbe invece meglio sapere !!!
CREDIAMO CHE LA LEGGE SULLA PRIVACY SIA FUNZIONALE A FARE LE TORTURE TECNOLOGICHE E CHE SIA QUESTO CHE HA UCCISO LA POCA MA PUR PRESENTE PROPENSIONE CRITICA DELLA "SINISTRA ISTITUZIONALE", MENTRE FASCI REAZIONARI E RAZZISTI GONGOLANO.
CREDIAMO SIA IDIOTA CONTINUARE DA PARTE DEI "COMPAGNI" DELLA SINISTRA ANTAGONISTA, LASCIAR FARE PERCHE' TANTO "E' L'IMPERIALISMO", "E' LO STATO", e via dicendo.
Nel caso in specie di CASO N.17:
Ci chiediamo chi siano i suoi torturatori, così contenti quando Le accadono
brutte cose, da farsi vedere in giro per Mira, perfetti sconosciuti ma non
invisibili, ora che CASO N.17 era venuta ad abitare qui. Anche perché in questi
mesi sono avvenute azioni di "Forza nuova" e simili, qui a Mira, su
cui si dovrebbe intervenire.
Troppi paparazzi con le tasche piene che hanno troppo tempo da perdere o giri da fare mentre la gente lavora.
Ce lo chiediamo perché Li abbiamo
già condannati senza appello, e dobbiamo solo mettere le mani su di loro per
far concorrenza alle fabbriche di salamini piccanti.
Paolo Dorigo coordinatore nazionale AVae-m, 3-5-2008 / 13.5.2008
http://www.federicapegoraro.blogspot.com/
http://www.paolodorigo.it/NEROSUBIANCO.htm
Ecco l’ultimo recente testo di CASO
N.17:
Titolo
Articolo:ALCUNE
RIFLESSIONI SULLE ATTIVITA' DELL'AVAE-M
Autore:
CASO
N.17
Data
Inserimento Articolo: 2008-01-28
Ora
Inserimento Articolo: 05:40:26
PM
Descrizione:
Spunti di riflessione. Ho avuto modo recentemente di intrattenere
rapporti di varia natura, (mail, telefonate ed incontri in prima persona) con
Vittime che come me hanno conosciuto e contattato l’AVae-m. E’ interessante
notare come aldilà delle differenze legate alle singole vicende vi sono dei
punti di contatto che come già detto in altre occasioni fanno pensare a dei
protocolli operativi. I meccanismi di harassment, termine che è difficile
rendere in italiano e che ben descrive il continuo tormento e danno
psicofisico, spesso portato in ambiti sociali, sono adattati alle singole
individualità e percorsi di vita per poter essere più incisivi e produrre i
maggiori effetti possibili. Le Vittime si chiedono che senso abbia la tortura a
cui sono sottoposte e quali ne siano le motivazioni. Mi sembra del tutto
comprensibile un comportamento del genere, anche se le risposte che sono
diverse fra loro non devono far perdere di vista l’ipotesi, plausibile, di
quella banalità del male che non può avere una causa reale proprio perché
troppo abnorme perché possa essere spiegato. Ad ogni modo invito tutti a non
sottovalutare quanto l’AVae-m è già riuscita ad ottenere in poco più di due
anni di vita, ad iniziare dal numero sempre maggiore di persone che si
riconoscono nei temi d’interesse dell’Associazione. Vorrei allora porre
l’accento sull’importanza che, dal mio punto di vista, ha avuto la
manifestazione svoltasi a Roma in data 28 novembre 2006 della quale sono stata
attiva partecipante insieme con alcune altre Vittime che in un modo o
nell’altro hanno denunciato la propria situazione. Il presidio che aveva lo
scopo di sostenere Paolo, allora in sciopero della fame per ottenere documenti
validi all’espatrio e necessari per preparare un’operazione di asportazione dei
dispositivi elettronici con i quali lo torturano, si è svolto in Piazza
Montecitorio davanti alla sede della Camera dei Deputati. Era stato preparato
molto materiale scientifico divulgativo riguardante i temi dell’utilizzo
fraudolento di mezzi elettronici per interferire con il corpo umano (andrà ad
incrementare le sezioni preposte nel sito e che è in ogni caso disponibile
presso l’associazione) ed informativo degli scopi dell’AVae-m sotto forma di
volantini che sono stati distribuiti in discreto numero. I deputati non hanno
partecipato come ci si aspettava nonostante fossero stati informati dell’iniziativa
per mezzo di mail. Però dopo quindici giorni è passata una legge contro la
tortura alla Camera, che non era malissimo, e che non a caso il Senato non ha
approvato. In particolar modo è stata deludente rispetto alle attese l’assenza
di diretta partecipazione di coloro i quali erano impegnati nel dibattito sulla
legge in merito al reato di “tortura” le cui alterne vicende sono state già
segnalate nel sito in questi mesi. So in ogni caso, per esperienza diretta, che
volantini riguardanti l’AVae-m sono stati durante quel pomeriggio consegnati ad
esponenti anche di primo piano appartenenti a diverse parti politiche. Una
copia del materiale informativo preparato è stato inviato al presidente della
Camera dei Deputati, On. Fausto Bertinotti il giorno successivo per mezzo di un
pacco di cui non ci è però pervenuto avviso di ricevimento. Questi particolari
sono descritti per ricordare ai partecipanti ed informare le Vittime che hanno
contattato di recente l’AVae-m, e diversi settori delle forze politiche sono
ormai informati delle pratiche a cui sono sottoposti dei liberi cittadini che
non trovano altra possibile descrizione oltre che i loro caratteri di assoluta
illegalità. L’apparente silenzio o alcuni eventi successivi che potrebbero
essere interpretati anche come ritorsioni nei confronti dell’associazione, non
devono far dimenticare che anche in Italia come già in altri paesi di tutto il
mondo occidentale, è stata già effettuata una denuncia pubblica molto
trasparente delle possibilità di interagire con il sistema nervoso di un essere
umano. Tale denuncia in un paese come il nostro ha un’enorme importanza. Si
tratta di un punto fermo dal quale ripartire per iniziative comuni che vedano
le singole persone superare gli aspetti particolaristici delle personali
vicende che inevitabilmente portano alle divisioni e alle incomprensioni che i
nostri nemici continuamente progettano e ipotizzare in modo concreto iniziative
comuni. CASO N.17 Spunti di riflessione.
Ho avuto modo recentemente di intrattenere rapporti di varia natura, (mail,
telefonate ed incontri in prima persona) con Vittime che come me hanno
conosciuto e contattato l’AVae-m.
E’ interessante notare come aldilà delle differenze legate alle singole vicende
vi sono dei punti di contatto che come già detto in altre occasioni fanno
pensare a dei protocolli operativi.
I meccanismi di harassment, termine che è difficile rendere in italiano e che
ben descrive il continuo tormento e danno psicofisico, spesso portato in ambiti
sociali, sono adattati alle singole individualità e percorsi di vita per poter
essere più incisivi e produrre i maggiori effetti possibili.
Le Vittime si chiedono che senso abbia la tortura a cui sono sottoposte e quali
ne siano le motivazioni.
Mi sembra del tutto comprensibile un comportamento del genere, anche se le
risposte che sono diverse fra loro non devono far perdere di vista l’ipotesi,
plausibile, di quella banalità del male che non può avere una causa reale
proprio perché troppo abnorme perché possa essere spiegato.
Ad ogni modo invito tutti a non sottovalutare quanto l’AVae-m è già riuscita ad
ottenere in poco più di due anni di vita, ad iniziare dal numero sempre
maggiore di persone che si riconoscono nei temi d’interesse dell’Associazione.
Vorrei allora porre l’accento sull’importanza che, dal mio punto di vista, ha
avuto la manifestazione svoltasi a Roma in data 28 novembre 2006 della quale
sono stata attiva partecipante insieme con alcune altre Vittime che in un modo
o nell’altro hanno denunciato la propria situazione.
Il presidio che aveva lo scopo di sostenere Paolo, allora in sciopero della
fame per ottenere documenti validi all’espatrio e necessari per preparare
un’operazione di asportazione dei dispositivi elettronici con i quali lo
torturano, si è svolto in Piazza Montecitorio davanti alla sede della Camera
dei Deputati.
Era stato preparato molto materiale scientifico divulgativo riguardante i temi
dell’utilizzo fraudolento di mezzi elettronici per interferire con il corpo
umano (andrà ad incrementare le sezioni preposte nel sito e che è in ogni caso
disponibile presso l’associazione) ed informativo degli scopi dell’AVae-m sotto
forma di volantini che sono stati distribuiti in discreto numero.
I deputati non hanno partecipato come ci si aspettava nonostante fossero stati
informati dell’iniziativa per mezzo di mail. Però dopo quindici giorni è
passata una legge contro la tortura alla Camera, che non era malissimo, e che
non a caso il Senato non ha approvato.
In particolar modo è stata deludente rispetto alle attese l’assenza di diretta
partecipazione di coloro i quali erano impegnati nel dibattito sulla legge in
merito al reato di “tortura” le cui alterne vicende sono state già segnalate
nel sito in questi mesi.
So in ogni caso, per esperienza diretta, che volantini riguardanti l’AVae-m
sono stati durante quel pomeriggio consegnati ad esponenti anche di primo piano
appartenenti a diverse parti politiche.
Una copia del materiale informativo preparato è stato inviato al presidente
della Camera dei Deputati, On. Fausto Bertinotti il giorno successivo per mezzo
di un pacco di cui non ci è però pervenuto avviso di ricevimento.
Questi particolari sono descritti per ricordare ai partecipanti ed informare le
Vittime che hanno contattato di recente l’AVae-m, e diversi settori delle forze
politiche sono ormai informati delle pratiche a cui sono sottoposti dei liberi
cittadini che non trovano altra possibile descrizione oltre che i loro
caratteri di assoluta illegalità.
L’apparente silenzio o alcuni eventi successivi che potrebbero essere
interpretati anche come ritorsioni nei confronti dell’associazione, non devono
far dimenticare che anche in Italia come già in altri paesi di tutto il mondo
occidentale, è stata già effettuata una denuncia pubblica molto trasparente delle
possibilità di interagire con il sistema nervoso di un essere umano.
Tale denuncia in un paese come il nostro ha un’enorme importanza.
Si tratta di un punto fermo dal quale ripartire per iniziative comuni che
vedano le singole persone superare gli aspetti particolaristici delle personali
vicende che inevitabilmente portano alle divisioni e alle incomprensioni che i
nostri nemici continuamente progettano e ipotizzare in modo concreto iniziative
comuni.
CASO N.17