1 settembre 2009 comunicazione del coordinatore nazionale ACOFOINMENEF
Ho appena visto il shit-film Thoughtcrimes, in italiano "Nella mente del killer", dove il mondo si divide nei "buoni" della NSA che loro malgrado devono sfruttare la mente eccelsa della troietta di turno al servizio dell'imperialismo, una che "dotata" di poteri paranormali dopo 9 anni di psichiatria, accetta di lavorare per la più infame banda armata della storia, la NSA appunto.
Rimando i compagni-e non immemori e non catturati dalla rete dei servizi deviati tecnologici italiani, a ricordare il titolo di un articolo del "settimanale" Panorama, che nel 2001, prima del 11 settembre, titolava "Nella testa dei nuovi terroristi", senza dire chi fossero il-i poveretto-i e diffamato-i dalla cui mente la giornalista estensora del "pezzo" aveva tratto le "informazioni" secondo cui i Carc e le nuove Br erano la stessa cosa.
Magari non erano capaci di leggerla, 'sta mente di 'sto "terrorista" ! E nel frattempo mettevano in paranoia la sinistra.
Allora ho pensato di scrivere un Elogio delle Vittime.
Dietro ogni Vittima di tortura tecnologica c'è un complotto
ed un grave reato ai danni di una o più persone, in cui
persone che hanno del potere nelle Istituzioni, sono coinvolte.
Le Vittime delle torture tecnologiche in Italia
SONO LE MIGLIORI PERSONE CHE CI SONO NEL PAESE
per questo le uccidono, le stuprano, le sequestrano,
le mettono tutori e impedimenti, le tolgono spesso pure i figli
ed i diritti civili, e con 250 euro al mese di pensione di invalidità si spurgano la cloaca di coscienza che hanno,
le impediscono di lavorare, di avere una vita,
di essere libere-i.
Oppure pretendono di accompagnarle al cesso, nel proprio letto, ed in ogni luogo e pensiero.
In Italia vige la regola del "contrario".
Tutto ciò che in una sinapsi è positivo, deve diventare negativo,
e viceversa.
Una logica che unisce mafia, satanismo, e psichiatria.
Le Vittime delle torture tecnologiche in Italia
NON VENGONO DIFESE DAL GOVERNO BERLUSCONI
NE' DAL GOVERNO PRODI
perché i GOVERNI non governano, sono PUPAZZI
DEI POTENTI VERI, di questi pezzi di merda che ci torturano,
noi Vittime delle torture tecnologiche.
http://archivio.panorama.it/home/articolo/idA020001012308
| EMERGENZE -IDENTIKIT DEI BRIGATISTI ARRESTATI | ||
| Nella testa dei nuovi terroristi | ||
| Entrare o no nella clandestinità per avviare la «lotta armata contro lo Stato»? Un dubbio durato anni. Poi alcuni di loro hanno fatto il grande salto. Storia, legami e passi falsi dei presunti nipotini delle Brigate rosse. | ||
| di Marcella Andreoli | ||
| 9/5/2001 | ||
| URL: http://archivio.panorama.it/home/articolo/idA020001012308 | ||
| Caro Luca, non abbandonare il lavoro. Non farti
coinvolgere in progetti pericolosi... Non imboccarre strade senza ritorno».
Una lettera scritta a mano, una missiva privatissima eppure finita fra i
reperti nelle indagini sul nuovo terrorismo di Iniziativa comunista. Il
fatto è che il documento era indirizzato a quel ragazzone taciturno, Luca
Ricaldone, 37 anni, fino a pochi giorni fa stimato magazziniere presso
un'azienda del Milanese e dallo scorso 3 maggio in carcere con altri sette
compagni, tutti accusati di associazione sovversiva. La lettera non è una prova d'accusa. Ma rappresenta una chiave di lettura del nuovo terrorismo stanato dai carabinieri del Ros dopo oltre due anni di pedinamenti e intercettazioni. Fra le righe del biglietto si intravede un dramma: entrare o no in clandestinità? Lasciare il lavoro, l'attività politica legale per seguire l'esempio dei brigatisti doc? Oppure continuare a militare in Iniziativa comunista, gruppo nato a Torino sei anni fa, febbraio 1995, da una costola di Rifondazione comunista? «O di qua o di là» avevano fatto sapere i brigatisti. Al magazziniere Ricaldone era stato detto che non era possibile tenere il piede in due staffe. E forse lui, pur così taciturno, aveva fatto trasparire il problema tanto da ricevere, da chi gli stava vicino, quell'invito a lasciar perdere. L'escamotage di aver creato (così almeno sostiene l'accusa) una struttura occulta all'interno di Iniziativa comunista risultava un'aberrazione, un venir meno alle regole della rigida compartimentazione dei terroristi. Persino un personaggio un po' eclettico come Giuseppe Maj, classe 1939, da anni esponente di punta dell'antagonismo sociale, aveva scelto la clandestinità, come gli era stato suggerito. Basta con il dirigere alla luce del sole i Carc, i Comitati di appoggio alla resistenza comunista: Maj entrò in clandestinità due mesi prima che i brigatisti, dopo 11 anni di inattività, uccidessero a Roma il 20 maggio 1999 il professor Massimo D'Antona. Perché Ricaldone e i suoi compagni di Iniziativa comunista si ostinavano a giocare alla rivoluzione senza entrare in clandestinità? Eppure, Iniziativa comunista ha le idee chiare. È il 21 febbraio 1998
e siamo a Firenze presso la sede dei Carc. Prende la parola Norberto
Natali, 42 anni, leader di Iniziativa comunista, romano, titolare di una
pensione di invalidità perché quasi non vedente, anche lui arrestato lo
scorso 3 maggio. Natali dice che non gli interessano piccole iniziative, in
pratica manifestazioni legate all'antagonismo sociale. Il suo progetto è
molto più ambizioso: «Iniziare la lotta armata contro lo Stato». Altre due settimane e un gruppo di irriducibili detenuti nel carcere di
Trani rivendica l'azione D'Antona e conferma la rinascita della sigla tenuta
in sonno per anni, quella delle Brigate rosse, partito comunista
combattente.
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ERRORE GIORNALISTICO
Non fu il primo ma il secondo documento di prigionieri comunisti e
rivoluzionari in Italia contro la seconda soluzione politica.
Il primo: http://www.paolodorigo.it/1997-girp.gif
STRONZATA COSTRUITA APPOSTA
Maniero era pentito da 5 anni, da 5 anni non vedeva il carcere di Novara. La
"imbeccata" è una costruzione dei servizi deviati, ossia coinvolti con alcuni
dei 36 magistrati antiterrorismo sedicenti che dal 1984 si sono organizzati in
lobby, i quali avevano l'interesse di coprire l'operazione pensata dal direttore
di Novara Fragomeni, il quale si era fatto bello di una "Intercettazione" mentre
invece la lettera al Corriere sequestrata era normale corrispondenza imbucata
dai suoi estensori.
E' possibile che i fottutissimi provocatori di Stato che spiavano Paolo Dorigo in detenzione, ascoltassero le stronzate che lui diceva apposta ai suoi familiari per fare impazzire i suoi stessi spioni, pur senza sapere di essere sotto controllo mentale. Infatti una persona sequestrata ingiustamente da uno Stato, come può far saltare questo marciume, se non tirando in un burrone i sequestratori ? Solo in un burrone, poche pietre possono diventare una grande e definitiva tomba per un ammasso di merde. In questo modo chiediamo: perché non ci fate sentire le vostre "intercettazioni" ? Tutti i detenuti SANNO di essere spiati. Perché dovrebbero mancare l'occasione di far danni a chi non paga loro i danni delle ingiustizie loro propinate ? Alla fine vediamo, chi ci ha rimesso di più, cani !