AVae-m 05.01.2009
GLI INTERNATI
Contributo anonimo di una
Vittima Donna (non ancora caso censito) di torture
tecnologiche-elettroniche-mentali,
diretto alla nostra Associazione
ed alle altre Vittime e persone sensibili
(Come per tutti i contributi
personali nei nostri siti, fare attenzione
NON è possibile pubblicare questo contributo senza il ns.consenso che chiederemo all’autrice grazie)
Quello trattato oggi sarà un
tema per gli addetti al lavoro.
L’internamento nei tempi attuali
consegue come misura di sicurezza alla commissione di certi delitti ed è
commisurata alla personalità socialmente pericolosa dei dichiarati rei.
Il tema è di grossa importanza
perché molti sono purtroppo gli errori giudiziari che conducono veri e propri
innocenti nelle strutture di internamento.
Di queste strutture nessuno pare
preoccuparsi.
I degradanti trattamenti a base
di potenti psicofarmaci e di soppressione della dignità cui vengono sottoposti
questi poveri sventurati dimenticati da tutti non sono mai abbastanza
denunziati nemmeno dagli addetti al lavoro.
Il sistema della criminalità
organizzata interagendo con quello
dello Stato invia allo sfacelo quelli che considera come elementi disturbatori
o quelli che non interessa nessuno salvare dal loro orribile destino.
Accade perciò che perseguitati
dalla malavita, in un continuo giro di induzione ai reati, anche le persone più
quiete e pacate possano ritrovarsi del tutto rovinate, distrutte nella loro
personalità perché portatori di idee sane circa l’intendimento della propria
libertà.
Nei casi che l’opinione pubblica
definisce più fortunati, queste persone anziché venire manipolate e spedite
nelle strutture in questione sono relegate al totale isolamento e alla più
completa emarginazione, senza alcuno sbocco perché la malavita osa governare la
vita intera di certi quartieri e paesi, sostenendo di stipulare accordi che
soddisfano tutti.
Rammento una vicina del mio
quartiere morta molto
vecchia, da tutti dichiarata pazza perché reclusa in casa per tutta la
sua vita, vista acida e bigotta. Tuttavia, mi capitò una volta di parlarle
casualmente, ed io ebbi tutt’altra impressione, e cioè che fosse una persona
molto dolce. Perciò mi decisi di andare al suo funerale di cui si occupò
l’unico nipote in salute che aveva. Un altro suo nipote, infatti, ammalatosi di
demenza all’età di 20 anni, morì con un infarto a circa 45 anni anni, mentre l’altra sua nipote vive
attualmente reclusa in casa come la zia, disoccupata, ma nessuno di lei dice
che è schizofrenica
Nessuno dei cittadini si è mai
ribellato all’asserzione circa l’esistenza di patti sotterranei con la mafia, e, sia pure più tacitamente che espressamente,
intere famiglie sono state estinte nella maniera più trasparente e paradossale
possibile, ossia sotto le orecchie e gli occhi di tutti, che non hanno voluto
intendere e vedere ciò che si commetteva.
Mi pare di intuire che l’annientamento
dei valori etici umani è stato assai più calpestato perché le vittime non hanno
mai potuto difendersi, in quanto che nel momento in cui hanno provato a farlo
sono state recise con le tecniche dell’orrore, ossia con gli internamenti
eseguiti con tutte le modalità possibili, prima con i manicomi e poi con gli
errori giudiziari che portavano agli ospedali psichiatrici giudiziari, oppure
con l’omertà della società che conduceva all’emarginazione gli ultimi
sopravissuti dei nuclei familiari posti nel mirino di queste mafie
terroristiche.
Nemmeno il pietismo è stato
bastevole per salvare uno di questi sventurati. Molto probabilmente nessuno ha
voluto fare nulla.
La tesi secondo cui la società
non può fare a meno di essere favorita dalla mafia se non attraverso
atteggiamenti omertosi e indiretti omicidi consistiti nella mancanza di
soccorso alle vittime, non deve meravigliare, perché in sé contiene parecchia
verità.
Pensare che non tutte le mafie e
i terrorismi sono uguali non giova a nulla per il discorso in questione, dal
momento che le imposte prepotenze e gli imposti patti hanno condotto a queste
nefandezze.
Ancora oggi nessuno parla delle
tecniche dell’orrore di cui si avvale l’organizzazione criminale per sopprimere
le vittime relegate agli internamenti.
Proverò a illustrarle io,
diretta interessata alla questione perché da 10 anni patisco le cosiddette
allucinazioni uditive e olfattive, per le quali però ho provato a sporgere
denuncia penale presso gli uffici di polizia e carabinieri. Inutilmente si
intende, perché – sebbene per me si trattasse di particolari intercettazioni –
ho trovato impedimenti ed ogni
ostruzionismo possibile sino a venire accusata dell’inesistente, cioè di
resistenza a pubblico ufficiale ( mai
messa in atto ).
Parlerò degli effetti orribili
di queste allucinazioni: l’induzione a sensi di colpa sino allo schiacciamento
della dignità, la pretesa ripetizione di frasi come : “ chiedo scusa” oppure
semplicemente “ scusa” o ancora “ E’
colpa mia “, frasi ripetute dalla vittima ( io ) sino all’inverosimile, e,
quindi, tanto più inammissibili perché non c’era oggettivamente da indurre
alcun senso di colpa e nessuna richiesta di scusa.
Ricordo poi altri meccanismi di
elaborazione più moderni, quali quelli che inducono la persona a parlare
continuamente da sola ( mentalmente o addirittura a voce alta) perché spieghi chiaramente ciò che vuol dire,
anche questo meccanismo ripetuto sino all’inverosimile, oppure l’induzione a
sensazioni definibili spastiche, storpiate, anche queste continuamente fatte
oggetto di perenne occupazione della vita quotidiana, sensazioni spesso maligne
delle quali – ho potuto constatare - le cosiddette persone normali vanno quasi
orgogliose, mentre i malcapitati devono tradurre il loro significato, perché in
caso contrario corrono il rischio di un inculamento, venendo inchiodati
attraverso la colpevolizzazione tradotta in investigazioni di polizia per reati
veri e propri, oppure attraverso il licenziamento dal posto di lavoro per la folle gerarchia imposta dal datore di
lavoro o dal dirigente di turno.
I meccanismi in realtà non si
contano nemmeno, essendo rapportabili ai vizi dell’uomo che è stato in grado di
crearli e poi metterli in atto.
Vittima io costretta a subire
lavaggi del cervello ripetendo ossessivamente in mente “Porco preside” ( molte
volte al giorno e sempre contro la mia volontà ) o altre parolacce disgustose
con conseguente decisione personale di
affidarmi a cure psichiatriche
incentrate sui motivi per cui una che non ce l’ha con tutto il mondo deve
essere fatta passare ad ogni costo per quello che non è.
Oppure al contrario lavaggi del
cervello per istigarmi ad insultare il collega di lavoro ( sempre contro la mia
volontà dal momento che odio gli insulti ).
Ho pensato di avere a che fare
con una specie di progresso tecnologico usato per spazzare chi dà noie, chi si fa
fautore di valori universali da intendere rettamente.
In questa battaglia mi pare di
capire che non soltanto i giusti e i miti sono stati soppressi, ma anche i più
nevrotici e iracondi, egoisti e privi di una corretta visione della società e
del mondo.
I primi sono stati travolti e
internati sotto la scusa di un Dna
evidentemente inferiore alla media, stessa scusa usata anche per gli altri, con
l’aggiunta però che l’indotta malattia aveva radici nella natura genetica
particolarmente violenta anziché protesa alla mitezza.
Sicchè una società forse piena
di superbie è venuta ad emergere in seno all’omertà stessa, per trovare
giustificazioni agli internamenti, giustificazioni che andassero bene per
tutti.
Senza uno spirito rivoluzionario
di massa in difesa non solo del diritto al cibo, ma anche a quello della
serenità, che si traduce in felicità
per tutti i miti di questo mondo, non sarà possibile sviscerare alcunché, ed
avanzare civilmente verso la realizzazione di un’esistenza libera e dignitosa.
E adesso avanzo una tesi
fantascientifica che probabilmente non verrà condivisa da nessuno e per codesta
ragione non l’ho mai esposta : senza la chiara ammissione di avere a che fare
con una criminalità che è del tutto forsennata perché attua in misura
spregevole una serie innumerevole e soprattutto contemporanea di disturbi verso
gli stessi soggetti, non si può pretendere che chi faccia patti con essa non
sia colpevole altrettanto.
Perché non constatare che è
inutile negare questi patti sotto la scusa dell’ignorante comprensione di che
cosa essi siano, di che cosa si tratti ?
Le strutture di internamento
dovrebbero riguardare soltanto i criminali, i recidivi, che non dovrebbero
essere soccorsi da alcun linguaggio ( normale o patologico od ossessivo che sia
).
Pare infatti che dei linguaggi ossessivi si servano per
proliferare.
C’è da domandarsi se esiste una
ragione che possa giustificare il sacrificio di persone normali o comunque non
assassine !
Ho l’impressione che bambini di
persone normali e oneste vengano al mondo con un destino già deciso, come se
questi figli si potessero paragonare ai figli dell’orrore, ai figli della
demenza, ai figli di un Berrnardo Provenzano, di un Reina e dei loro amici
della cupola!
Nessuna via, nessuna strada
diventa praticabile per liberare la propria esistenza dalle loro ossessioni,
dalle loro persecuzioni. Vogliono infatti sapere ad ogni costo “ dova va la
testa, dove va la mente di ogni uomo”, il che in pratica significa che ogni
mente viene controllata per essere soppressa quando desta noia, ossia disturbo
al traffico criminale.
E’ per questa ragione che ogni
buona volontà viene deturpata dei suoi pregiati contenuti per essere relegata
ad una vita infernale.
Ciò che non verrà mai ammesso,
se non in brevi occasioni che sono parentesi incidentali a commento di alcune
morti rese solenni per le eclatanti modalità usate per eliminare i testimoni
del dovere che non fanno rumore.
A mio parere nessuno che svolga
il proprio dovere fa rumore, ma evidentemente il crimine è di diverso parere.
Non ci vuole una grossa
meditazione per ritenere che le uniche menti da controllare sono esclusivamente
quelle degli assassini, degli incarnatori di vizi diabolici che non vogliono
pentirsi dei propri misfatti. Dunque le strutture di internamento dovrebbero
esistere solo per infilarvici questi soggetti che consentono la libertà di
parola soltanto per seminare ulteriori odi, invidie e depistaggi.
Se la libertà di parola venisse soppressa insieme a quella di difesa,
verrebbe eliminata ogni parvenza democratica degli attuali Stati che si reggono
sulla tutela delle libertà.
A nessuno ovviamente interessa
tornare ai tempi del dittatore bellico, nemmeno ai criminali mafiosi che hanno
tutto l’interesse di far parlare chiunque, affinché la verità su quanto li
riguarda sia deturpata, alterata, sviata, sporcata, calpestata, frantumata a
pezzi, con un’azione simile a quella violenza provocata dai terremoti alla
natura stessa che li origina.
Persone vittime di un sistema
criminale che li costringe a rammentare 100, 200 volte al giorno la violenza
psicologia o fisica che hanno patito nella propria esistenza, e, attraverso
tale via, costrette o al suicidio, o a diventare ulteriori criminali della
catena, o a dimenticare velocemente quanto sofferto, e trasformate in pecore
Dolly, quasi come venissero geneticamente clonate.
“La calma è la virtù dei forti”
: mi sembra che questo motto non piaccia a tutte le dittature mafiose del mondo
che deprimono ogni merito, ogni positivo stimolo, ogni interesse alla vita,
inducendo alla depressione chi non si spegne o al contrario chi decide di
fermarsi in questa bieca lotta per la civiltà.
Ebbene sì : anche chi decide di
non opporre più resistenza alcuna, viene fatto oggetto di estenuanti e
altalenanti diatribe su chi debba essere il capro espiatorio di turno da
soffocare, da controbattere, da immolare.
Questo scritto, come detto, ha sapore biografico e vorrebbe essere
testimonianza per quanti ancora si rifiutano di comprendere che nessun posto
può essere giusto se assegnato in mezzo alle urla di disperazione di tanti
poveracci emarginati in pratica da tutti.
Le mafie di ogni luogo si
servono delle proprie ossessioni per trapiantarle nella mente di questi
sventurati e, in un infinito giro di minacce accompagnate da un progresso
tecnologico di cui nessuno parla, compiono lo sterminio.
Uno sterminio che è prodotto di
coercizioni, di torture, di imposizioni, di cancellazione della respirazione,
di provocazioni di dolori fisici e mentali senza sosta, quasi che la dannazione
da cui i fautori delle mafie sono compenetrati debbano essere trasferite ad
ogni costo nella mente delle vittime.
Questo meccanismo è stato quello
che ha portato al degrado totale dei manicomi tutti coloro che ci stavano
dentro e nessuno ha voluto vedere questa verità.
Dicono “ ti dobbiamo vedere
dannata, altrimenti non ce ne andiamo”. Quanto dicono nelle cosiddette allucinazioni
è una falsità totale, dal momento che mi dannano 24 ore su 24 da 10 anni e
ancora oggi sono dentro la mia mente.
Devo dire però che mi sento
perseguitata da almeno 22 anni.
Come si apprende dai pochissimi
documentari televisivi, che ho avuto la fortuna di guardare intorno ai miei 20
anni di età ( oggi ne ho XX
), i più fortunati sono usciti anche
dopo 40 anni o 50 anni dagli ex manicomi, ma soltanto un Demonio potrebbe
affermare che questi numeri non vogliano significare il genocidio compiuto con
l’aiuto di tutti.
Purtuttavia devo constatare che
soltanto chi dal di dentro vive le medesime problematiche può notare di che
cosa si sta parlando.
Le dignità uccise insieme a
qualunque diritto di discolpa, di innocenza, di quiete, di mitezza e di umiltà,
sono le caratteristiche che hanno ucciso insieme alla giustizia le vite di
questi uomini e di queste donne internate perché non simpatiche alla malavita,
colpevoli esclusivamente di non condividere un sistema criminale.
Le numerose malattie mentali dei
clan mafiosi sono state trasferite in molti vissuti trasformando i destini di
coloro che non volevano macchiarsi in porte verso l’inferno, quasi che la
commissione del delitto non fosse evitabile per alcuni ma soltanto per altri, cioè
per gli omertosi e i fifoni.
Coloro che si sono trovate tutte
le porte chiuse sono coloro che sono stati emarginati da un intera società.
Anche se probabilmente non sono
la prima donna a parlare di questi delitti, sarebbe opportuno ricordare con
quali gravissime minacce questi clan si impongono alla mia mente, mandandomi
dagli psichiatri ( sinora una decina ) e internandomi in casa, relegandomi al pietismo
popolare per soddisfare forse soltanto il diritto alla sepoltura.
Frasi come “ vedi chi ti
seppellisce” che si traduce nella frase “ preoccupati di chi ti seppellirà “
ripetuta per parecchi anni, oppure “ te le diamo con il legno “ , che vuol dire
“ continuiamo a percuoterti se continui a parlare”, oppure “ sarai murata viva
“ che sinceramente è una intraducibile frase, talmente tanti e gravi sono i
suoi possibili significati, ebbene queste tre frasi sono esemplificative per
comprendere la natura delittuosa e dannata di questi clan mafiosi o di altre
organizzazioni criminali che le si affiliano.
Nessuno parla del patto di
dannazione che le caratterizza, quasi come la visione del demonio dannato che
impersonano non debba essere riconosciuta da tutti ma soltanto da determinate
persone, quelle perseguitate, affinché si ossessionino sempre di più attraverso
l’immagine data in pasto, l’immagine che più fa loro comodo.
Perché niente è mai cambiato per
quanto riguarda la cancellazione di ingiustizie così palesi?
Perché le testimonianze non sono
state attentamente prese in considerazione, non sono state valorizzate, non
sono state comprese, in sintesi non sono piaciute agli amici politici dei clan.
Di certo si può suggerire agli
addetti al settore di evitare di mietere un numero eccessivo di vittime, dichiarandole
tutt’ oggi schizofreniche .
Come non conviene alla mafie
aumentare il numero dei perseguitati con tecniche di cui nessuno discorre,
perché ci sarebbe il rischio che la verità salti a galla, cioè sia vista
realmente, così altrettanto non conviene nemmeno agli addetti al settore
patteggiare indirettamente con tale crimine lasciando i perseguitati al loro
disperato destino, in quanto ciò rappresenterebbe un fallimento non soltanto
personale ma anche sociale.
Ciò
infatti vorrebbe dire che nessuno Stato è in grado di imporsi legalmente, di combattere
le prepotenze in tutte le sue forme, in tutti i suoi misfatti, in tutti i suoi
corrotti addetti.
Lasciamo perdere i discorsi
sulle anime e consideriamo la prospettiva etica, che è l’unica a poter essere
fatta oggetto di dialogo, di analisi, di comprensione.
Lasciamo perdere la diatriba sui
Dna, lasciamo perdere gli ossessivi paragoni tra le intelligenze di serie A e
quelle di serie B, dal momento che nessun dubbio può esserci nel fatto che il
criminale mafioso sia per definizione un intelligente di serie B, che riserva
pene atroci alla vittima ora perché non si riconosce come malato mentale, ora
perché vi si riconosce ma non vuol omaggiarla né tanto meno chiederle scusa,
contrariamente a quanto ancora oggi nel 2008 egli pretende malgrado le stragi
compiute .
Anche mio fratello, infatti, è
stato dichiarato schizofrenico da minorenne ( oggi ne
ha XX ) con un
tragitto molto simile al mio, ma a differenza di me non può lavorare perché
totalmente invalido.
Tuttavia il suo diritto alla
pensione al 100% non viene riconosciuto perché questa mafia, nei deliri delle
intercettazioni, dice che è inutile agire per l’ottenimento del 100 % (
attualmente gode dell’ 81% ) perché senza amici in Commissione nessuno dà
nulla.
Sarebbe opportuno dunque che gli
addetti ai settori interessati parlassero dei criminali che hanno internato
ingiustamente moltissime persone in tutto il mondo, sottolineando la malattia
mentale del crimine.
Un crimine che si arroga il
potere di decidere persino che cosa sia l’etica, sporcando questa parola con le
feci dell’ uso delle proprie armi elettroniche e non, che riserva la pallottola
dell’orrore definita dell’onore a chi non è stato reso invalido mentalmente,
che toglie in verità la libertà di parola quando viene smascherata e quando
nessuna immagine chimica (sia pure momentanea )può più restituirle nulla, se
non quello che le appartiene : l’orrore di un’organizzazione che non capisce
più nemmeno se stessa quando crea sfaceli a catena che gli si ripercuotono
contro, con effetto boomerang, e che tuttavia è inarrestabile perché la
malvagità di cui si ciba è eterna, senza alcun tempo, senza alcun confine,
senza alcuna possibilità di uscita se non la ripetizione di tutto quanto essi
hanno fatto soffrire alle povere vittime.
L’induzione coatta alla
ripetizione patologica nella testa della vittima di frasi, parole o
quant’altro, a mio parere rappresenta il principale sintomo della malattia
mentale criminale perché indotta criminalmente.
Dubito che i mandanti delle
cupole soffrano questo sintomo perché altrimenti non avrebbero mai potuto
sedere posti di rilevo, di prestigio. Tuttavia è da ipotizzare che amino
ritornare ripetutamente ( con scansioni temporali anche lontane ) su quelle che
ritengano essere le proprie tesi poste a sostegno delle proprie ragioni e che
facciano di tutto, che si servano di un tempo senza tempo, interminabile, per
dire a tutti prima o poi : “ Vedete che avevamo ragione? “.
Il tempo quindi è uno strumento
che serve ad essi per convincere che erano i migliori o che comunque non erano
poi così criminali, così pezzenti, così poco lucidi secondo le accuse ricevute.
Forse non si tratta di uno scopo
ben mirato, potrebbe essere perseguito anche per caso.
Ciò che si nota è che il “ dover
essere “ a tale gentaglia non piace e che del caos, del disordine, del
disorientamento fanno il proprio cibo quotidiano, la ricetta principale per
trasformare il mondo in cui viviamo in una torta da dividere a tranci, il cui
paradosso è che i poverini mangiano un piatto di pasta in più, mentre i
poveracci non hanno nemmeno un tozzo di pane con cui sfamarsi ed i soliti
ricchi nuotano nello sfarzo,
tramandando lussi e sfarzi di padre in figlio.
Perché un’organizzazione come la
FAO-ONU si riunisce
ogni anno in una Kermesse che non debella le piaghe di sempre ?
Perché dei poveri e dei vecchi
emarginati dei rispettivi Paesi dell’Occidente, Paesi del Nord del mondo, nessuno si occupa per spiegare la verità su
quanto li riguarda, e cioè che sono degli internati, ammalati che stanno in
piedi perché al crimine servono in piedi, perché il crimine leva di torno
soltanto quelli da cui è infastidito, non certamente poveri emarginati che
hanno messo al mondo figli trasformati in puttane o criminali ?
Perché coloro che hanno una fede
religiosa vengono rimbecilliti e spesso estinti, con l’approvazione del
compagno popolino secondo cui “ questa era la volontà di Dio evidentemente “ :
non è forse questa la giustificazione cui si ricorre superficialmente in tutto
il mondo?
Perché l’esistenza libera e
democratica dovrebbe essere una prerogativa di coloro che hanno un DNA
superiore alla media ? Quest’ultima domanda per la verità non è prodotto delle
mie personali ossessioni, ma di una convinzione che i tre interlocutori delle
mie allucinazioni hanno cercato di
impormi, sopra la mia incredulità.
Ancora oggi infatti faccio
enorme fatica a credere che una tale realtà possa esistere ed essere perseguita
dalle varie cupoline del mondo!
Perché le persone di indole più
pacifica e più buona vengono sottomesse sino all’inverosimile, depistate,
convinte che il mondo ha girato sempre così ?
Perché il destino dei ricchi a
cui viene garantita l’esistenza libera e dignitosa, la libertà di circolazione,
la libertà di associazione, la libertà di impegnarsi attivamente nei segni
della solidarietà e della fratellanza, viene inscindibilmente collegato a
quello dei poveracci del mondo che non hanno nulla ?
Capisco che tutte queste domande
possano apparire estremamente sciocche, prodotto di ossessioni, ma, come sopra
detto, sono prodotto di influenze impostemi.
La mia personale natura non si
sarebbe indotta ad una tale visione semplicista delle cose, anche perché tutte quelle
domande sono retoriche, contengono in sé una immediata risposta che perciò
eviterò di dare.
Vi è però da osservare che anche
ciò che appare imbecille o scontato merita di essere considerato e riflettuto,
se non altro per dare ragione ad ogni nuova maternità e paternità, per
continuare a sostenere coloro che vogliono ancora proliferare in un mondo pieno
di terremoti e di sterminio, sia pure a ciclici intervalli che tutti temono.
Possiamo osservare che la
visione globalizzata del mondo ce l’hanno soltanto gli studiosi o coloro che
hanno cercato di far fruttare la propria cultura.
Affermato e provato che la
meschinità, la cattiveria, l’invidia sono radici della delinquenza in senso
lato, quindi non soltanto della criminalità specifica ma di qualunque
atteggiamento e visione pervertita dell’umanità, mi si consentano talune
osservazioni.
L’ammissione di una verità
odiosa, quale quella che esistono creature superiori e creature inferiori,
superiori ed inferiori, non dovrebbe dar vita ed eserciti militari, a conflitti
per addivenire alla prova del patto di pace che segue ad ogni guerra e cioè che
l’uomo inferiore necessita di essere governato.
L’ostacolo principale sta nella
difficoltà di intendere correttamente le cosiddette gerarchie.
Il circolo spontaneo di idee a
corredo di una retta visione sulle gerarchie non è circolo vizioso.
Il governo delle idee non deve
essere prodotto di coercizioni, o di occulte persuasioni di massa realizzate
attraverso cordiali elargizioni di diritti, quasi come si trattasse di
privilegi.
I diritti sono diritti, non sono
privilegi.
I diritti diventano privilegi
quando non sono concessi a tutti gli uomini di buona volontà, a tutti coloro
che li reclamano perché privi del diritto di esercizio, ma quando sono concessi
soltanto ai dirigenti a loro volta governati da altri capi, ai quali devono rendere
conto in qualsiasi sistema di governo.
Sembra però veramente strano che
in un regime democratico retto dall’accordo di governo, espressione degli
orientamenti politici di maggioranza della popolazione, si debba fare ancora
uso di strani concetti della gerarchia.
Non si può oggettivamente e
razionalmente sostenere che il Dna di un individuo centri con un corretto
intendimento delle gerarchie.
Io ritengo che ciascun essere
umano, da quando è piccolo sino a quando diventa adulto, abbisogna di essere suggerito,
di avere collaboratori che lo consigliano, ne coadiuvino l’attività in un
reciproco impegno all’assunzione di mature responsabilità e di correlativi
diritti.
Ogni dovere è diritto e
viceversa.
Quando c’è uno squilibrio tra
questi due elementi che rappresentano due facce della stessa medaglia, c’ è la
criminalità che è il prodotto di una
rottura di equilibri che determina un contrasto tra chi ha di più e chi ha di
meno.
La recisione delle volontà, tese
alla costruzione dello sviluppo umano che tende al progresso generale, è
propria delle forme della criminalità che necessitano di sopperire alle proprie
carenze, ai propri personali conflitti attraverso il reclutamento dei non
premiati o degli sfaticati che non vogliono sudare il triplo per guadagnare il
diritto ad una famiglia, ai piaceri, alle emozioni.
Dunque la principale
responsabilità della criminalità è il rifiuto di qualsiasi cura che faccia del
“ dover essere” il motto della vita, quasi che il dover essere sia meta ideale
o idealizzata irraggiungibile dalle creature inferiori senza ricorrere allo
sgambetto dell’altro, del prossimo, ad
una deviazione dei concetti dell’amore e del rispetto, proprio perché questi
concetti constano di diritti e di doveri da conseguire e da osservare per loro
stessi, non in vista di ciò che si otterrà per loro tramite.
I diritti e i doveri perciò
diventano materia erroneamente trattata dalle creature superiori cui spetta
l’ingombrante onere di far luce continuamente sulla loro applicabilità, sulla
loro corretta applicazione, che equivale inevitabilmente a quel “dover essere” inteso
più facilmente soltanto da loro.
Da ciò deriva in realtà una
distorsione dei diritti e dei doveri, una cattiva distinzione delle
intelligenze superiori ed inferiori e conseguenti preconcetti su tutta una
serie di altri temi.
Le origini delle diatribe si
perdono in un crogiuolo di distorsioni su quanto sia bene e quanto sia male per
concludere che anche questa distinzione si può esprimere ricorrendo alla
metafora della stessa medaglia presentante due facce.
Mi si permetta di non essere
d’accordo con quest’ ultima asserzione e di esprimere l’enorme confusione cui
ha dato luogo la falsificazione di operazioni tese a chiarificare il contenuto
dei diritti e dei doveri.
Non si deve smarrire la prima
pagina del libro, anche se con enorme fatica si può risalire ad essa partendo
dall’ultima pagina e così andando a ritroso.
Chi parte dall’ultima pagina è
sicuramente creatura inferiore, perchè i misteri del progresso ( vero o finto
non ci importa adesso discernere ) gli vengono preclusi nel supposto
convincimento che la loro eventuale spiegazione, priva di idonee lunghe
premesse, risulterebbe di ostica
comprensione. Poniamo che questo sia il nostro attuale punto di partenza.
Non si può omettere una considerazione
sull’importanza della cultura personale, composta di studi fatti interagire, di
riflessioni dibattute, di sviluppi concretati in percorsi classificati come di
sicuro successo. A questa intelligenza spetta il compito di risalire al capo
della matassa.
Opera ardua perché dovrà
avvalersi delle sue esclusive risorse per risalire la china ed – ahimè –
arrivare ad una vetta che spesso risulta molto ispida, pungente e sgradevole,
come quando si apprende una terribile verità.
Nel mezzo di questo percorso mi
trovo io.
La mia analisi risulterà
inevitabilmente dimezzata, anche perché in stato di totale isolamento.
Il lavoro elementare viene reso
faticoso sino all’inverosimile, costretta allo sproloquio mentale perenne, alla
lagnanza mentale continua e a sorbirmi gli eventuali rimproveri dipendenti da
un udito annullato, da una distrazione oggettivamente deprimente malgrado sia
riuscita a laurearmi in giurisprudenza e a conseguire l’abilitazione ad
avvocato.
Questo limite rappresenta
purtroppo un confine invalicabile che si pone come un mancato bastone
necessario per camminare, per concludere una strada, un sentiero.
L’impegno richiesto è
doppiamente quantificabile perché privo degli arnesi necessari.
Non me se ne voglia se
rischiassi di incedere in osservazioni impertinenti non condivise dall’
illustre massa.
Il percorso è tanto più impegnativo perché incentivi di normale
routine quali la lettura della dottrina che interessa quest’analisi, quindi una
solida bibliografia a supporto, o la visione di programmi offerti dal servizio
pubblico televisivo o di stampa, mi sono preclusi da un udito, come detto, cancellato.
Se può interessare, l’ idea che
ho in merito alle mie limitazioni è che il peso dato da un indescrivibile
impegno assai probabilmente troverà compenso in altra vita, in altra terra, in
altro sentiero che la mia personale fede identifica al di fuori da questo tempo
e spazio.
Questo senso di consolazione è
fortissimo nella mia persona e in seno alla tristezza e alla malinconia
attraversa la mia vita come un fardello da portare addosso, e del quale, anche
volendo, non potrei liberarmi senza incorrere nella continua violenza di
sentimenti verso il prossimo.
Non voglio forzarmi per
liberarmi di una forzatura, perché si tratterebbe di un paradosso, di un cane che
si morde la coda, di un piccolo serpente che non trova un buon letargo.
Ritengo che il tema dei diritti
sia collegato a quello della criminalità.
Diritti soppressi vengono
soddisfatti, dietro pagamento di tangenti, dalle criminalità di passaggio.
Diritti riconosciuti vengono
fatti oggetto di compromessi, di prepotenze, di classificazioni operate dal
crimine organizzato per detenere il controllo di intere zone.
Diritti personalissimi vengono
negati per dare spazio a idee di protezionismo di cui nessuno ha realmente
bisogno.
Nascono così le comunità in cui
ciascun cittadino che voglia vivere in una società si vede assegnato dal
crimine legalizzato ( quello cioè delle cupole che da sempre attuano le
convivenze con gli Stati arrivando laddove questi Stati non arrivano) un
determinato ruolo, che risulti congeniale alle cosiddette creature superiori e
non alle creature inferiori.
Niente di più falso!
L’errore di prospettiva consiste
nell’intendere con rassegnazione una forma anomala di convivenza, che non si basa
su posizioni prioritarie di eguaglianza, parità, di logicità, ma su alterazioni
del senso comune dei temi che suscitano l’interesse generale sotteso al senso
civico.
Tra questi temi primeggia quello
del rispetto che non può scendere a patti con alcun linguaggio criminale, con
alcuna definizione di suoi trasversali contenuti, con nessuna tipizzazione di
situazioni sperimentate accolte dalla massa controllata.
I film sulla mafia sottolineano
questo invisibile legame della politica con le mafie ma non consentono di
cogliere i numerosi prezzi costati alla causa della libertà, così tanto
sfruttata da tutte le criminalità.
Nessun film sulla mafia ha mai
spiegato le numerose patologie che affliggono i vari clan, quasi che si
trattasse di argomenti tabù su cui nessuno può mettere bocca, su cui nessuno
può permettersi di scrivere sceneggiatura, su cui nessuno può rivelare la
verità.
I lavaggi del cervello vengono
tinti di toni persecutori sino all’inverosimile, anche per la durata di un’
intera vita spedita negli ex manicomi o nei novelli manicomi di cui nessuno ha
mai parlato attraverso un film.
Ciò probabilmente perché il
patto imposto alla politica è consistito in accordi scientifici sulla natura
della criminalità, come prodotto delle intelligenze, dei DNA personali.
Scoperte verissime quelle tratte
dalla scienza, di cui però le Cupole si sono servite per eliminare i giusti in
mezzo a tutti gli altri disgraziati del
caso.
Ciò che chiaramente disturba le
Cupole consiste nella diffusione delle immagini, delle ottiche, delle visioni
che le riguardano.
Suscita senso di disprezzo o di
seria disapprovazione nelle vittime, di risate nei beneficiati, di risolini
acquiescenti nel pubblico generale.
La visione sulle mafie muta a
seconda del suo interlocutore tipo ( anche se la parola “tipo” non mi aggrada
preferendo non ricorrere ad alcuna tipizzazione ) che potrà esaltarla o
annientarla con una sola immagine chimica suggerita dal proprio DNA.
Le verità dunque sono soltanto
il prodotto di un accordo attraversato da tutti i cittadini e quando uno come
me si difende perché lasciato emarginato ed in stato di isolamento la via
d’uscita non esiste, la strada maestra da imboccare è bloccata, ostruita dalle
patologie di clan che pretendono comportamenti disgustosi, quelli di cui nessuno
parla.
La pretesa di toni di voce
cambiati perennemente, non per un minuto o 5 minuti, desta soprattutto stupore.
La difesa pacifica attraverso la
parola viene cancellata perché questi clan, d’accordo con le loro cupole,
pretendono che la dignità sia calpestata sino all’indicibile.
A questo punto si torna ai
meccanismi sopra descritti, quelli sugli internamenti.
Nessuna gentilezza autentica,
nessuna sana educazione, nessuna bontà vengono presi per quello che sono,
perché fatti oggetto di scherno, addirittura di maltrattamenti, di rovine
totali perpetrate con l’aiuto della società.
Capiamo bene allora quanto
grande e potente sia il contributo sociale apportato alle situazioni che ci
riguardano.
Il malcapitato non soltanto
viene fatto zimbello perché non riconosciuto per i suoi meriti oggettivi, per i
suoi impegni personali, per i suoi tentativi di comprensione, ma viene girato
in un circolo (questo sì vizioso) che lo cancellano dalla faccia della terra e
chi non ha nemmeno i soldi sufficienti per curarsi ricorrendo agli psichiatri,
può soltanto auspicare di morire, il più santamente possibile (sempre che creda
nella santità ).
Attenzione : questi miei
personali pensieri non sono mai stati comunicati ad alcuno al di fuori di
consulti psichiatrici, perché – si capisce – nessuno parla di codeste cose. In
caso ne parlasse verrebbe isolato prima ancora di nascere….. per così dire.
E’ per questa ragione che non
comprendo il mio isolamento, gli unici dialoghi si sono svolti soltanto in uno
studio psichiatrico.
Evidentemente le mie
supposizioni sul progresso scientifico di cui si giova ( chiamiamole intercettazioni ambientali ) sono assai più
particolari di quanto immaginassi.
La prova di queste
intercettazioni, così anomale, non c’è , ma il mio isolamento dimostra che
esiste una specie di connessione mentale tra uomini di tutti i tipi, che spiega
tutte le nefandezze compiute da questa mafia. Se così non fosse, sarei affetta
da delirio grave e allora non mi resterebbe che pensare altrimenti e chiedere
perdono a Dio per le mie fantasie.
In ogni caso non ad una mafia
che pretenda scuse anziché scusarsi di tanto, scusarsi dell’indescrivibile rasentando il ridicolo.
Non è possibile che non abbia
mai – e sottolineo mai - potuto nella mia vita telefonare utilmente o che qualcuno mi sia rimasto amica o
compagna sino ad oggi.
Non è possibile che questa mafia
pretenda che le venga richiesto il diritto a fare le pulizie casalinghe. Persino
lavare i piatti o spazzare il pavimento diventa un ‘impresa, usare le pezze
aspirapolvere è vietato perché la tachicardia insieme al senso di
strangolamento arrivano a vertici di voragini. Il viso in una smorfia di dolore
viene costretto ad accennare una risatina.
Ed io ripenso a quando mia mamma
mi dice: “ figlia mia, fino a quando ci sarò io non preoccuparti, penso io a
pulire “. Ciò almeno in Sicilia, ………….., ma poiché ora vivo miracolosamente in Veneto devo
provvedere da me fin quando sarà possibile.
Questa e altre incomprensibili
realtà ho provato a meditarle senza successo, senza potere riscuotere alcuna
prova circa la verità nascosta negli operati del mio prossimo che vedo libero
di agire, di muoversi, di respirare, prossimo che, secondo questa mafia,
sarebbe più intelligente di me e quindi disporrebbe del diritto alla vita
normale.
Ogni spirito di rassegnazione
viene privato di serenità, perché altrimenti è trasformato in ragione di
critica da parte del prossimo oltre che
da parte dei mafiosi delle allucinazioni.
Viceversa ogni legittima
reazione di giustizia viene spenta con le mortificazioni, quasi che quanto
detto debba essere sottomesso ai voleri degli altri, degli estranei, dei
colleghi o ancora dei mafiosi delle allucinazioni.
Non che io abbia alimentato mai
una particolare curiosità sui fatti altrui, dal momento che mia ferma idea è
che ciascun uomo debba occuparsi dei fatti propri e di quelli sociali, non dei
fatti personali altrui. Purtroppo questa mia dote anziché ricevere
apprezzamento è stata sempre oggetto di scherno o comunque sminuita.
Sicché il mio mondo è stato un
mondo sempre nero o grigio, non curato da alcuna amicizia né conoscenza, né
duratura, né temporanea.
Sicché posso dire con serena
certezza che l’unica a dover ringraziare sono: me stessa, mia madre e la mia
fede ( cattolica ).
Mia madre non ha alcuna colpa
per avermi messo al mondo, dal momento che è una mite persona, una persona
semplice e buona che non ha nulla da rimproverarsi anche se la mia vita è molto
buia,è stata sempre molto buia e probabilmente lo sarà anche in futuro, cioè
priva di qualsiasi stimolo, di qualsiasi gratificazione, di qualsiasi luce
umana.
Lo sconforto mi è d’obbligo
perché nessun cambiamento o miglioramento della mia attuale situazione è alle
porte. Anzi ! La strada pare ancora lunga !
Mi si perdoni la tendenza alle
digressioni dal nostro tema principale che vorrei affrontare con serenità, con
un punto di vista più generale che particolare, sempre che – si intende – le
mie tesi siano date per vere, altrimenti parrebbe tutto un castello di carte e
la società avrebbe ancora una volta commesso l’ennesimo delitto, l’ennesimo
sacrificio.
Ho notato che l’istigazione
all’autolicenziamento, ovvero alle dimissioni dal lavoro rappresentano un altro
escamotage di cui la cosiddetta cupola ed i clan si giovano per gettare nella povertà
più assoluta chi sta loro antipatico.
Lo strangolamento, ovvero un
senso di strangolamento perenne, sino anche nel mio caso a raggiungere senza
sosta l’intero anno e intere notti private del legittimo sonno, i dolori fisici
che provocano sino all’inverosimile una specie di agonia che non conta più i
suoi giorni, talmente sono tanti i dolori di tutti i tipi che provocano, in un
tempo che non ricorda più se stesso, dolori che vengono ben simulati, perché se
la vittima ne parla il giorno dopo in ufficio dicendo di avere passato la notte
insonne, nessuno dei presenti capirà il livello del dolore e, se anche dovesse
trovare un minimo di riscontro, le minacce poste per intercettazioni ( o allucinazioni ) si moltiplicano con
frasi forsennate tipo “ te le diamo con il legno” e nello stesso tempo con il
ripetuto nuovo processo di dolori,
dallo strangolamento che lascia viva la persona, ma priva di qualsiasi forza,
di qualsiasi energia, alle emicranie che fanno venire un sonno stranissimo, di
tal natura che bisogna stare necessariamente seduti guardando un punto fisso,
disperso nel vuoto, con l’udito completamente annullato, con il linguaggio
completamente mozzato perché diventa impossibile parlare, con il senso del
tatto nelle mani completamente trasformato a tal punto che diventa impossibile
toccare anche un mouse di computer.
In pratica agli sproloqui
mentali seguono momenti in cui viene l’istinto fortissimo a parlare mentalmente
di nuovo e, contemporaneamente, per lo svilimento di ogni forza diventa
impossibile parlare. La conseguenza è l’annientamento della dignità.
Tutti questi disturbi vengono
messi in atto contemporaneamente e lo stato di invalidità raggiunge livelli di
crudeltà hitleriana o staliniana o di quant’altro di orrore sia stato commesso
nella storia e narrato da voci evidentemente rimaste inascoltate.
Potrei definire questo
trattamento di tortura come istigazione al suicidio perché la contemporaneità
dei disturbi è di gravità inaudita ed incancellabile. Tuttavia
l’incancellabilità oggettiva della gravità viene fatta oggetto di
patteggiamento con la vittima, costretta ad attuare meccanismi di difesa per
evitare di indursi al suicidio e per evitare ( cosa ancora più terribile ) i
suicidi simulati ovvero gli omicidi fatti passare per suicidio. Non occorre
stupirsi dal momento che questa mafia sembra fare patti con tutti e mostra
trasparenza soltanto quando lo decide Lei.
Sono parecchi gli omicidi commessi
dalla mafia fatti passare per suicidi, i quali sono rimasti privati di
qualunque tipo di morale, colpevoli di avere parlato e sostenuto la propria
opinione sino alla fine.
La volontà della vittima viene
trasformata in una macchinetta che va con la 6° marcia, ossia a velocità
altissima, e i meccanismi difensivi sono tutti molto individuali, rapportati
certamente alla quantità che si ha di vivere.
Quando la vittima esterna una
scarsa voglia di vita, perché satura o meglio indotta all’estenuante
esasperazione, la mafia se ne approfitta per simulare un suicidio, ossia per
depistare le indagini facendo passare il proprio delitto per altra cosa.
La gravità di tutto quanto
narrato fa molto male a parecchie persone di questa società che non vedono con
chi hanno a che fare quando accettano di portare sino alla fine dei loro
giorni una convivenza di tipo mafioso.
Il continuo rimpallo di
responsabilità sarà perennemente il piatto preferito cui la mafia ricorrerà per
trovare la sua scappatoia.
Un buon punto di partenza per
evitare che trovi scappatoie è quello di evitare i rimbalzi di responsabilità.
Se è vero che è tanto potente da
usare occulta persuasione su cosa sia meglio e cosa non sia meglio fare, non si
possono fare sonni tranquilli perché il “dover essere o fare” cui la vittima
tenderà è costantemente tagliato con tutte le manipolazioni possibili e inimmaginabili.
Le mentalità di nonnismo
militare, di rappresaglia, di ricatti, soprusi, di violenza, di padrone
protettore che la mafia tramanda, possono essere intese solo da pochi
intenditori, non da tutte le loro vittime costrette a negare spesso di avere
subito i chiodi di Dio attraverso veri lavaggi del cervello, torture cinesi, di
cui soltanto in certo cinema di fantascienza si sente parlare.
Impostare un’ analisi risulta
difficile perché ogni tipo di educazione sembra essere annullata da qualunque
atteggiamento positivo.
L’unica cosa che la vittima deve
fare secondo questa mafia è ossessionarsi, altrimenti tutti i disturbi da essa
arrecati vengono moltiplicati.
Ogni atteggiamento positivo viene scambiato per debolezza, la voglia di
vita della vittima desta un ‘antipatia malvagia, il desiderio di progettazione
nella vita della vittima viene completamente tagliato, la naturale tendenza
alla bontà e alla felicità sono considerati disgustosamente quasi fossero
delitti da scontare anziché virtù da esaltare, da elogiare, da gratificare….
Questa è stata la caratteristica
della mia esperienza : il mio atteggiamento felice in mezzo alle piaghe delle
loro ossessioni è stato preso a schiaffi, a pedate, a testate. La reazione
positiva viene continuamente calpestata di modo che la vittima può salvarsi
soltanto per miracolo.
Viene in tutta evidenza la
malattia mentale della mafia, che ha in odio tutti coloro che non la tollerano
se non attraverso un senso di civile educazione che dà il “ Buongiorno” a
tutti, che cioè non nega il saluto a nessuno, nemmeno a Caino. Ma il Caino della mafia non sopporta di essere salutato una volta che lo si è identificato.
Purtroppo, quindi, questo
atteggiamento educato viene preso d’assalto, sempre, senza sosta, con minacce
allucinanti, persino con quella dell’inculamento.
Scusando il termine volgare, che
però è l’unico a rendere il senso di quanto detto, i colpi bassi della mafia
anche verso il sesso femminile non si contano più.
La mafia non guarda in faccia
nessuno : se è colta da raptus non c’è come arrestarla, non c’ è come dirle “
quanto essa sia poveraccia nel suo potere immenso “, non c’ è come farle
intendere la distinzione tra bene e
male, perché questa distinzione è una prerogativa di pochi salvati.
Il senso di educazione viene scambiato
per debolezza e questa mafia diventa infernale perché non tollera la debolezza.
Costringe la vittima a parlare
linguaggi anomali perché finisca seriamente internato e se non li parla dice
che il suo Dna è inferiore alla media, che la vittima non sa parlare i linguaggi
da essa stessa inventati solo per legittima difesa.
Se la vittima è gentile con
coloro che la circondano questa mafia diventa più che infernale, inducendo sensazioni
storpiate ripetute (in un sol giorno) una serie innumerabile di volte.
E’questo il meccanismo
dell’istigazione all’esaurimento nervoso, all’ assunzione di psicofarmaci e infine
all’istigazione al suicidio, fatto passare per tale anziché per delitto doloso
con aggravanti che nemmeno un codice penale può disciplinare.
L’aggravante della crudeltà, al
pari delle strane intercettazioni criminali, non è provabile.
Mi dicono ( nelle intercettazioni
denominate dagli psichiatri allucinazioni ) di non sopportare quelli che vivono
liberamente, di non sopportare le gambine scoperte sino al ginocchio, cioè le
gonne al ginocchio quando le gambe sono carine, di non sopportare nemmeno l’uso
dei sandali se i piedi sono belli, di non sopportare le braccia sinuose e
snelle, di non sopportare corpi longilinei.
Ho la sensazione che questi
criminali dispongano di un progresso elettronico per l’ingrassamento o per il
dimagrimento.
Successivamente sconfessano
quanto dicono sostenendo l’esatto contrario.
Infatti non sopportano la
vittima nemmeno se fa uso di Jeans o di pantaloni larghi.
La sensazione, imposta nella
vittima, di continuo stupro di tutti gli organi genitali, è la costante delle
loro pervertite ossessioni e
persecuzioni.
Quando la società ha negato
l’esistenza di questi malvagi, gli psichiatri li hanno indirettamente sostenuti
ed i manicomi si sono riempiti anche di
innocenti relegati alla totale pazzia, mentre di altre persone non rinchiuse
nessuno ha saputo più nulla, quasi si fossero volatilizzate.
La digressione biografica muove
da quanto questa mafia corrotta sta “ora” operando per impedirmi di scrivere
che cosa combina.
E’ come se disponesse di uno
scellerato progresso assimilabile ad un vocabolario di lingua e ad un vocabolario
di sinonimi e contrari, ad un programma sulle volontà che vengono annichilite,
ad un programma sulle malattie, allo scopo di depistare la scienza stessa che
sicuramente ha creato questi programmi per fini positivi non per distruggere
l’uomo.
Le volontà delle vittime vengono
mortificate ed insultate sino all’esaurimento: ciò quanto meno è quanto accade
a chi non vuol perdere la propria volontà buona, ottimista, saggia e soprattutto
a chi non è nevrotico al pari di un criminale mafioso.
E anziché ammettere questa
verità la mafia dice che la vittima non aveva sufficiente intelligenza per
superare la selezione, per capire il processo selettivo che opera in base a
tutti gli orientamenti dei cittadini.
Succede che la vittima viene
soppressa in seno ad un prossimo che non rinuncia ai propri pensieri maligni,
alle proprie meschinità, alla proprie convinzioni consentendo così la
soppressione, lo strangolamento, lo strozzamento della persona mirata.
Questa situazione è
inaccettabile perché non si può provare nulla.
Addirittura questa mafia
disporrebbe di un programma sui linguaggi osceni, sino ad atterrire qualsiasi
etica, anche la più malvagia, la più corrotta, la più spregiudicata e
disonesta. Frasi indotte nella testa con una specie di trapianto.
Contemporaneamente mettono in
atto minacce, soprattutto nel mio caso dicendo “ Muore tua madre”, ripetuta da
10 anni ossessivamente, senza alcun bieco rispetto per una santa donna che ha
vissuto all’insegna della massima semplicità, del nulla fatto però luce e
tramandato negli insegnamenti saggi e
prudenti, momento per momento, senza sosta tanto quanto è durata l’ ossessiva
presenza della mafia nella mia vita.
Col senno del dopo ho compreso
che questa mafia mi segue inspiegabilmente e instancabilmente da quando ero
piccina, sotto i 10 anni di età, età intorno alla quale mi accadevano
mentalmente cose stranissime e indescrivibili che afferravano la mia mente
piantandole dentro truppe di eserciti che marciavano ossessivamente, battendo
fortemente i piedi, ed altre esperienze insensate che mi facevano molto
soffrire.
Il pianto è anch’ esso
telecomandato ed in ogni caso non è giovato mai a cacciarli via, nemmeno quando
persino il Creatore secondo me si è commosso.
La malvagità, in sintesi, è il
segreto che attraversa tutta la mafia
che è un agglomerato di patologie trasferite nel soggetto estraneo reso
ammalato ed internato, privato del sonno mentre una sorta di strangolamento
avvolge tutto il corpo in una morsa serpentina da cui è impossibile
divincolarsi, in uno stato agonizzante di tipo pre-mortuario, anche se la
chimica cerebrale sembra suggerire che non è ancora arrivato il momento della
morte.
Questa tesi ovviamente non è da
essi ammessa perché dice “ Dovete provare “ e aggiunge “ Vogliamo vedere chi ti
seppellisce”, “ Stai attenta che ti seppelliamo viva “ , anche questa frase da
brivido ripetuta sino all’inverosimile mentre contemporaneamente ( da 10 anni )
gola, pancia, testa, schiena, ossa, bocca sono fatti oggetto di stupri senza
sosta, di frustrate psicologiche, di violenze inaudite.
La mafia inoltre ama creare
effetti speciali, imbastendo di continue bugie la realtà quotidiana.
Ogni volta che vado in Chiesa
soffro le pene dell’inferno. Impossibile esercitare la libertà religiosa.
Questa mafia vorrebbe che supplicassi i santi persino per guardare un film o il
tg stesso.
Decide l’ora del sonno, che può
oscillare da 1 ora per notte a 12 ore senza alcun ordine. Non credo che il
sonno disordinato sia un indice di malattia mentale, ma tale mafia vorrebbe che
lo diventasse.
Nessuna importante e
intelligente preghiera viene rispettata e anche dopo che spengo la televisione
gli insulti e gli stravolgimenti di pensiero che subisco sono inintelligibili
ad orecchie umane. Hanno il potere di trapiantare nel cervello parole o dubbi
che non gli appartengono, come per esempio quel potere che si concretizza nel
conseguire il martirio della vittima. Come si chiama, infatti, se non martirio,
quello consistente nell’indurre la vittima a pensare che il martirio è cosa
giusta? Tutto ciò mi pare pazzia, demenza pura. Qualunque cosa mi impegni a
fare mi viene resa impossibile.
L’unica preghiera che pretende è
quella stupida, ripetitiva, piena di incongruenze ( almeno secondo il punto di
vista di chi le proferisce ) aventi come unico scopo la sottomissione agli
altri, che possono identificarsi in estranei, come anche in parenti o in
genitori.
La gravità è tale che nessuno
può esimersi dal vedere in essa il demonio fattosi carne, che sceglie
consapevolmente di commettere malvagità in piena libertà di arbitrio, libertà
esercitata male perché vuole stracomandare oppure ottenere patti criminali la
cui valenza non viene vista, riconosciuta come crimine da tutti.
Non è possibile riprendere un
analisi, che fuoriesca dal vissuto biografico, perché non permesso.
Si conclude che tra le mille
ossessioni che i 3 interlocutori delle mie allucinazioni hanno c’ è la seguente:
“ tutti faranno figli, devono fare figli, non ce ne andiamo, dobbiamo avere i
bimbi, eri la signorina, non avrai mai niente, “ non vogliamo i tuoi figli, non
vogliono i tuoi figli “ “ E’ il Presidente ( che vuole così ) altrimenti
ammazziamo tua madre “ “ Devi orare, devi fare pompini” , vogliamo che scopi” “
te ne diamo un altro”, “ nessuno ti vuole “ “ non avrai mai più nessuno” .
Frasi oscene che quotidianamente rappresentano lavaggi del cervello che hanno
un effetto devastante, perché ogni volta che parlano ( in pratica sempre ……è
incredibile ) mi sento morire come se un serpente si stesse attorcigliando per
sopprimermi, sicchè anche se ripeto a me stessa di non volere alcun compagno,
di nessun genere, non ottengo niente se non il rinnovato veleno dei tre
suddetti Caini che ricominciano ad insultarmi, a ingiuriarmi, a calpestarmi
dicendo : “ Ce lo devi ripetere tante volte che non ne vuoi “ “ Devi essere
come tua madre o come tuo padre” “ Sono gli accordi “ “ Sarai licenziata “ “
Sembri povera”. ( tutto espresso in dialetto siciliano)
Sono convinta che trattasi di una
mafia che tra le altre cose può indurre alla prostituzione per mancanza di
qualunque via di uscita.
“ Sarete due dementi “( il
riferimento corre a mio fratello ) .
Mentre tento disperatamente di mettere il pigiama, dicono “ Non
devi respirare”. Altrettanto accadrà domani mattina quando con fatica proverò a
vestirmi, a lavarmi, a fare colazione, a recarmi alla Messa della Domenica, a
prepararmi il pranzo, a fare le pulizie.
Ringraziando per la gentile attenzione
Cordiali saluti
….., 05.06.2008