AVae-m 05.01.2009

GLI  INTERNATI

Contributo anonimo di una Vittima Donna (non ancora caso censito) di torture tecnologiche-elettroniche-mentali,

diretto alla nostra Associazione ed alle altre Vittime e persone sensibili

(Come per tutti i contributi personali nei nostri siti, fare attenzione

NON è possibile pubblicare questo contributo senza il ns.consenso che chiederemo all’autrice grazie)

 

 

Quello trattato oggi sarà un tema per gli addetti al lavoro.

L’internamento nei tempi attuali consegue come misura di sicurezza alla commissione di certi delitti ed è commisurata alla personalità socialmente pericolosa dei dichiarati rei.

Il tema è di grossa importanza perché molti sono purtroppo gli errori giudiziari che conducono veri e propri innocenti nelle strutture di internamento.

Di queste strutture nessuno pare preoccuparsi.

I degradanti trattamenti a base di potenti psicofarmaci e di soppressione della dignità cui vengono sottoposti questi poveri sventurati dimenticati da tutti non sono mai abbastanza denunziati nemmeno dagli addetti al lavoro.

Il sistema della criminalità organizzata  interagendo con quello dello Stato invia allo sfacelo quelli che considera come elementi disturbatori o quelli che non interessa nessuno salvare dal loro orribile destino.

Accade perciò che perseguitati dalla malavita, in un continuo giro di induzione ai reati, anche le persone più quiete e pacate possano ritrovarsi del tutto rovinate, distrutte nella loro personalità perché portatori di idee sane circa l’intendimento della propria libertà.

Nei casi che l’opinione pubblica definisce più fortunati, queste persone anziché venire manipolate e spedite nelle strutture in questione sono relegate al totale isolamento e alla più completa emarginazione, senza alcuno sbocco perché la malavita osa governare la vita intera di certi quartieri e paesi, sostenendo di stipulare accordi che soddisfano tutti.

Rammento una vicina del mio quartiere morta molto vecchia, da tutti dichiarata pazza perché reclusa in casa per tutta la sua vita, vista acida e bigotta. Tuttavia, mi capitò una volta di parlarle casualmente, ed io ebbi tutt’altra impressione, e cioè che fosse una persona molto dolce. Perciò mi decisi di andare al suo funerale di cui si occupò l’unico nipote in salute che aveva. Un altro suo nipote, infatti, ammalatosi di demenza all’età di 20 anni, morì con un infarto a circa 45 anni anni, mentre l’altra sua nipote vive attualmente reclusa in casa come la zia, disoccupata, ma nessuno di lei dice che è schizofrenica

Nessuno dei cittadini si è mai ribellato all’asserzione circa l’esistenza di patti sotterranei con la mafia,  e, sia pure più tacitamente che espressamente, intere famiglie sono state estinte nella maniera più trasparente e paradossale possibile, ossia sotto le orecchie e gli occhi di tutti, che non hanno voluto intendere e vedere ciò che si commetteva.

Mi pare di intuire che l’annientamento dei valori etici umani è stato assai più calpestato perché le vittime non hanno mai potuto difendersi, in quanto che nel momento in cui hanno provato a farlo sono state recise con le tecniche dell’orrore, ossia con gli internamenti eseguiti con tutte le modalità possibili, prima con i manicomi e poi con gli errori giudiziari che portavano agli ospedali psichiatrici giudiziari, oppure con l’omertà della società che conduceva all’emarginazione gli ultimi sopravissuti dei nuclei familiari posti nel mirino di queste mafie terroristiche.

Nemmeno il pietismo è stato bastevole per salvare uno di questi sventurati. Molto probabilmente nessuno ha voluto fare nulla.

La tesi secondo cui la società non può fare a meno di essere favorita dalla mafia se non attraverso atteggiamenti omertosi e indiretti omicidi consistiti nella mancanza di soccorso alle vittime, non deve meravigliare, perché in sé contiene parecchia verità.

Pensare che non tutte le mafie e i terrorismi sono uguali non giova a nulla per il discorso in questione, dal momento che le imposte prepotenze e gli imposti patti hanno condotto a queste nefandezze.

Ancora oggi nessuno parla delle tecniche dell’orrore di cui si avvale l’organizzazione criminale per sopprimere le vittime relegate agli internamenti.

Proverò a illustrarle io, diretta interessata alla questione perché da 10 anni patisco le cosiddette allucinazioni uditive e olfattive, per le quali però ho provato a sporgere denuncia penale presso gli uffici di polizia e carabinieri. Inutilmente si intende, perché – sebbene per me si trattasse di particolari intercettazioni – ho trovato impedimenti ed  ogni ostruzionismo possibile sino a venire accusata dell’inesistente, cioè di resistenza  a pubblico ufficiale ( mai messa in atto ).

Parlerò degli effetti orribili di queste allucinazioni: l’induzione a sensi di colpa sino allo schiacciamento della dignità, la pretesa ripetizione di frasi come : “ chiedo scusa” oppure semplicemente “ scusa” o ancora  “ E’ colpa mia “, frasi ripetute dalla vittima ( io ) sino all’inverosimile, e, quindi, tanto più inammissibili perché non c’era oggettivamente da indurre alcun senso di colpa e nessuna richiesta di scusa.

Ricordo poi altri meccanismi di elaborazione più moderni, quali quelli che inducono la persona a parlare continuamente da sola ( mentalmente o addirittura a voce alta)  perché spieghi chiaramente ciò che vuol dire, anche questo meccanismo ripetuto sino all’inverosimile, oppure l’induzione a sensazioni definibili spastiche, storpiate, anche queste continuamente fatte oggetto di perenne occupazione della vita quotidiana, sensazioni spesso maligne delle quali – ho potuto constatare - le cosiddette persone normali vanno quasi orgogliose, mentre i malcapitati devono tradurre il loro significato, perché in caso contrario corrono il rischio di un inculamento, venendo inchiodati attraverso la colpevolizzazione tradotta in investigazioni di polizia per reati veri e propri, oppure attraverso il licenziamento dal  posto di lavoro per la folle gerarchia imposta dal datore di lavoro o dal dirigente di turno.

I meccanismi in realtà non si contano nemmeno, essendo rapportabili ai vizi dell’uomo che è stato in grado di crearli e poi metterli in atto.

Vittima io costretta a subire lavaggi del cervello ripetendo ossessivamente in mente “Porco preside” ( molte volte al giorno e sempre contro la mia volontà ) o altre parolacce disgustose con conseguente decisione personale di  affidarmi a  cure psichiatriche incentrate sui motivi per cui una che non ce l’ha con tutto il mondo deve essere fatta passare ad ogni costo per quello che non è.

Oppure al contrario lavaggi del cervello per istigarmi ad insultare il collega di lavoro ( sempre contro la mia volontà dal momento che odio gli insulti ).

Ho pensato di avere a che fare con una specie di progresso tecnologico usato per spazzare chi dà noie, chi si fa fautore di valori universali da intendere rettamente.

In questa battaglia mi pare di capire che non soltanto i giusti e i miti sono stati soppressi, ma anche i più nevrotici e iracondi, egoisti e privi di una corretta visione della società e del mondo.

I primi sono stati travolti e internati  sotto la scusa di un Dna evidentemente inferiore alla media, stessa scusa usata anche per gli altri, con l’aggiunta però che l’indotta malattia aveva radici nella natura genetica particolarmente violenta anziché protesa alla mitezza.

Sicchè una società forse piena di superbie è venuta ad emergere in seno all’omertà stessa, per trovare giustificazioni agli internamenti, giustificazioni che andassero bene per tutti.

Senza uno spirito rivoluzionario di massa in difesa non solo del diritto al cibo, ma anche a quello della serenità, che si traduce in  felicità per tutti i miti di questo mondo, non sarà possibile sviscerare alcunché, ed avanzare civilmente verso la realizzazione di un’esistenza libera e dignitosa.

E adesso avanzo una tesi fantascientifica che probabilmente non verrà condivisa da nessuno e per codesta ragione non l’ho mai esposta : senza la chiara ammissione di avere a che fare con una criminalità che è del tutto forsennata perché attua in misura spregevole una serie innumerevole e soprattutto contemporanea di disturbi verso gli stessi soggetti, non si può pretendere che chi faccia patti con essa non sia colpevole altrettanto.

Perché non constatare che è inutile negare questi patti sotto la scusa dell’ignorante comprensione di che cosa essi siano, di che cosa si tratti ?

Le strutture di internamento dovrebbero riguardare soltanto i criminali, i recidivi, che non dovrebbero essere soccorsi da alcun linguaggio ( normale o patologico od ossessivo che sia ).

Pare infatti  che dei linguaggi ossessivi si servano per proliferare.

C’è da domandarsi se esiste una ragione che possa giustificare il sacrificio di persone normali o comunque non assassine !

Ho l’impressione che bambini di persone normali e oneste vengano al mondo con un destino già deciso, come se questi figli si potessero paragonare ai figli dell’orrore, ai figli della demenza, ai figli di un Berrnardo Provenzano, di un Reina e dei loro amici della cupola!

Nessuna via, nessuna strada diventa praticabile per liberare la propria esistenza dalle loro ossessioni, dalle loro persecuzioni. Vogliono infatti sapere ad ogni costo “ dova va la testa, dove va la mente di ogni uomo”, il che in pratica significa che ogni mente viene controllata per essere soppressa quando desta noia, ossia disturbo al traffico criminale.

E’ per questa ragione che ogni buona volontà viene deturpata dei suoi pregiati contenuti per essere relegata ad una vita infernale.

Ciò che non verrà mai ammesso, se non in brevi occasioni che sono parentesi incidentali a commento di alcune morti rese solenni per le eclatanti modalità usate per eliminare i testimoni del dovere che non fanno rumore.

A mio parere nessuno che svolga il proprio dovere fa rumore, ma evidentemente il crimine è di diverso parere.

Non ci vuole una grossa meditazione per ritenere che le uniche menti da controllare sono esclusivamente quelle degli assassini, degli incarnatori di vizi diabolici che non vogliono pentirsi dei propri misfatti. Dunque le strutture di internamento dovrebbero esistere solo per infilarvici questi soggetti che consentono la libertà di parola soltanto per seminare ulteriori odi, invidie e depistaggi.

Se  la libertà di parola venisse soppressa insieme a quella di difesa, verrebbe eliminata ogni parvenza democratica degli attuali Stati che si reggono sulla tutela delle libertà.

A nessuno ovviamente interessa tornare ai tempi del dittatore bellico, nemmeno ai criminali mafiosi che hanno tutto l’interesse di far parlare chiunque, affinché la verità su quanto li riguarda sia deturpata, alterata, sviata, sporcata, calpestata, frantumata a pezzi, con un’azione simile a quella violenza provocata dai terremoti alla natura stessa che li origina.

Persone vittime di un sistema criminale che li costringe a rammentare 100, 200 volte al giorno la violenza psicologia o fisica che hanno patito nella propria esistenza, e, attraverso tale via, costrette o al suicidio, o a diventare ulteriori criminali della catena, o a dimenticare velocemente quanto sofferto, e trasformate in pecore Dolly, quasi come venissero geneticamente clonate.

“La calma è la virtù dei forti” : mi sembra che questo motto non piaccia a tutte le dittature mafiose del mondo che deprimono ogni merito, ogni positivo stimolo, ogni interesse alla vita, inducendo alla depressione chi non si spegne o al contrario chi decide di fermarsi in questa bieca lotta per la civiltà.

Ebbene sì : anche chi decide di non opporre più resistenza alcuna, viene fatto oggetto di estenuanti e altalenanti diatribe su chi debba essere il capro espiatorio di turno da soffocare, da controbattere, da immolare.

Questo scritto, come detto,  ha sapore biografico e vorrebbe essere testimonianza per quanti ancora si rifiutano di comprendere che nessun posto può essere giusto se assegnato in mezzo alle urla di disperazione di tanti poveracci emarginati in pratica da tutti.

Le mafie di ogni luogo si servono delle proprie ossessioni per trapiantarle nella mente di questi sventurati e, in un infinito giro di minacce accompagnate da un progresso tecnologico di cui nessuno parla, compiono lo sterminio.

Uno sterminio che è prodotto di coercizioni, di torture, di imposizioni, di cancellazione della respirazione, di provocazioni di dolori fisici e mentali senza sosta, quasi che la dannazione da cui i fautori delle mafie sono compenetrati debbano essere trasferite ad ogni costo nella mente delle vittime.

Questo meccanismo è stato quello che ha portato al degrado totale dei manicomi tutti coloro che ci stavano dentro e nessuno ha voluto vedere questa verità.

Dicono “ ti dobbiamo vedere dannata, altrimenti non ce ne andiamo”. Quanto dicono nelle cosiddette allucinazioni è una falsità totale, dal momento che mi dannano 24 ore su 24 da 10 anni e ancora oggi sono dentro la mia mente.

Devo dire però che mi sento perseguitata da almeno 22 anni.

Come si apprende dai pochissimi documentari televisivi, che ho avuto la fortuna di guardare intorno ai miei 20 anni di età ( oggi ne ho XX ),  i più fortunati sono usciti anche dopo 40 anni o 50 anni dagli ex manicomi, ma soltanto un Demonio potrebbe affermare che questi numeri non vogliano significare il genocidio compiuto con l’aiuto di tutti.

Purtuttavia devo constatare che soltanto chi dal di dentro vive le medesime problematiche può notare di che cosa si sta parlando.

Le dignità uccise insieme a qualunque diritto di discolpa, di innocenza, di quiete, di mitezza e di umiltà, sono le caratteristiche che hanno ucciso insieme alla giustizia le vite di questi uomini e di queste donne internate perché non simpatiche alla malavita, colpevoli  esclusivamente  di non condividere un sistema criminale.

Le numerose malattie mentali dei clan mafiosi sono state trasferite in molti vissuti trasformando i destini di coloro che non volevano macchiarsi in porte verso l’inferno, quasi che la commissione del delitto non fosse evitabile per alcuni ma soltanto per altri, cioè per gli omertosi e i fifoni.

Coloro che si sono trovate tutte le porte chiuse sono coloro che sono stati emarginati da un intera società.

Anche se probabilmente non sono la prima donna a parlare di questi delitti, sarebbe opportuno ricordare con quali gravissime minacce questi clan si impongono alla mia mente, mandandomi dagli psichiatri ( sinora una decina ) e internandomi in casa, relegandomi al pietismo popolare per soddisfare forse soltanto il diritto alla sepoltura.

Frasi come “ vedi chi ti seppellisce” che si traduce nella frase “ preoccupati di chi ti seppellirà “ ripetuta per parecchi anni, oppure “ te le diamo con il legno “ , che vuol dire “ continuiamo a percuoterti se continui a parlare”, oppure “ sarai murata viva “ che sinceramente è una intraducibile frase, talmente tanti e gravi sono i suoi possibili significati, ebbene queste tre frasi sono esemplificative per comprendere la natura delittuosa e dannata di questi clan mafiosi o di altre organizzazioni criminali che le si affiliano.

Nessuno parla del patto di dannazione che le caratterizza, quasi come la visione del demonio dannato che impersonano non debba essere riconosciuta da tutti ma soltanto da determinate persone, quelle perseguitate, affinché si ossessionino sempre di più attraverso l’immagine data in pasto, l’immagine che più fa loro comodo.

Perché niente è mai cambiato per quanto riguarda la cancellazione di ingiustizie così palesi?

Perché le testimonianze non sono state attentamente prese in considerazione, non sono state valorizzate, non sono state comprese, in sintesi non sono piaciute agli amici politici dei clan.

Di certo si può suggerire agli addetti al settore di evitare di mietere un numero eccessivo di vittime, dichiarandole tutt’ oggi schizofreniche .

Come non conviene alla mafie aumentare il numero dei perseguitati con tecniche di cui nessuno discorre, perché ci sarebbe il rischio che la verità salti a galla, cioè sia vista realmente, così altrettanto non conviene nemmeno agli addetti al settore patteggiare indirettamente con tale crimine lasciando i perseguitati al loro disperato destino, in quanto ciò rappresenterebbe un fallimento non soltanto personale ma anche sociale.

Ciò infatti vorrebbe dire che nessuno Stato è in grado di imporsi legalmente, di combattere le prepotenze in tutte le sue forme, in tutti i suoi misfatti, in tutti i suoi corrotti addetti.

Lasciamo perdere i discorsi sulle anime e consideriamo la prospettiva etica, che è l’unica a poter essere fatta oggetto di dialogo, di analisi, di comprensione.

Lasciamo perdere la diatriba sui Dna, lasciamo perdere gli ossessivi paragoni tra le intelligenze di serie A e quelle di serie B, dal momento che nessun dubbio può esserci nel fatto che il criminale mafioso sia per definizione un intelligente di serie B, che riserva pene atroci alla vittima ora perché non si riconosce come malato mentale, ora perché vi si riconosce ma non vuol omaggiarla né tanto meno chiederle scusa, contrariamente a quanto ancora oggi nel 2008 egli pretende malgrado le stragi compiute .

Anche mio fratello, infatti, è stato dichiarato schizofrenico da minorenne  ( oggi ne ha XX ) con un tragitto molto simile al mio, ma a differenza di me non può lavorare perché totalmente invalido.

Tuttavia il suo diritto alla pensione al 100% non viene riconosciuto perché questa mafia, nei deliri delle intercettazioni, dice che è inutile agire per l’ottenimento del 100 % ( attualmente gode dell’ 81% ) perché senza amici in Commissione nessuno dà nulla.

Sarebbe opportuno dunque che gli addetti ai settori interessati parlassero dei criminali che hanno internato ingiustamente moltissime persone in tutto il mondo, sottolineando la malattia mentale del crimine.

Un crimine che si arroga il potere di decidere persino che cosa sia l’etica, sporcando questa parola con le feci dell’ uso delle proprie armi elettroniche e non, che riserva la pallottola dell’orrore definita dell’onore a chi non è stato reso invalido mentalmente, che toglie in verità la libertà di parola quando viene smascherata e quando nessuna immagine chimica (sia pure momentanea )può più restituirle nulla, se non quello che le appartiene : l’orrore di un’organizzazione che non capisce più nemmeno se stessa quando crea sfaceli a catena che gli si ripercuotono contro, con effetto boomerang, e che tuttavia è inarrestabile perché la malvagità di cui si ciba è eterna, senza alcun tempo, senza alcun confine, senza alcuna possibilità di uscita se non la ripetizione di tutto quanto essi hanno fatto soffrire alle povere vittime.

L’induzione coatta alla ripetizione patologica nella testa della vittima di frasi, parole o quant’altro, a mio parere rappresenta il principale sintomo della malattia mentale criminale perché indotta criminalmente.

Dubito che i mandanti delle cupole soffrano questo sintomo perché altrimenti non avrebbero mai potuto sedere posti di rilevo, di prestigio. Tuttavia è da ipotizzare che amino ritornare ripetutamente ( con scansioni temporali anche lontane ) su quelle che ritengano essere le proprie tesi poste a sostegno delle proprie ragioni e che facciano di tutto, che si servano di un tempo senza tempo, interminabile, per dire a tutti prima o poi : “ Vedete che avevamo ragione? “.

Il tempo quindi è uno strumento che serve ad essi per convincere che erano i migliori o che comunque non erano poi così criminali, così pezzenti, così poco lucidi secondo le accuse ricevute.

Forse non si tratta di uno scopo ben mirato, potrebbe essere perseguito anche per caso.

Ciò che si nota è che il “ dover essere “ a tale gentaglia non piace e che del caos, del disordine, del disorientamento fanno il proprio cibo quotidiano, la ricetta principale per trasformare il mondo in cui viviamo in una torta da dividere a tranci, il cui paradosso è che i poverini mangiano un piatto di pasta in più, mentre i poveracci non hanno nemmeno un tozzo di pane con cui sfamarsi ed i soliti ricchi  nuotano nello sfarzo, tramandando lussi e sfarzi di padre in figlio.

Perché un’organizzazione come la FAO-ONU si riunisce ogni anno in una Kermesse che non debella le piaghe di sempre ?

Perché dei poveri e dei vecchi emarginati dei rispettivi Paesi dell’Occidente, Paesi del Nord del mondo,  nessuno si occupa per spiegare la verità su quanto li riguarda, e cioè che sono degli internati, ammalati che stanno in piedi perché al crimine servono in piedi, perché il crimine leva di torno soltanto quelli da cui è infastidito, non certamente poveri emarginati che hanno messo al mondo figli trasformati in puttane o criminali ?

Perché coloro che hanno una fede religiosa vengono rimbecilliti e spesso estinti, con l’approvazione del compagno popolino secondo cui “ questa era la volontà di Dio evidentemente “ : non è forse questa la giustificazione cui si ricorre superficialmente in tutto il mondo?

Perché l’esistenza libera e democratica dovrebbe essere una prerogativa di coloro che hanno un DNA superiore alla media ? Quest’ultima domanda per la verità non è prodotto delle mie personali ossessioni, ma di una convinzione che i tre interlocutori delle mie allucinazioni  hanno cercato di impormi, sopra la mia incredulità.

Ancora oggi infatti faccio enorme fatica a credere che una tale realtà possa esistere ed essere perseguita dalle varie cupoline del mondo!

Perché le persone di indole più pacifica e più buona vengono sottomesse sino all’inverosimile, depistate, convinte che il mondo ha girato sempre così ?

Perché il destino dei ricchi a cui viene garantita l’esistenza libera e dignitosa, la libertà di circolazione, la libertà di associazione, la libertà di impegnarsi attivamente nei segni della solidarietà e della fratellanza, viene inscindibilmente collegato a quello dei poveracci del mondo che non hanno nulla ?

Capisco che tutte queste domande possano apparire estremamente sciocche, prodotto di ossessioni, ma, come sopra detto, sono prodotto di influenze impostemi.

La mia personale natura non si sarebbe indotta ad una tale visione semplicista delle cose, anche perché tutte quelle domande sono retoriche, contengono in sé una immediata risposta che perciò eviterò di dare.

Vi è però da osservare che anche ciò che appare imbecille o scontato merita di essere considerato e riflettuto, se non altro per dare ragione ad ogni nuova maternità e paternità, per continuare a sostenere coloro che vogliono ancora proliferare in un mondo pieno di terremoti e di sterminio, sia pure a ciclici intervalli che tutti temono.

Possiamo osservare che la visione globalizzata del mondo ce l’hanno soltanto gli studiosi o coloro che hanno cercato di far fruttare la propria cultura.

Affermato e provato che la meschinità, la cattiveria, l’invidia sono radici della delinquenza in senso lato, quindi non soltanto della criminalità specifica ma di qualunque atteggiamento e visione pervertita dell’umanità, mi si consentano talune osservazioni.

L’ammissione di una verità odiosa, quale quella che esistono creature superiori e creature inferiori, superiori ed inferiori, non dovrebbe dar vita ed eserciti militari, a conflitti per addivenire alla prova del patto di pace che segue ad ogni guerra e cioè che l’uomo inferiore necessita di essere governato.

L’ostacolo principale sta nella difficoltà di intendere correttamente le cosiddette gerarchie.

Il circolo spontaneo di idee a corredo di una retta visione sulle gerarchie non è circolo vizioso.

Il governo delle idee non deve essere prodotto di coercizioni, o di occulte persuasioni di massa realizzate attraverso cordiali elargizioni di diritti, quasi come si trattasse di privilegi.

I diritti sono diritti, non sono privilegi.

I diritti diventano privilegi quando non sono concessi a tutti gli uomini di buona volontà, a tutti coloro che li reclamano perché privi del diritto di esercizio, ma quando sono concessi soltanto ai dirigenti a loro volta governati da altri capi, ai quali devono rendere conto in qualsiasi sistema di governo.

Sembra però veramente strano che in un regime democratico retto dall’accordo di governo, espressione degli orientamenti politici di maggioranza della popolazione, si debba fare ancora uso di strani concetti della gerarchia.

Non si può oggettivamente e razionalmente sostenere che il Dna di un individuo centri con un corretto intendimento delle gerarchie.

Io ritengo che ciascun essere umano, da quando è piccolo sino a quando diventa adulto, abbisogna di essere suggerito, di avere collaboratori che lo consigliano, ne coadiuvino l’attività in un reciproco impegno all’assunzione di mature responsabilità e di correlativi diritti.

Ogni dovere è diritto e viceversa.

Quando c’è uno squilibrio tra questi due elementi che rappresentano due facce della stessa medaglia, c’ è la criminalità che è  il prodotto di una rottura di equilibri che determina un contrasto tra chi ha di più e chi ha di meno.

La recisione delle volontà, tese alla costruzione dello sviluppo umano che tende al progresso generale, è propria delle forme della criminalità che necessitano di sopperire alle proprie carenze, ai propri personali conflitti attraverso il reclutamento dei non premiati o degli sfaticati che non vogliono sudare il triplo per guadagnare il diritto ad una famiglia, ai piaceri, alle emozioni.

Dunque la principale responsabilità della criminalità è il rifiuto di qualsiasi cura che faccia del “ dover essere” il motto della vita, quasi che il dover essere sia meta ideale o idealizzata irraggiungibile dalle creature inferiori senza ricorrere allo sgambetto dell’altro, del  prossimo, ad una deviazione dei concetti dell’amore e del rispetto, proprio perché questi concetti constano di diritti e di doveri da conseguire e da osservare per loro stessi, non in vista di ciò che si otterrà per loro tramite.

I diritti e i doveri perciò diventano materia erroneamente trattata dalle creature superiori cui spetta l’ingombrante onere di far luce continuamente sulla loro applicabilità, sulla loro corretta applicazione, che equivale inevitabilmente a quel “dover essere” inteso più facilmente soltanto da loro.

Da ciò deriva in realtà una distorsione dei diritti e dei doveri, una cattiva distinzione delle intelligenze superiori ed inferiori e conseguenti preconcetti su tutta una serie di altri temi.

Le origini delle diatribe si perdono in un crogiuolo di distorsioni su quanto sia bene e quanto sia male per concludere che anche questa distinzione si può esprimere ricorrendo alla metafora della stessa medaglia presentante due facce.

Mi si permetta di non essere d’accordo con quest’ ultima asserzione e di esprimere l’enorme confusione cui ha dato luogo la falsificazione di operazioni tese a chiarificare il contenuto dei diritti e dei doveri.

Non si deve smarrire la prima pagina del libro, anche se con enorme fatica si può risalire ad essa partendo dall’ultima pagina e così andando a ritroso.

Chi parte dall’ultima pagina è sicuramente creatura inferiore, perchè i misteri del progresso ( vero o finto non ci importa adesso discernere ) gli vengono preclusi nel supposto convincimento che la loro eventuale spiegazione, priva di idonee lunghe premesse,  risulterebbe di ostica comprensione. Poniamo che questo sia il nostro attuale punto di partenza.

Non si può omettere una considerazione sull’importanza della cultura personale, composta di studi fatti interagire, di riflessioni dibattute, di sviluppi concretati in percorsi classificati come di sicuro successo. A questa intelligenza spetta il compito di risalire al capo della matassa.

Opera ardua perché dovrà avvalersi delle sue esclusive risorse per risalire la china ed – ahimè – arrivare ad una vetta che spesso risulta molto ispida, pungente e sgradevole, come quando si apprende una terribile verità.

Nel mezzo di questo percorso mi trovo io.

La mia analisi risulterà inevitabilmente dimezzata, anche perché in stato di totale isolamento.

Il lavoro elementare viene reso faticoso sino all’inverosimile, costretta allo sproloquio mentale perenne, alla lagnanza mentale continua e a sorbirmi gli eventuali rimproveri dipendenti da un udito annullato, da una distrazione oggettivamente deprimente malgrado sia riuscita a laurearmi in giurisprudenza e a conseguire l’abilitazione ad avvocato.

Questo limite rappresenta purtroppo un confine invalicabile che si pone come un mancato bastone necessario per camminare, per concludere una strada, un sentiero.

L’impegno richiesto è doppiamente quantificabile perché privo degli arnesi necessari.

Non me se ne voglia se rischiassi di incedere in osservazioni impertinenti non condivise dall’ illustre massa.

Il  percorso è tanto più impegnativo perché incentivi di normale routine quali la lettura della dottrina che interessa quest’analisi, quindi una solida bibliografia a supporto, o la visione di programmi offerti dal servizio pubblico televisivo o di stampa, mi sono preclusi da un udito, come detto, cancellato.

Se può interessare, l’ idea che ho in merito alle mie limitazioni è che il peso dato da un indescrivibile impegno assai probabilmente troverà compenso in altra vita, in altra terra, in altro sentiero che la mia personale fede identifica al di fuori da questo tempo e spazio.

Questo senso di consolazione è fortissimo nella mia persona e in seno alla tristezza e alla malinconia attraversa la mia vita come un fardello da portare addosso, e del quale, anche volendo, non potrei liberarmi senza incorrere nella continua violenza di sentimenti verso il prossimo.

Non voglio forzarmi per liberarmi di una forzatura, perché si tratterebbe di un paradosso, di un cane che si morde la coda, di un piccolo serpente che non trova un buon letargo.

Ritengo che il tema dei diritti sia collegato a quello della criminalità.

Diritti soppressi vengono soddisfatti, dietro pagamento di tangenti, dalle criminalità di passaggio.

Diritti riconosciuti vengono fatti oggetto di compromessi, di prepotenze, di classificazioni operate dal crimine organizzato per detenere il controllo di intere zone.

Diritti personalissimi vengono negati per dare spazio a idee di protezionismo di cui nessuno ha realmente bisogno.

Nascono così le comunità in cui ciascun cittadino che voglia vivere in una società si vede assegnato dal crimine legalizzato ( quello cioè delle cupole che da sempre attuano le convivenze con gli Stati arrivando laddove questi Stati non arrivano) un determinato ruolo, che risulti congeniale alle cosiddette creature superiori e non  alle creature inferiori.

Niente di più falso!

L’errore di prospettiva consiste nell’intendere con rassegnazione una forma anomala di convivenza, che non si basa su posizioni prioritarie di eguaglianza, parità, di logicità, ma su alterazioni del senso comune dei temi che suscitano l’interesse generale sotteso al senso civico.

Tra questi temi primeggia quello del rispetto che non può scendere a patti con alcun linguaggio criminale, con alcuna definizione di suoi trasversali contenuti, con nessuna tipizzazione di situazioni sperimentate accolte dalla massa controllata.

I film sulla mafia sottolineano questo invisibile legame della politica con le mafie ma non consentono di cogliere i numerosi prezzi costati alla causa della libertà, così tanto sfruttata da tutte le criminalità.

Nessun film sulla mafia ha mai spiegato le numerose patologie che affliggono i vari clan, quasi che si trattasse di argomenti tabù su cui nessuno può mettere bocca, su cui nessuno può permettersi di scrivere sceneggiatura, su cui nessuno può rivelare la verità.

I lavaggi del cervello vengono tinti di toni persecutori sino all’inverosimile, anche per la durata di un’ intera vita spedita negli ex manicomi o nei novelli manicomi di cui nessuno ha mai parlato attraverso un film.

Ciò probabilmente perché il patto imposto alla politica è consistito in accordi scientifici sulla natura della criminalità, come prodotto delle intelligenze, dei DNA personali.

Scoperte verissime quelle tratte dalla scienza, di cui però le Cupole si sono servite per eliminare i giusti in mezzo a tutti gli altri disgraziati  del caso.

Ciò che chiaramente disturba le Cupole consiste nella diffusione delle immagini, delle ottiche, delle visioni che le riguardano.

Suscita senso di disprezzo o di seria disapprovazione nelle vittime, di risate nei beneficiati, di risolini acquiescenti nel pubblico generale.

La visione sulle mafie muta a seconda del suo interlocutore tipo ( anche se la parola “tipo” non mi aggrada preferendo non ricorrere ad alcuna tipizzazione ) che potrà esaltarla o annientarla con una sola immagine chimica suggerita dal proprio DNA.

Le verità dunque sono soltanto il prodotto di un accordo attraversato da tutti i cittadini e quando uno come me si difende perché lasciato emarginato ed in stato di isolamento la via d’uscita non esiste, la strada maestra da imboccare è bloccata, ostruita dalle patologie di clan che pretendono comportamenti disgustosi, quelli di cui nessuno parla.

La pretesa di toni di voce cambiati perennemente, non per un minuto o 5 minuti, desta soprattutto  stupore.

La difesa pacifica attraverso la parola viene cancellata perché questi clan, d’accordo con le loro cupole, pretendono che la dignità sia calpestata sino all’indicibile.

A questo punto si torna ai meccanismi sopra descritti, quelli sugli internamenti.

Nessuna gentilezza autentica, nessuna sana educazione, nessuna bontà vengono presi per quello che sono, perché fatti oggetto di scherno, addirittura di maltrattamenti, di rovine totali perpetrate con l’aiuto della società.

Capiamo bene allora quanto grande e potente sia il contributo sociale apportato alle situazioni che ci riguardano.

Il malcapitato non soltanto viene fatto zimbello perché non riconosciuto per i suoi meriti oggettivi, per i suoi impegni personali, per i suoi tentativi di comprensione, ma viene girato in un circolo (questo sì vizioso) che lo cancellano dalla faccia della terra e chi non ha nemmeno i soldi sufficienti per curarsi ricorrendo agli psichiatri, può soltanto auspicare di morire, il più santamente possibile (sempre che creda nella santità ).

Attenzione : questi miei personali pensieri non sono mai stati comunicati ad alcuno al di fuori di consulti psichiatrici, perché – si capisce – nessuno parla di codeste cose. In caso ne parlasse verrebbe isolato prima ancora di nascere….. per così dire.

E’ per questa ragione che non comprendo il mio isolamento, gli unici dialoghi si sono svolti soltanto in uno studio psichiatrico.

Evidentemente le mie supposizioni sul progresso scientifico di cui si giova ( chiamiamole  intercettazioni ambientali ) sono assai più particolari di quanto immaginassi.

La prova di queste intercettazioni, così anomale, non c’è , ma il mio isolamento dimostra che esiste una specie di connessione mentale tra uomini di tutti i tipi, che spiega tutte le nefandezze compiute da questa mafia. Se così non fosse, sarei affetta da delirio grave e allora non mi resterebbe che pensare altrimenti e chiedere perdono a Dio per le mie fantasie.

In ogni caso non ad una mafia che pretenda scuse anziché scusarsi di tanto, scusarsi  dell’indescrivibile  rasentando il ridicolo.

Non è possibile che non abbia mai – e sottolineo mai - potuto nella mia vita  telefonare utilmente o che qualcuno mi sia rimasto amica o compagna sino ad oggi.

Non è possibile che questa mafia pretenda che le venga richiesto il diritto a fare le pulizie casalinghe. Persino lavare i piatti o spazzare il pavimento diventa un ‘impresa, usare le pezze aspirapolvere è vietato perché la tachicardia insieme al senso di strangolamento arrivano a vertici di voragini. Il viso in una smorfia di dolore viene costretto ad accennare una risatina.

Ed io ripenso a quando mia mamma mi dice: “ figlia mia, fino a quando ci sarò io non preoccuparti, penso io a pulire “. Ciò almeno in Sicilia, ………….., ma poiché ora vivo miracolosamente in Veneto devo provvedere da me fin quando sarà possibile.

Questa e altre incomprensibili realtà ho provato a meditarle senza successo, senza potere riscuotere alcuna prova circa la verità nascosta negli operati del mio prossimo che vedo libero di agire, di muoversi, di respirare, prossimo che, secondo questa mafia, sarebbe più intelligente di me e quindi disporrebbe del diritto alla vita normale.

Ogni spirito di rassegnazione viene privato di serenità, perché altrimenti è trasformato in ragione di critica da parte del  prossimo oltre che da parte dei mafiosi delle allucinazioni.

Viceversa ogni legittima reazione di giustizia viene spenta con le mortificazioni, quasi che quanto detto debba essere sottomesso ai voleri degli altri, degli estranei, dei colleghi o ancora dei mafiosi delle allucinazioni.

Non che io abbia alimentato mai una particolare curiosità sui fatti altrui, dal momento che mia ferma idea è che ciascun uomo debba occuparsi dei fatti propri e di quelli sociali, non dei fatti personali altrui. Purtroppo questa mia dote anziché ricevere apprezzamento è stata sempre oggetto di scherno o comunque sminuita.

Sicché il mio mondo è stato un mondo sempre nero o grigio, non curato da alcuna amicizia né conoscenza, né duratura, né temporanea.

Sicché posso dire con serena certezza che l’unica a dover ringraziare sono: me stessa, mia madre e la mia fede ( cattolica ).

Mia madre non ha alcuna colpa per avermi messo al mondo, dal momento che è una mite persona, una persona semplice e buona che non ha nulla da rimproverarsi anche se la mia vita è molto buia,è stata sempre molto buia e probabilmente lo sarà anche in futuro, cioè priva di qualsiasi stimolo, di qualsiasi gratificazione, di qualsiasi luce umana.

Lo sconforto mi è d’obbligo perché nessun cambiamento o miglioramento della mia attuale situazione è alle porte. Anzi ! La strada pare ancora lunga !

Mi si perdoni la tendenza alle digressioni dal nostro tema principale che vorrei affrontare con serenità, con un punto di vista più generale che particolare, sempre che – si intende – le mie tesi siano date per vere, altrimenti parrebbe tutto un castello di carte e la società avrebbe ancora una volta commesso l’ennesimo delitto, l’ennesimo sacrificio.

Ho notato che l’istigazione all’autolicenziamento, ovvero alle dimissioni dal lavoro rappresentano un altro escamotage di cui la cosiddetta cupola ed i clan si giovano per gettare nella povertà più assoluta chi sta loro antipatico.

Lo strangolamento, ovvero un senso di strangolamento perenne, sino anche nel mio caso a raggiungere senza sosta l’intero anno e intere notti private del legittimo sonno, i dolori fisici che provocano sino all’inverosimile una specie di agonia che non conta più i suoi giorni, talmente sono tanti i dolori di tutti i tipi che provocano, in un tempo che non ricorda più se stesso, dolori che vengono ben simulati, perché se la vittima ne parla il giorno dopo in ufficio dicendo di avere passato la notte insonne, nessuno dei presenti capirà il livello del dolore e, se anche dovesse trovare un minimo di riscontro, le minacce poste per intercettazioni  ( o allucinazioni ) si moltiplicano con frasi forsennate tipo “ te le diamo con il legno” e nello stesso tempo con il ripetuto nuovo  processo di dolori, dallo strangolamento che lascia viva la persona, ma priva di qualsiasi forza, di qualsiasi energia, alle emicranie che fanno venire un sonno stranissimo, di tal natura che bisogna stare necessariamente seduti guardando un punto fisso, disperso nel vuoto, con l’udito completamente annullato, con il linguaggio completamente mozzato perché diventa impossibile parlare, con il senso del tatto nelle mani completamente trasformato a tal punto che diventa impossibile toccare anche un mouse di computer.

In pratica agli sproloqui mentali seguono momenti in cui viene l’istinto fortissimo a parlare mentalmente di nuovo e, contemporaneamente, per lo svilimento di ogni forza diventa impossibile parlare. La conseguenza è l’annientamento della dignità.

Tutti questi disturbi vengono messi in atto contemporaneamente e lo stato di invalidità raggiunge livelli di crudeltà hitleriana o staliniana o di quant’altro di orrore sia stato commesso nella storia e narrato da voci evidentemente rimaste inascoltate.

Potrei definire questo trattamento di tortura come istigazione al suicidio perché la contemporaneità dei disturbi è di gravità inaudita ed incancellabile. Tuttavia l’incancellabilità oggettiva della gravità viene fatta oggetto di patteggiamento con la vittima, costretta ad attuare meccanismi di difesa per evitare di indursi al suicidio e per evitare ( cosa ancora più terribile ) i suicidi simulati ovvero gli omicidi fatti passare per suicidio. Non occorre stupirsi dal momento che questa mafia sembra fare patti con tutti e mostra trasparenza soltanto quando lo decide Lei.

Sono parecchi gli omicidi commessi dalla mafia fatti passare per suicidi, i quali sono rimasti privati di qualunque tipo di morale, colpevoli di avere parlato e sostenuto la propria opinione sino alla fine.

La volontà della vittima viene trasformata in una macchinetta che va con la 6° marcia, ossia a velocità altissima, e i meccanismi difensivi sono tutti molto individuali, rapportati certamente alla quantità che si ha di vivere.

Quando la vittima esterna una scarsa voglia di vita, perché satura o meglio indotta all’estenuante esasperazione, la mafia se ne approfitta per simulare un suicidio, ossia per depistare le indagini facendo passare il proprio delitto per altra cosa.

La gravità di tutto quanto narrato fa molto male a parecchie persone di questa società che non vedono con chi hanno a che fare quando accettano di portare sino alla fine dei loro giorni  una convivenza di tipo mafioso.

Il continuo rimpallo di responsabilità sarà perennemente il piatto preferito cui la mafia ricorrerà per trovare la sua scappatoia.

Un buon punto di partenza per evitare che trovi scappatoie è quello di evitare i rimbalzi di responsabilità.

Se è vero che è tanto potente da usare occulta persuasione su cosa sia meglio e cosa non sia meglio fare, non si possono fare sonni tranquilli perché il “dover essere o fare” cui la vittima tenderà è costantemente tagliato con tutte le manipolazioni possibili e inimmaginabili.

Le mentalità di nonnismo militare, di rappresaglia, di ricatti, soprusi, di violenza, di padrone protettore che la mafia tramanda, possono essere intese solo da pochi intenditori, non da tutte le loro vittime costrette a negare spesso di avere subito i chiodi di Dio attraverso veri lavaggi del cervello, torture cinesi, di cui soltanto in certo cinema di fantascienza si sente parlare.

Impostare un’ analisi risulta difficile perché ogni tipo di educazione sembra essere annullata da qualunque atteggiamento positivo.

L’unica cosa che la vittima deve fare secondo questa mafia è ossessionarsi, altrimenti tutti i disturbi da essa arrecati vengono moltiplicati.

Ogni atteggiamento positivo  viene scambiato per debolezza, la voglia di vita della vittima desta un ‘antipatia malvagia, il desiderio di progettazione nella vita della vittima viene completamente tagliato, la naturale tendenza alla bontà e alla felicità sono considerati disgustosamente quasi fossero delitti da scontare anziché virtù da esaltare, da elogiare, da gratificare….

Questa è stata la caratteristica della mia esperienza : il mio atteggiamento felice in mezzo alle piaghe delle loro ossessioni è stato preso a schiaffi, a pedate, a testate. La reazione positiva viene continuamente calpestata di modo che la vittima può salvarsi soltanto per miracolo.

Viene in tutta evidenza la malattia mentale della mafia, che ha in odio tutti coloro che non la tollerano se non attraverso un senso di civile educazione che dà il “ Buongiorno” a tutti, che cioè non nega il saluto a nessuno, nemmeno a Caino. Ma il  Caino della mafia  non sopporta di essere salutato una volta che lo si è identificato.

Purtroppo, quindi, questo atteggiamento educato viene preso d’assalto, sempre, senza sosta, con minacce allucinanti, persino con quella dell’inculamento.

Scusando il termine volgare, che però è l’unico a rendere il senso di quanto detto, i colpi bassi della mafia anche verso il sesso femminile non si contano più.

La mafia non guarda in faccia nessuno : se è colta da raptus non c’è come arrestarla, non c’ è come dirle “ quanto essa sia poveraccia nel suo potere immenso “, non c’ è come farle intendere la distinzione tra bene  e male, perché questa distinzione è una prerogativa di pochi salvati.

Il senso di educazione viene scambiato per debolezza e questa mafia diventa infernale perché non tollera la debolezza.

Costringe la vittima a parlare linguaggi anomali perché finisca seriamente internato e se non li parla dice che il suo Dna è inferiore alla media, che la vittima non sa parlare i linguaggi da essa stessa inventati solo per legittima difesa.

Se la vittima è gentile con coloro che la circondano questa mafia diventa più che infernale, inducendo sensazioni storpiate ripetute (in un sol giorno) una serie innumerabile di volte.

E’questo il meccanismo dell’istigazione all’esaurimento nervoso, all’ assunzione di psicofarmaci e infine all’istigazione al suicidio, fatto passare per tale anziché per delitto doloso con aggravanti che nemmeno un codice penale può disciplinare.

L’aggravante della crudeltà, al pari delle strane intercettazioni criminali, non è provabile.

Mi dicono ( nelle intercettazioni denominate dagli psichiatri allucinazioni ) di non sopportare quelli che vivono liberamente, di non sopportare le gambine scoperte sino al ginocchio, cioè le gonne al ginocchio quando le gambe sono carine, di non sopportare nemmeno l’uso dei sandali se i piedi sono belli, di non sopportare le braccia sinuose e snelle, di non sopportare corpi longilinei.

Ho la sensazione che questi criminali dispongano di un progresso elettronico per l’ingrassamento o per il dimagrimento.

Successivamente sconfessano quanto dicono sostenendo l’esatto contrario.

Infatti non sopportano la vittima nemmeno se fa uso di Jeans o di pantaloni larghi.

La sensazione, imposta nella vittima, di continuo stupro di tutti gli organi genitali, è la costante delle loro pervertite  ossessioni e persecuzioni.

Quando la società ha negato l’esistenza di questi malvagi, gli psichiatri li hanno indirettamente sostenuti ed  i manicomi si sono riempiti anche di innocenti relegati alla totale pazzia, mentre di altre persone non rinchiuse nessuno ha saputo più nulla, quasi si fossero volatilizzate.

La digressione biografica muove da quanto questa mafia corrotta sta “ora” operando per impedirmi di scrivere che cosa combina.

E’ come se disponesse di uno scellerato progresso assimilabile ad un vocabolario di lingua e ad un vocabolario di sinonimi e contrari, ad un programma sulle volontà che vengono annichilite, ad un programma sulle malattie, allo scopo di depistare la scienza stessa che sicuramente ha creato questi programmi per fini positivi non per distruggere l’uomo.

Le volontà delle vittime vengono mortificate ed insultate sino all’esaurimento: ciò quanto meno è quanto accade a chi non vuol perdere la propria volontà buona, ottimista, saggia e soprattutto a chi non è nevrotico al pari di un criminale mafioso.

E anziché ammettere questa verità la mafia dice che la vittima non aveva sufficiente intelligenza per superare la selezione, per capire il processo selettivo che opera in base a tutti gli orientamenti dei cittadini.

Succede che la vittima viene soppressa in seno ad un prossimo che non rinuncia ai propri pensieri maligni, alle proprie meschinità, alla proprie convinzioni consentendo così la soppressione, lo strangolamento, lo strozzamento della persona mirata.

Questa situazione è inaccettabile perché non si può provare nulla.

Addirittura questa mafia disporrebbe di un programma sui linguaggi osceni, sino ad atterrire qualsiasi etica, anche la più malvagia, la più corrotta, la più spregiudicata e disonesta. Frasi indotte nella testa con una specie di trapianto.

Contemporaneamente mettono in atto minacce, soprattutto nel mio caso dicendo “ Muore tua madre”, ripetuta da 10 anni ossessivamente, senza alcun bieco rispetto per una santa donna che ha vissuto all’insegna della massima semplicità, del nulla fatto però luce e tramandato negli insegnamenti  saggi e prudenti, momento per momento, senza sosta tanto quanto è durata l’ ossessiva presenza della mafia nella mia vita.

Col senno del dopo ho compreso che questa mafia mi segue inspiegabilmente e instancabilmente da quando ero piccina, sotto i 10 anni di età, età intorno alla quale mi accadevano mentalmente cose stranissime e indescrivibili che afferravano la mia mente piantandole dentro truppe di eserciti che marciavano ossessivamente, battendo fortemente i piedi, ed altre esperienze insensate che mi facevano molto soffrire.

Il pianto è anch’ esso telecomandato ed in ogni caso non è giovato mai a cacciarli via, nemmeno quando persino il Creatore secondo me si è commosso.

La malvagità, in sintesi, è il segreto che attraversa  tutta la mafia che è un agglomerato di patologie trasferite nel soggetto estraneo reso ammalato ed internato, privato del sonno mentre una sorta di strangolamento avvolge tutto il corpo in una morsa serpentina da cui è impossibile divincolarsi, in uno stato agonizzante di tipo pre-mortuario, anche se la chimica cerebrale sembra suggerire che non è ancora arrivato il momento della morte.

Questa tesi ovviamente non è da essi ammessa perché dice “ Dovete provare “ e aggiunge “ Vogliamo vedere chi ti seppellisce”, “ Stai attenta che ti seppelliamo viva “ , anche questa frase da brivido ripetuta sino all’inverosimile mentre contemporaneamente ( da 10 anni ) gola, pancia, testa, schiena, ossa, bocca sono fatti oggetto di stupri senza sosta, di frustrate psicologiche, di violenze inaudite.

La mafia inoltre ama creare effetti speciali, imbastendo di continue bugie la realtà quotidiana.

Ogni volta che vado in Chiesa soffro le pene dell’inferno. Impossibile esercitare la libertà religiosa. Questa mafia vorrebbe che supplicassi i santi persino per guardare un film o il tg stesso.

Decide l’ora del sonno, che può oscillare da 1 ora per notte a 12 ore senza alcun ordine. Non credo che il sonno disordinato sia un indice di malattia mentale, ma tale mafia vorrebbe che lo diventasse.

Nessuna importante e intelligente preghiera viene rispettata e anche dopo che spengo la televisione gli insulti e gli stravolgimenti di pensiero che subisco sono inintelligibili ad orecchie umane. Hanno il potere di trapiantare nel cervello parole o dubbi che non gli appartengono, come per esempio quel potere che si concretizza nel conseguire il martirio della vittima. Come si chiama, infatti, se non martirio, quello consistente nell’indurre la vittima a pensare che il martirio è cosa giusta? Tutto ciò mi pare pazzia, demenza pura. Qualunque cosa mi impegni a fare mi viene resa impossibile.

L’unica preghiera che pretende è quella stupida, ripetitiva, piena di incongruenze ( almeno secondo il punto di vista di chi le proferisce ) aventi come unico scopo la sottomissione agli altri, che possono identificarsi in estranei, come anche in parenti o in genitori.

La gravità è tale che nessuno può esimersi dal vedere in essa il demonio fattosi carne, che sceglie consapevolmente di commettere malvagità in piena libertà di arbitrio, libertà esercitata male perché vuole stracomandare oppure ottenere patti criminali la cui valenza non viene vista, riconosciuta come crimine da tutti.

Non è possibile riprendere un analisi, che fuoriesca dal vissuto biografico, perché non permesso.

Si conclude che tra le mille ossessioni che i 3 interlocutori delle mie allucinazioni hanno c’ è la seguente: “ tutti faranno figli, devono fare figli, non ce ne andiamo, dobbiamo avere i bimbi, eri la signorina, non avrai mai niente, “ non vogliamo i tuoi figli, non vogliono i tuoi figli “ “ E’ il Presidente ( che vuole così ) altrimenti ammazziamo tua madre “ “ Devi orare, devi fare pompini” , vogliamo che scopi” “ te ne diamo un altro”, “ nessuno ti vuole “ “ non avrai mai più nessuno” . Frasi oscene che quotidianamente rappresentano lavaggi del cervello che hanno un effetto devastante, perché ogni volta che parlano ( in pratica sempre ……è incredibile ) mi sento morire come se un serpente si stesse attorcigliando per sopprimermi, sicchè anche se ripeto a me stessa di non volere alcun compagno, di nessun genere, non ottengo niente se non il rinnovato veleno dei tre suddetti Caini che ricominciano ad insultarmi, a ingiuriarmi, a calpestarmi dicendo : “ Ce lo devi ripetere tante volte che non ne vuoi “ “ Devi essere come tua madre o come tuo padre” “ Sono gli accordi “ “ Sarai licenziata “ “ Sembri povera”. ( tutto espresso in dialetto siciliano)

Sono convinta che trattasi di una mafia che tra le altre cose può indurre alla prostituzione per mancanza di qualunque via di uscita.

“ Sarete due dementi “( il riferimento corre a mio fratello ) .

 Mentre tento disperatamente di mettere il pigiama, dicono “ Non devi respirare”. Altrettanto accadrà domani mattina quando con fatica proverò a vestirmi, a lavarmi, a fare colazione, a recarmi alla Messa della Domenica, a prepararmi il pranzo, a fare le pulizie.

 

 

 

Ringraziando per la gentile attenzione

 

Cordiali saluti

 

….., 05.06.2008