www.avae-m.org www.associazionevittimearmielettroniche-mentali.org www.avae-m.org/www.associazionevittimearmielettroniche-mentali.org/index.html RASSEGNA
STAMPA SCIENTIFICA
Da aggiungere i link precedenti al 15-10-2006 e non
inseriti ancora in rassegna stampa scientifica
(spiegazione:
dall’inizio del 2004, Paolo riesce solo a catalogare e manutenere il sito, non
riesce più di tanto a leggere servizi e commentarli, e infatti questa attività
è andata calando, non dipinge più, non legge più libri. È da allora che
dichiarò il primo sciopero della fame ad oltranza contro queste torture. Dal
2004 hanno contribuito alla rassegna scientifica Luigia, Maurizio, Michele,
Marco, Biagio, ed altri amici dell’Associazione)
http://www.avae-m.org/www.associazionevittimearmielettroniche-mentali.org/RapettoDiNunzio.htm
http://www.avae-m.org/www.associazionevittimearmielettroniche-mentali.org/rassegnascienza/Gene
Stephens.htm verso un nazismo
riformista ?
http://www.rai.it/news/articolonews/0,9217,73266,00.html
In Iraq potranno utilizzare una nuova rma non letale
. Marines con gli ultrasuoni. l posto dei manganelli come sfolla gente un
grande altoparlante in grado di mettere in fuga il nemico per un raggio di 300
metri
Si chiama LRAD e
l’acronimo sta per Long Range Acoustic Device. E’ la nuova arma che i soldati
statunitensi avranno a disposizione in Iraq. Per un milione di dollari la
difesa americana ha acquistato il nuovissimo prodotto messo a punto dalla
American Technology Corporation. A far uso dell’arma che
‘urla’ saranno i marines. Si tratta di un grande altoparlante in grado di
emettere fortissimi suoni prossimi alle frequenze degli ultra suoni. L’arma
arriva a sviluppare 145 decidel su una distanza di 300 metri. L’effetto
che provoca e’ un lancinante mal di testa, dolori, stati di panico e
in alcuni casi anche la perdita momentanea dell’udito. Qualsiasi protezione
alle orecchie non sara’ di alcun soccorso. Peter Dotto,
colonnello dei berretti verdi ha spiegato che l’arma non letale potra’ essere
utilizzata per disperdere folle di manifestanti o costringere gli abitanti di
edifici da sgomberare a trovar velocemente rifugio altrove. Nessuno
dice che effetto puo’ avere su persone malate, anziani e bambini. Ma questo
e’ un altro discorso. Vent’anni fa alcuni scienziati avevano
denunciato il profilarsi di una nuova tecnologia, propagandata come
"non-letale", da usare contro i nemici interni e esterni. Oggi
armi cinetiche e a infrasuoni, getti d’acqua elettrificati,
fucili che sparano droga, gas al pepe sono una realtà documentata anche dal
rapporto STOA del Parlamento europeo. Gia' nel 1972 vennero
identificate 34 armi non letali in un rapporto della Fondazione Nazionale della
Scienza statunitense. Sembra fantascienza e invece in
quelle 34 armi c'erano prototipi come le freccette dotate di stabilizzatori di
volo piene di droga, bidoni che una volta aperti emanavano un tanfo cosi' forte
da stordire qualsiasi forma di vita dotata di apparato respiratori, 'la buccia di
banana' un liquido che versato sulle strade le rendeva cosi' scivolose da non
consentire il passaggio di nessun veicolo su ruote. La parola
d'ordine e' sempre stata: "demolire il dissenso mentre mascherava
il livello di violenza impiegato". In poche parole questa nuova arma di
fatto trasforma l'esercito in polizia militarizzata. La
differenza non e' secondaria visto che evidentemente gli Usa hanno
capito che adesso e' arrivato il momento di mettere in garage i carri armati e
gli F 16 per potersi attrezzare con strumenti piu' vicini al controllo diretto
delle masse, ovvero dei civili. L'esercito di Saddam si e' dato alla fuga da un
pezzo.(Pubblicato il 09 marzo 2004)
http://web.infinito.it/utenti/i/interface/NLW.html
content="Internet
Service, ABL, accecanti-assordanti, Active Denial Technology, Airborne Laser,
Airburst Non-Lethal Munition, Alvin, ambasciata americana, amnesie, Amnesty
International, Anti-Satellite Simulation, Anti-War, aria ionizzata, arma ad
elettroni, arma ad ultrasuoni, armi a colla, armi a microonde, Armi acustiche,
armi ad energia diretta, armi ADS, Armi al plasma, armi convenzionali, armi
elettriche portatili, armi inabilitanti non-letali, armi Laser, armi
non-letali, armi pre-letali, ASATS, assenza di letalità, assistenza umanitaria,
autodifesa, barriera ultrasonica, barriere adesive, Boeing , bombe a grafite,
cannone antiaereo, cannone ultrasonico, Cannoni ad acqua elettrizzata,
Capsaicin, cascate del Niagara, centrale nucleare, centrali elettriche, check
point, Chemical Oxygen Iodine Laser, Chris Morris, COIL, commercio degli
armamenti, commercio delle armi, condotte di guerra, conflitto asimmetrico,
contesto urbano, convenzione di Ginevra, convenzioni internazionali, corpi di
polizia, corpo umano, corrente alternata, danni genetici, DARPA, Defence
Advanced Research Projects Agency, demenza, deuterium fluoride, deuterium
fluoride Laser, Dipartimento della Difesa USA, Directed Energy, Directed Energy
Weapons, diritti umani, dispositivi bellici, dispositivo Laser, dottrina della
guerra non-letale, Dream Machine, E-Bombs, Electromagnetic Pulse Attack,
Electromagnetic Pulse, High Powered Microwave, Emettitori acustici di
infrasuoni, emissione elettromagnetica, EMP, EMP attack, energia non cinetica,
Epoxy Foam Denial System, esplosioni nucleari, Extreme Alternative Defense
System, fasci di microonde, fasci ultrasonici, Federation of American
Scientists, forme tumorali, Forze armate, Forze Armate, Forze Armate USA, forze
dell’ordine, Freedom of Information Act, fucile lancia-colla, gas lacrimogeni,
George Westinghouse, granate flash-bang, Guy Obolensky, Hand Emplaced
Non-Lethal Weapon, Heidi Toffler, HEL, High Power Microwave, HPM, impulso
elettromagnetico, Ionatron, irritanti chimici, Jack Cover, Janet Morris, Joint
Non-Lethal Weapons Program Acronyms, Kilo-ampere linear injector, lacrimogeni,
Laser a bassa energia, Laser a raggi ultravioletti, laser ad infrarossi, Laser
ZEUS, lavoratori del settore bellico, lobby militari industriali, Magnetically
Accelerated Ring, MARAUDER, meno che letali, miasmi insopportabili, microonde
di bassa intensità, militare, Military Operations Other Than War, Mine
non-letali, missili, missioni internazionali, Mobility Denial System, modalità
letale, MOOTW, MTHEL, Munizioni di gomma, Nikola Tesla, NLCS, NLW, Non-lethal
Capability Sets, Non-Lethal Mortar Munition, Non-lethal Weapons, Non-lethality,
normativa sui brevetti, Northrop Grumman, nuclear explosion, Nuclear plants,
Oleoresin capsicum, onde acustiche, onde ultrasoniche, operazioni di pace,
operazioni di polizia, operazioni diverse dalla guerra, Operazioni militari
diverse dalla guerra, ordine pubblico, Pain Ray, pallottole di gomma, paranoia,
patologie dermatologiche, patologie di ordine psicologico, Peace Enforce
Operations, Peace Keeping Operations, peace-enforcing, peace-keeping, PEP,
pepper gun, Pepper Spray, perdite di vite umane, PIKL, pistola Vortex, plasma,
plasma ad elevata energia, plastic bullets, poligoni militari, privatizzazione
della conoscenza, progetto Kali, proiettile virtuale, proiettili di
artiglieria, protezione civile, Protocol IV to the Convention, Protocol on
Blinding Laser Weapons, Psychological Operations, PSYOP, Pulsed Energy
Projectile, Pulsed Impulsive Kill Laser, radiazioni elettromagnetiche, raggi
Laser, raggio del dolore, Raggio della morte, regole di ingaggio, Restore Hope,
riconversione industriale, rocchetto di Tesla, rubber bullets, Sandia
Laboratory, SASO, Schiume paralizzanti, segreto militare, servizi segreti
sovietici, sindromi depressive, Sistemi acustici ad infrasuoni, sistemi d’arma,
sistemi elettronici, sommosse, sostanze caustiche, sostanze iperscivolanti,
Space-Based High-energy Laser, Stability and Support Operations, stability operations,
Stati Uniti, stinky bombs, strumento bellico, Supercaustici, Supercolle,
Tactical High Energy Laser, Taser, Taser International, tecnologia Laser,
telecommunications services, telecomunicazioni, Tesla, test segreti, THEL,
Thomas A. Swift’s Electronic Rifle, Thomas Alva Edison, tortura, tumori,
Ultra-high Directed Energy, ultrasuoni, Unione Sovietica, USA, USAF, Vortex
Ring Gun, VRG, XADS, Zapper, Zeus Sparta"
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I NUOVI SISTEMI D’ARMA
Valutazioni etiche sulle cosiddette armi «non letali»
A partire dal 1990 si è assistito ad una rapida
accelerazione della ricerca nel settore delle cosiddette armi non-letali (NLW),
ossia “armi esplicitamente progettate ed impiegate con lo scopo primario di
inabilitare le persone e i mezzi rendendo minima la probabilità di causare loro
danni permanenti”. Se a livello ideale tale possibilità suscita molto interesse
non per questo mancano diversi motivi di preoccupazione. La necessità di
orientarsi verso questo tipo di dispositivi deriva sostanzialmente da due fattori:
1) l’indisponibilità dell’opinione pubblica a
tollerare perdite di vite umane sia fra gli uomini dei propri contingenti sia
fra i civili delle popolazioni locali;
2) la necessità di risolvere il dilemma nel
quale si sentono sempre piú spesso imprigionate le moderne Forze armate durante
le missioni internazionali (indicate nelle loro varie tipologie come
“operazioni diverse dalla guerra”), limitate da regole di ingaggio spesso molto
severe e restrittive.
I contingenti chiamati ad intervenire in operazioni
di polizia, di protezione civile o di assistenza umanitaria, infatti, si
trovano spesso a dover colmare un pericoloso vuoto fra l’inazione e l’uso della
forza. Da qui la necessità di ricorrere a questo tipo di armi in base ai
possibili scenari operativi. Ad esempio in un contesto urbano, caratterizzato
da un’intricata rete di costruzioni e dove le truppe incontrano notevoli
difficoltà di penetrazione e movimento, queste armi possono superare tutti gli
ostacoli strutturali ed essere impiegate in modo indiscriminato e a largo
raggio.
Le armi pubblicizzate come incruente, pulite ed
appunto “non-letali”, presentano tuttavia almeno due grandi problematiche:
1) innanzitutto, in quanto dipendenti da una moltitudine
di fattori incontrollabili (quali le condizioni ambientali, fattori relativi
alle condizioni fisiche del soggetto colpito e/o psicologiche degli operatori,
etc...), i loro effetti sono solo in parte prevedibili;
2) in secondo luogo si prestano ad essere
utilizzate come armi pre-letali: un esercito che avesse a disposizione un
arsenale in grado di immobilizzare il nemico si lascerebbe difficilmente
sfuggire l’occasione di impiegarlo anche in modalità letale al fine di
aumentare la propria efficacia operativa.
Un primo e sommario elenco di tale categoria di
armamenti comprende:
- Laser a bassa energia. Possono accecare
individui e sensori in modo temporaneo o permanente.
- Mine non-letali contenenti sostanze irritanti
o azionanti meccanismi immobilizzanti.
- Schiume paralizzanti.
- Supercolle.
- Reti.
- Stimolazioni ed illusioni ottiche.
- Sistemi acustici ad infrasuoni e ad
ultrasuoni.
- Supercaustici.
- Taser, ossia armi elettriche portatili.
- Cannoni ad acqua elettrizzata.
- Munizioni di gomma e plastica. Tra le altre
sono state progettate munizioni a “doppio uso”, che a seconda della velocità
con cui vengono sparate possono essere letali o non-letali. Uno dei fattori di
rischio piú rilevanti è la distanza dell’individuo colpito da chi spara. Piú il
bersaglio è vicino piú il colpo potrebbe essere letale.
I corpi di polizia e di sicurezza ricorrono
spesso all’uso di gas lacrimogeni ed irritanti chimici anche all’interno di
edifici o in altri spazi chiusi, dove le persone non possono uscire o perché
porte e finestre sono sbarrate. In diversi casi sono stati registrati ferimenti
e decessi.
È inquietante il carattere intrusivo di queste
armi che non prendono di mira solo il corpo delle persone ma spesso sono concepite
per disorientarle o destabilizzarle a livello mentale. Fra l’altro il rischio è
che, con la diffusione di queste tecnologie, si forniscano ai regimi oppressivi
potenti strumenti per il controllo di ogni opposizione ottenendo cosí il
duplice risultato di bloccare le proteste ed evitare contemporaneamente scomodi
massacri “in diretta”, favorendo l’assoggettamento terroristico di intere
popolazioni. Non solo, un altro problema è che il passo dal non-letale al
letale purtroppo è spesso assai breve. Spesso si tratta solo di una questione
di regolazione della potenza in funzione delle condizioni ambientali e il
rischio è che normali operazioni di ordine pubblico possano trasformarsi in
esecuzioni sommarie.
Non meno preoccupanti sono gli scenari sempre piú
asimmetrici della guerra moderna ai quali il progresso culturale e sociale,
insieme a nuove sensibilità politiche e strategiche richiede strumenti
operativi piú flessibili e precisi oltre che piú rispondenti alle esigenze
belliche. Queste esigenze si concretizzano secondo due direttive principali:
1) la ricerca e l’implementazione di armi ad
alta letalità ma di estrema precisione richieste dalla cosiddetta surgical
war, peraltro poco convincente;
2) la ricerca e l’implementazione di sistemi d’arma
di grande efficacia ma a letalità nulla o molto bassa.
Di fronte agli sviluppi suddetti è necessario
chiedersi quali garanzie dal punto di vista scientifico vi siano circa
l’assenza di letalità, tenendo conto del fatto che, soprattutto nel secondo
caso, si tratta di sistemi d’arma progettati per essere utilizzati sulle folle
e quindi soprattutto sui civili. Quali poi le garanzie etiche? Come e da chi
tali armi verranno realmente impiegate? Spendere miliardi in ricerca
tecnologica per la produzione di armi che risparmino la vita delle persone
sembra un paradosso, ma proprio questo è stato, per diversi anni, l’obiettivo
ufficiale delle ricerche condotte da molte Forze Armate, in primis quelle USA.
Queste armi in caso di necessità di autodifesa offrirebbero un’alternativa alle
armi convenzionali che di contro non offrono mezze misure: o non vengono usate
affatto - e la sola minaccia potrebbe non costituire una deterrenza sufficiente
- oppure vengono usate provocando danni ingenti a persone e cose. Le armi come
il cosiddetto Pain Ray (“raggio del dolore”), per esempio, non sono
progettate per essere letali ma solamente per obbligare il nemico a darsi alla
fuga, o per ridurlo all’impotenza, senza procurare danni tangibili.
In ogni caso è opportuno conoscere queste armi,
che hanno tutte le caratteristiche per diventare in un futuro prossimo le armi
decisive in campo tattico-strategico e nel controllo sociale. I possibili
utilizzi di armi come il Pain Ray, infatti, sono praticamente
illimitati, sia in situazioni di guerra sia - soprattutto - in situazioni di peace-enforcing
e peace-keeping in differenti scenari operativi. I sostenitori di
queste nuove tecnologie ne ipotizzano un largo uso per sedare e prevenire
sommosse evitando vittime, soprattutto là dove si ricorre alla tattica degli
scudi umani, spesso utilizzati dalle organizzazioni terroristiche. Le armi ad
energia diretta, come il Pain Ray vengono giudicate utili specialmente
per l’utilizzo in ambito di guerriglia urbana o nelle stability operations.
Una volta che un’arma simile venisse in qualche modo accettata dall’opinione
pubblica, per esempio, potrebbe essere usata per fermare i facinorosi in una
qualsiasi manifestazione, il tutto senza implicazioni penali, sollevando in
pratica le forze dell’ordine da pesanti responsabilità. Come già rilevato anche
tali tecnologie non sono esenti da obiezioni sia sul piano scientifico, sia sul
piano etico. Si tratta di obiezioni che vanno al di là del naturale timore che
accompagna la progettazione di un’arma nuova e ancora sconosciuta. Ogni
ritrovato tecnologico, infatti, ha anche i suoi svantaggi, che vanno
attentamente soppesati, e un buon numero di questi non sono noti se non dopo
anni di effettivo impiego. Mancano inoltre ricerche che studino gli effetti a medio
e lungo termine di queste armi.
Non meno concreti sono i dubbi sollevati dagli
scienziati dopo che, su richiesta di un’associazione per i diritti umani che si
è avvalsa del FOIA (Freedom of Information Act), parte dei fascicoli sui
test segreti svolti negli USA - unici a livello mondiale -, sono stati resi
noti. Le sperimentazioni sono state condotte su individui normali, privi di
protesi di qualsiasi genere, proprio per evitare complicazioni. Anche cosí
tuttavia, diversi studi successivi hanno mostrato come i fasci di microonde
possano provocare seri danni agli occhi. Altre perplessità sono dovute al fatto
che ai volontari, nei test ulteriori, sono stati fatti togliere anche anelli,
bottoni, monete e tutti quegli oggetti che, a contatto con la pelle, avrebbero
potuto provocato bruciature. Presupposti simili naturalmente mancano del tutto
in uno scenario operativo reale, là dove le persone hanno conformazioni fisiche
molto diverse, portano addosso i piú svariati oggetti e hanno gli occhi esposti
ai raggi Laser o alle microonde. La natura di tali armi - è bene ricordarlo - è
infatti quella di colpire in maniera indiscriminata chiunque si trovi alla loro
portata.
Un’arma testata senza problemi su un
soggetto nel pieno delle forze, su un fisico debilitato, su una donna in stato
di gravidanza o su un bambino, potrebbe portare ad esiti del tutto diversi a
dispetto della sua dichiarata natura “non-letale”. Cosa accadrebbe poi se, tra
una folla in fuga mancasse la possibilità fisica di allontanarsi in tempo utile?
Cosa succederebbe in caso di errore nell’impiego del sistema d’arma? Queste
nuove tecnologie pongono anche una serie di problemi giuridici che sono per
molti aspetti nuovi e inesplorati. Attualmente le armi Laser sono contemplate
nelle convenzioni internazionali, in un documento sottoscritto da 70 nazioni ma
non, per esempio, dagli USA al 26 agosto 2003 (Convenzione sulla proibizione
o la limitazione dell’uso di certe armi convenzionali che possono provocare
sofferenze eccessive od avere effetti indiscriminati, Protocollo IV,
relativo alle armi Laser accecanti - Ginevra, 13-10-1995). Il testo è stato
redatto proprio sulla scorta di programmi di sviluppo di armi condotti in
quegli anni e progettate per accecare il bersaglio. La convenzione di Ginevra, che
vieta l’utilizzo di armi in maniera indiscriminata sulle folle, necessiterebbe
forse di un adeguato riesame e aggiornamento. Nella legislazione internazionale
relativa alle condotte di guerra c’è un vuoto dunque, considerato che non
contemplano specificamente armi di questo genere. Si tratta in ogni caso di una
materia che non può non suscitare preoccupazione e sulla quale occorre
riflettere e agire con urgenza.
BREVE RASSEGNA DELLE
PRINCIPALI NUOVE TECNOLOGIE
Le “armi ad energia diretta” (Directed Energy
Weapons)
Per “armi ad energia diretta” si intende una
classe di armamenti che comprende numerosi dispositivi capaci di indirizzare
sui bersagli, in modo molto preciso ed efficace, svariate forme di energia non
cinetica. In sostanza, l’obiettivo non viene colpito con un proiettile, o
mediante la forza d’urto di un’esplosione, ma tramite dispositivi che inviano
sul bersaglio radiazioni elettromagnetiche, onde acustiche, plasma ad elevata
energia, o raggi Laser. Gli effetti legati all’uso di tali armi possono essere
sia letali, sia non letali, mentre i campi d’applicazione variano dalla difesa
antiaerea alla tutela dell’ordine pubblico.
Le armi Laser
La tecnologia Laser è una delle maggiori
protagoniste degli attuali programmi di ricerca e sviluppo ed è impiegata con
versatilità in diversi dispositivi bellici. Tra essi si annoverano i seguenti:
Tactical
High Energy Laser (THEL)
Tra le armi in sperimentazione negli USA figura il
dispositivo THEL, esistente anche in versione portatile (MTHEL, dove M sta
appunto per “mobile”). THEL significa Tactical High Energy Laser, ed è
appunto un dispositivo Laser che si avvale di sostanze chimiche come il deuterium
fluoride (FD) per creare un raggio invisibile dotato di potenze
particolarmente elevate. In numerosi test - alcuni divulgati anche tramite
video - un potente raggio Laser viene utilizzato per fare esplodere in volo
missili e proiettili di artiglieria certificando dunque la sua efficacia quale
dispositivo di difesa.
Airborne
Laser (ABL)
Il sistema ABL consiste in un laser chimico ad
alta energia (Chemical Oxygen Iodine Laser - COIL), montato su un Boeing
747 modificato. L’ABL (in possesso all’Aeronautica USA dal 2003) è in grado di
individuare ed abbattere missili balistici, può restare in quota per molte ore
e rifornirsi mentre è in volo garantendo cosí la copertura prolungata di una
vasta zona operativa.
Space-Based
High-energy Laser (HEL)
Si tratta di un armamento Laser montato su di un
satellite, capace di colpire bersagli nello spazio, a terra e in aria. Oltre
agli Stati Uniti e ad Israele, anche la Cina sta sviluppando un armamento Laser
concepito per distruggere i satelliti nemici orbitanti. L’arma si chiama ASATS
(Anti-Satellite Simulation) ed era in fase di sviluppo già nel 1998.
I Laser a raggi ultravioletti
I Laser a raggi ultravioletti sono armi capaci
di paralizzare persone e animali. La tecnologia di cui si avvalgono è appunto
quella Laser che sfrutta le frequenze dell’ultravioletto comprese tra i 400 e i
15 nm.
Laser ZEUS
Si tratta di un Laser montato su di un Humvee
(un veicolo militare in dotazione alle Forze Armate USA simile ad una grossa
jeep). Secondo fonti ufficiali del Pentagono, mezzi militari muniti di questo
dispositivo sono stati impiegati in Afghanistan per far brillare le mine.
Secondo due accreditati siti di informazione militare: Defense Tech e
Defence Daily, alcuni veicoli simili sarebbero stati utilizzati anche in
Iraq.
Armi al plasma e ad impulsi
Le basi per questa tecnologia bellica furono
poste verso il 1940 dal fisico statunitense di origine croata Nikola Tesla
(Smiljan 1856 - New York 1943). Tesla studiò al politecnico di Graz e
all’Università di Praga, quindi lavorò come ingegnere elettronico presso varie
industrie. Nel 1884 emigrò negli Stati Uniti, divenendo successivamente
cittadino americano. Per un breve periodo lavorò alle dipendenze di Thomas Alva
Edison, ma in seguito preferí dedicarsi esclusivamente alla ricerca e fondò a
New York un laboratorio di elettrotecnica.
Nel 1888 progettò il primo sistema pratico per
la produzione e la trasmissione della corrente alternata nelle centrali
elettriche; i diritti relativi a questa invenzione furono però assegnati
all’inventore statunitense George Westinghouse, che presentò il sistema alla
World’s Columbian Exposition di Chicago, nel 1893. Circa due anni dopo i
generatori a corrente alternata furono installati presso le cascate del
Niagara. Le numerose invenzioni di Tesla comprendono generatori ad alta
frequenza (1890) e il rocchetto di Tesla (1891), un componente con importanti
applicazioni nel campo delle comunicazioni radio.
Durante i primi anni del ‘900 Tesla iniziò a
lavorare al suo progetto per un “Raggio della morte”. Nel 1942 il progetto era
pronto e Tesla lo propose agli Stati Uniti quale arma decisiva contro la
minaccia nazista ma le sue idee non furono prese in considerazione. Alla sua
morte tutti i documenti relativi vennero trafugati ma oggi una parte di essi è
citata in un documento governativo USA, declassificato nel 1980, circa una non
meglio precisata “arma ad elettroni”. Alcuni documenti sono accessibili anche
in forza del Freedom of Information Act. Questa tipologia di armamenti
ha parecchi tratti in comune con alcune armi Laser. Il principio è quello di
lanciare contro il bersaglio un “proiettile virtuale” di energia, composto da
materia elettricamente carica attraverso un processo di ionizzazione dell’aria.
Tale meccanismo è stato approfondito presso il DARPA (Defence Advanced
Research Projects Agency, Agenzia per la ricerca e l’innovazione
tecnologica del Dipartimento della Difesa USA), con la collaborazione di alcune
aziende del settore. Armamenti di questo tipo sono in fase di avanzata
sperimentazione anche da parte delle Forze Armate israeliane e australiane.
Il suo funzionamento si basa sull’emissione di
un impulso laser ad infrarossi (mediante l’impiego di un deuterium fluoride
Laser). L’eccitazione di plasma ad elevati livelli energetici trasmessa
attraverso l’aria ionizzata genera una elevata forza d’urto ed un intenso
impulso elettromagnetico. Altri dispositivi affini a questa tecnologia si
chiamano MARAUDER (Magnetically Accelerated Ring to Achieve Ultra-high
Directed Energy and Radiation), oppure Extreme Alternative Defense
System (XADS). L’applicazione letale di questa tecnologia è generalmente
nota come Pulsed Impulsive Kill Laser (PIKL). Il dispositivo, ha
dimostrato la sua efficacia in diversi test, riuscendo a perforare anche
armature in Kevlar e lastre di metallo. La versione “non letale” del PIKL va
sotto il nome di Pulsed Energy Projectile (PEP). Questo dispositivo è in
grado di stordire uomini e animali, causando forti dolori e temporanea
paralisi. La documentazione sui possibili effetti a lungo termine provocati
dall’arma è però insufficiente.
Il principale ambito di applicazione previsto
per il PEP viene indicato in scenari di controllo dell’ordine pubblico.
Un’altra delle applicazioni possibili è quella di presidio dei check point
o come deterrente in situazioni non chiare di potenziale pericolo, quando un
autoveicolo, per esempio, dovesse avvicinarsi disattendendo i consueti segnali di
riconoscimento e di blocco. In tal caso il militare, dovendosi difendere, non
sarebbe piú costretto a chiedersi se attendere o sparare, infatti, potrebbe
inibire l’autista risparmiandogli comunque la vita. Un’arma simile potrebbe
cambiare le consuete regole di ingaggio. Fra l’altro, un dispositivo che non
lascia segni, né prove dell’aggressione potrebbe essere usato a discrezione
dell’operatore con la massima libertà, senza timore di ripercussioni legali.
Una simile arma potrebbe anche essere in grado di bloccare i veicoli in quanto
il suo impulso elettromagnetico interferirebbe con i sistemi elettronici di
iniezione. Il raggio d’azione del PEP è di circa 2 chilometri. In linea
generale occorre precisare che lo sviluppo di questo tipo di armi appare problematico,
data la grande potenza dell’emissione elettromagnetica richiesta. La
focalizzazione delle onde radio richiede inoltre l’uso di antenne di grandi
dimensioni poco maneggevoli e facilmente vulnerabili alle armi da fuoco
efficaci invece da distanze operative molto maggiori di quelle del PEP.
Armi a microonde
L’uso di armi a microonde è stato ipotizzato
immediatamente dopo la Seconda guerra mondiale per il loro forte impatto negli
organismi viventi. I primi a sperimentare le microonde furono i sovietici.
Fonti CIA riportano un episodio che aprí la strada agli studi americani sulle
microonde e sui loro possibili impieghi bellici: dal 1970 in poi, l’ambasciata
americana a Mosca, a piú riprese, fu oggetto di un’insolita quanto pericolosa
“sperimentazione”. I servizi segreti sovietici misero in atto un piano a lungo
termine volto a minare l’integrità del personale diplomatico e il suo livello
operativo. A causa di un’esposizione prolungata a microonde di bassa intensità
i diplomatici americani subirono pesanti danni fisici e psichici. Oltre
all’insorgenza di diverse forme tumorali vennero documentati anche diversi casi
di patologie di ordine psicologico e in particolare cognitivo. È noto che i
tessuti umani possono essere danneggiati dalle microonde in modo differente a
diversi livelli di intensità. Fra gli effetti si registrano l’insorgenza di
tumori, di patologie dermatologiche di diversa natura, di impotenza o
indebolimento delle difese immunitarie, danni a carico della retina, danni
genetici, amnesie, demenza, sindromi depressive, paranoia e numerosi altri
effetti collaterali a breve, medio e lungo termine.
Active Denial System o “raggio del dolore”
L’ADS è in grado di indirizzare un fascio di
microonde ad altissima frequenza verso un bersaglio determinato. Il cosiddetto Pain
Ray è classificato fra le “armi non letali” in quanto il fascio irradiato a
93 GHz penetra sotto la cute soltanto per alcuni millimetri e agisce sulle
terminazioni nervose dando luogo ad un’intensissima sintomatologia dolorosa.
Nel giro di 1 o 2 secondi chi viene colpito dal raggio ha la netta sensazione
di bruciare vivo. L’insopportabile sensazione dolorosa però svanisce non appena
si spegne il dispositivo o si esce dal suo raggio d’azione. Ufficialmente lo
scopo di tale strumento bellico sarebbe quello di distogliere qualsiasi nemico
dal compiere azioni ostili. Gli utilizzi tattici delle armi a microonde sono
elencati in diversi documenti ufficiali e una delle applicazioni piú
frequentemente citate riguarda il controllo delle folle e l’ordine pubblico.
Negli esperimenti condotti su alcune centinaia
di volontari il tempo di esposizione massimo è stato fissato in 3 secondi, ma
secondo alcune fonti, soltanto una “cavia” sarebbe riuscita a resistere tanto a
lungo. Il “raggio del dolore” non provocherebbe danni permanenti, tuttavia, in
base ad altri rapporti risultano possibili gravi ustioni cutanee nel caso in
cui l’esposizione si protragga per 250 secondi o piú. Una volta terminata
l’esposizione il dolore scompare immediatamente e sul corpo non rimane alcun
segno a testimoniare l’aggressione. Durante i test alle “cavie” venivano fatti
togliere gli occhiali e tutti gli altri oggetti metallici, in quanto potevano
creare degli hot spots, capaci di provocare ustioni piú o meno gravi.
I dispositivi suddetti possono essere stanziali
oppure mobili, montati su veicoli militari tipo Humvee. L’ADS, Active Denial
System può essere montato anche su aerei. Come confermato da alcune fonti
l’ADS non ha la funzione di distruggere persone o cose, serve per garantire
l’ordine pubblico, tuttavia c’è sempre la possibilità di aumentarne la potenza
qualora se ne presenti la necessità. Un dispositivo simile è stato utilizzato
anche per far brillare ordigni inesplosi ed è stato montato su appositi veicoli
(Ionatron). Fra le problematiche tecniche connesse all’uso di tali
apparati vi è la grande quantità di energia richiesta per garantirne il
funzionamento ciò che ne diminuisce la praticità rispetto alle armi
convenzionali. È in corso di studio la possibilità di dotare di armi ADS in
versioni piú maneggevoli le forze dell’ordine e gli addetti alla sorveglianza
di strutture di rilevante importanza.
E-Bombs,
Electromagnetic Pulse, High Powered Microwave (HPM)
Si tratta di ordigni progettati in modo tale da
sfruttare uno dei side-effects delle esplosioni nucleari producendo
impulsi elettromagnetici di elevatissima potenza compresi in un range dai 4 ai
20 GHz. Le onde comprese in tali frequenze, infatti, sono capaci di danneggiare
irrimediabilmente un gran numero di apparati elettrici ed elettronici, se privi
di adeguate protezioni, mentre è praticamente nullo su persone e cose, eccezion
fatta per quelle piú prossime alla zona dell’esplosione. Tale arma, in zona di
guerra, può servire a distruggere sistemi informatici, telefonici, elettrici e
radiotelevisivi del nemico. Il fenomeno avviene senza che l’esplosione dia
luogo a danni fisici considerevoli: i dispositivi di questo tipo, infatti,
liberano la propria energia nell’atmosfera, senza produrre fenomeni sonori o
visivi di straodinario impatto. Il Report of the
Commission to Assess the Threat to the United States from Electromagnetic Pulse
(EMP) Attack (Volume 1: Executive Report 2004, 13) riporta quanto segue:
«EMP produces
nearly simultaneous upset and damage of electronic and of other electrical
equipment over wide geographic areas, determined by the altitude, character,
and explosive yield of the EMP-producing nuclear explosion. Since such upset
and damage is not encountered in other circumstances and particularly not
remotely to the same scale, the normal experience of otherwise skilled system
operators and others in positions of responsibility and authority will not have
prepared them to identify what has happened to the system, what actions to take
to minimize further adverse consequences, and what actions must be carried out
to restore the impacted systems as swiftly and effectively as possible».
Russia e Stati Uniti risultano essere le potenze
militari piú avanzate da questo punto di vista. Soprattutto l’esercito russo
disporrebbe di un variegato arsenale di E-bombs che vanno dalla versione
portatile, dalle dimensioni di una valigetta alle versioni piú pesanti, che
necessitano di un aereo per essere sganciate sull’obiettivo. In anni recenti
(2000) anche una potenza in via di sviluppo come l’India, ha fatto i primi test
su simili armamenti (progetto Kali 5000 - Kilo-ampere linear injector).
Tutto ciò deve far riflettere sulle possibilità di una catastrofe sociale e
tecnologica: l’esplosione di simili dispositivi, infatti, può paralizzare
completamente e in pochi istanti una nazione tecnologicamente avanzata. Basti
pensare, per esempio, a città, a intere metropoli e regioni dove tutti i
servizi essenziali sono controllati elettronicamente: un’esplosione di tipo HPM
bloccherebbe la produzione di energia, la distribuzione dell’acqua, le
comunicazioni, i trasporti, etc… Le conseguenze sarebbero a dir poco
drammatiche. Nel caso venisse colpito il sistema di controllo di una centrale
nucleare potrebbero aversi seri incidenti, tuttavia alcune fonti autorevoli
rilevano quanto segue: «Nuclear plants produce roughly 20% of the Nation’s
[USA] generation and have many redundant fail-safe systems that tend to remove
them from service whenever any system upset is sensed. Their
safe shut down should be assured, but they will be unavailable until near the
end of restoration» (Report of the Commission to Assess the Threat to the
United States from Electromagnetic Pulse (EMP) Attack, Volume 1: Executive
Report 2004, 21».
Ben piú rilevanti invece sarebbero gli effetti
sulle telecomunicazioni:
«Based upon
results of Commission-sponsored testing, an EMP attack would disrupt or damage
a functionally significant fraction of the electronic circuits in the Nation’s
civilian telecommunications systems in the region exposed to EMP. The remaining
operational networks would be subjected to high levels of call attempts for
some period of time after the attack, leading to degraded telecommunications
services.
Key government
and civilian personnel will need priority access to use public network
resources to coordinate and support local, regional, and national recovery
efforts, especially during the interval of severe network congestion.
To offset the
temporary loss of electric power, telecommunications sites now utilize a mix of
batteries, mobile generators, and fixed-location generators. These typically
have between 4 and 72 hours of backup power available, and thus will depend on
either the resumption of electrical utility power or fuel deliveries to
function for longer periods of time.
For some of the
most critical infrastructure services such as electric power, natural gas, and
financial services, assured communications are necessary - but aren’t
necessarily sufficient - to the survival of that service during the initial
time-intervals after an EMP attack. Therefore, a systematic approach to
protecting or restoring key communications systems will be required» (Report
of the Commission to Assess the Threat to the United States from
Electromagnetic Pulse (EMP) Attack, Volume 1: Executive Report 2004, 28).
Armi acustiche
Si tratta di armi che impiegano un fascio di
onde ultrasoniche in grado di trasportare una quantità considerevole di energia
che può interagire con il corpo umano. I fasci ultrasonici di frequenza
adeguata possono mettere in risonanza gli organi dell’equilibrio, provocando
vertigini o nausea, o l’intestino, provocando fastidiosi effetti collaterali.
È noto che gli scienziati nazisti avevano
costruito un “cannone ultrasonico” in grado di abbattere un aereo. Il
dispositivo fu ricostruito nel 1949 da un tecnico americano, Guy Obolensky, ma
il Pentagono, che aveva già sperimentato dispositivi analoghi durante la
guerra, non dimostrò alcun interesse per l’arma, in quanto non competitiva
rispetto ad un tradizionale cannone antiaereo, piú potente e molto meno
ingombrante.
Diverso è il caso di un dispositivo
sviluppato e sperimentato per il DoD statunitense e chiamato “barriera
ultrasonica” che emette intorno ad un’area localizzata fasci di ultrasuoni che
provocano effetti sempre piú gravi via via che ci avvicina alla sorgente. Lo
svantaggio è che la potenza di un’arma ad ultrasuoni, a differenza di quella di
un proiettile, decresce con il quadrato della distanza dall’obiettivo ed è
quindi inutilizzabile contro un nemico sufficientemente distante.
Le armi "a colla"
Il fucile “lancia-colla” è in dotazione ad
alcuni corpi di polizia metropolitana negli USA ed è stato usato dalle truppe
americane durante l’operazione Restore Hope in Somalia nel 1995. Si
tratta di un dispositivo ad aria compressa che lancia fino ad una distanza di
qualche decina di metri un liquido che, nel giro di alcuni secondi, solidifica
bloccando completamente i movimenti della persona colpita. La vittima viene
successivamente liberata cospargendola di un idoneo solvente. La colla ha la
caratteristica di essere permeabile ai gas, anche dopo essere solidificata e
ciò garantisce a chi viene colpito di continuare a respirare agevolmente. Le
autorità militari garantiscono che sia la colla che il solvente sono del tutto
atossici. L’arma ha tuttavia il difetto di essere ingombrante, pesante,
difficile da maneggiare e con un numero estremamente limitato di munizioni. Il
limite piú grande tuttavia è dato da una gittata corta, di gran lunga inferiore
a quello della piú piccola arma da fuoco convenzionale. In pratica un’arma di
questo tipo appare di ben scarsa utilità.
Le “barriere adesive” sono invece
costituite da bande di tessuto di fibra di vetro ricoperte di un potente
adesivo che polimerizza quasi istantaneamente sotto un carico di qualche decina
di kg. Una volta fissate al suolo, bloccano, incollandoli al terreno, sia chi le
calpesti a piedi, sia le ruote di un automezzo. Le barriere adesive sono state
concepite come alternativa non letale ai campi minati ed alle barriere di filo
spinato per la difesa di aree limitate di territorio. Anch’esse sono state
usate dalle truppe USA in Somalia, tuttavia, si sono mostrate completamente
inefficaci potendo ovviamente essere facilmente neutralizzate con lo
spargimento di sabbia, terra o qualsiasi altro materiale.
APPROFONDIMENTI
Possibili impieghi nelle operazioni di ordine pubblico
In occasione di importanti vertici politici ed
economici internazionali si sono piú volte evidenziati tutti i limiti delle
forze dell’ordine nel gestire gli episodi di violenza con gli ormai obsoleti
strumenti in dotazione. Sfollagente e lacrimogeni spesso non sono in grado di
soddisfare le attuali esigenze di ordine pubblico che si basano sulla necessità
di evitare lo scontro e di provocare il minor danno possibile alle persone
identificando ed isolando i criminali. L’uso di mezzi blindati e cingolati
risulta spesso sproporzionato ed irreale in ambienti urbani ristretti o
affollati. Per questi motivi diversi paesi hanno ipotizzato l’uso delle “armi
non letali” (NLW) per far fronte alle operazioni di pace, nelle quali il
“nemico” è spesso rappresentato da gruppi di civili, manifestanti e miliziani e
dove l’uso delle armi tradizionali in dotazione ai militari risulta eccessivo
soprattutto alla luce degli obiettivi di pacificazione tipici di queste
operazioni.
Sviluppate inizialmente nell’ambito della
dottrina statunitense nota come Military Operations Other Than War
(Operazioni militari diverse dalla guerra), le armi non letali coprono oggi una
vasta gamma di impieghi con numerosi sistemi già operativi o in fase di
sviluppo riscuotendo anche l’interesse della NATO, della UEO e di molti corpi
di polizia. Tra le diverse tipologie di armi non letali già testate ve ne sono
molte che sembrano adatte ai compiti di contenimento di folle di rivoltosi. Le
pallottole di gomma e le granate flash-bang, cioè accecanti-assordanti,
possono essere considerati i primi rustici esempi di armi non letali, ma in
futuro nuovi sistemi, ben piú efficaci, potrebbero entrare in servizio per
proteggere installazioni, rendere piú docili gli agitatori e “marcare” gli
individui piú pericolosi per facilitarne il riconoscimento e l’arresto.
Tutti questi sistemi, e molti altri ancora, sono
già stati testati e sono in dotazione sperimentale ai reparti antisommossa di
molte forze di polizia, tuttavia ad essi si aggiungeranno presto armi piú
sofisticate ancora in fase di sviluppo. Emettitori acustici di infrasuoni a
bassissima frequenza capaci di provocare nausea e stordimento rendendo
inoffensivi gli aggressori sono stati usati nell’ex Unione Sovietica fin dal
1980 per tenere lontani i curiosi dai perimetri di basi e poligoni militari. A
distanza ravvicinata tuttavia possono causare danni permanenti agli organi
interni. La pistola Vortex, ad esempio, emette onde d’urto verso il
corpo umano che, a seconda della regolazione d’intensità, possono provocare un
lieve fastidio oppure emettere onde capaci di ledere organi interni e causare
traumi potenzialmente letali. Sono in fase di studio anche armi che emettono
impulsi luminosi ad alta intensità e luci stroboscopiche (note anche come Dream
Machine) in grado di disturbare il sistema nervoso centrale causando
vertigini, disorientamento e nausea.
Neutralizzare senza uccidere o distruggere
sembra essere una delle sfide piú difficili per le nuove tecnologie. Negli
ultimi venti anni sono stati sviluppati sistemi per attaccare centrali
elettriche (bombe a grafite o Black Out bomb) o rendere inefficaci gli
apparati elettronici ma il problema del controllo delle persone ostili risulta
ancora il piú difficile da risolvere. Ormai tutte le operazioni militari svolte
da paesi occidentali prevedono una fase di peace-enforcing e di peace-keeping,
nella quale emergono spesso contrasti che non possono essere affrontati nel
migliore dei modi impiegando le armi da fuoco. Per definirsi non-letale un’arma
deve essere in grado di bloccare un avversario, anche molto “turbolento”, senza
ucciderlo, ma anche senza provocare alcun danno permanente, per quanto di lieve
entità. Non solo, per essere realmente efficace, un sistema di questo tipo
dovrebbe funzionare a grande distanza, avere un effetto immediato ed essere
leggero e facile da usare. Un traguardo ambizioso dunque e in parte ancora da
raggiungere.
Ancora oggi si usano a questo scopo le
pallottole di gomma o di materiale spugnoso. In realtà, benché definite non-letali
esse hanno provocato decine di morti e accecato moltissime persone a causa di
distanze di impiego troppo ridotte o procedure errate. In tal senso non sono
migliori i gas lacrimogeni (CS, CN e CR) che, oltre ad essere pericolosi se
impiegati in elevate concentrazioni, sono anche dei sospetti cancerogeni. Non
meno rischioso inoltre può essere l’impiego dei gas disabilitanti. Gli sforzi
piú concreti per sviluppare le NLW sono stati portati avanti dagli Stati Uniti
ed i primi sistemi innovativi hanno visto un impiego limitato durante
l’operazione Restore Hope in Somalia nel 1993 e successivamente nel 1995
[In early 1995, USMC LtGen Anthony Zinni, charged with protecting the final
withdrawal of United Nations forces from Somalia, explored the prospects of
using NLW to accomplish his mission and asked for a quick response for the
fielding of Non-lethal Capability Sets (NLCS). The
US Marine Corps and the US Army teamed to provide available NL capabilities for
use in and around Mogadishu. LtGen Zinni’s aggressive support added credibility
to the NL effort]. Ma è stato dieci anni dopo, nella fase
successiva alle piú estese operazioni militari in Iraq, che le armi non letali
sono state utilizzate con frequenza.
Uno degli strumenti piú efficaci, in uso ormai
da anni in molte forze di polizia, è il Taser, una pistola in grado impartire,
attraverso elettrodi e cavi lanciati a 5-6 metri di distanza, una scarica
elettrica ad alto voltaggio e basso amperaggio in grado di bloccare una
persona. L’effetto dura solo qualche minuto e non crea lesioni di alcun tipo.
Il termine Taser è un marchio depositato della Taser International, Inc. ed è
l’acronimo di Thomas A. Swift’s Electronic Rifle, dove Tom Swift è il
nome del personaggio di un fumetto. Questo termine è usato per riferirsi a dei
dispositivi classificati come armi da difesa “meno che letali” che fanno uso
dell’elettricità per far contrarre i muscoli del soggetto colpito. Furono
inventati nel 1969 da Jack Cover ma i modelli piú efficaci sono stati
progettati a partire dal 1998. Amnesty International lamenta che dal 2001 siano
morte 142 persone colpite dai Taser, di contro Taser International afferma che
i Taser non hanno mai causato decessi. I medici legali dichiarano che i Taser
sono stati una delle cause che hanno contribuito alla morte di 10 persone (le
altre cause concorrenti sono state, ad esempio, l’assunzione di un grosso
quantitativo di droga e l’eccessivo sforzo fatto per resistere all’arresto).
Un principio diverso e comunque efficace è
quello del “pepper gun”, una pistola in grado di lanciare Oleoresin capsicum
(OC) con effetti infiammatori immediati. Tra i sistemi piú originali, e a volte
quasi ridicoli, ci sono schiume collose in grado di bloccare la persona piú
esagitata, oppure le “stinky bombs”, granate in grado di diffondere miasmi
insopportabili. Le sostanze caustiche hanno il difetto di produrre
incalcolabili sofferenze se l’obiettivo è un essere umano, inoltre possono
provocare danni sul piano ecologico se impiegate su larga scala. Ancora piú surreali
sono le sostanze iperscivolanti, che rendono ogni superficie piú viscida del
ghiaccio. Ma si tratta pur sempre di sistemi molto limitati. Il sistema
migliore sarebbe un apparato semplice e leggero, impiegabile a vari livelli di
potenza. Esistono studi in tal senso, ma sviluppare qualcosa di simile che sia
“sicuramente non-letale”, che non accechi, non provochi ustioni, sia leggero,
economico e facile da impiegare non è cosa facile. Un oggetto vagamente simile,
seppure in grande scala, è lo Zapper, un’arma ad energia diretta in
grado di indurre una sensazione di bruciore sulla pelle. Prima della sua
introduzione in servizio saranno però necessari ancora moltissimi test per
valutarne l’effettiva non-letalità. Per adesso è ancora evidente che nella maggior
parte di questi sistemi il sottile confine tra letale, fortemente invalidante e
non letale rimane ancora piuttosto indistinto. Inoltre, anche gli apparati che
vantano un buona affidabilità, come il Taser, hanno altri difetti, come la
portata limitata, la bassa “cadenza di fuoco” e la facilità di neutralizzazione
con qualche contromisura (per esempio, rivestimenti isolanti). Anche in caso di
grandi progressi le armi non letali non soppianteranno gli armamenti
convenzionali però daranno ai comandanti e ai soldati maggiori possibilità
operative, evitando la perdita di molte vite umane. [la solita scusa si
salvano le vite di molti "soldati" propri sacrificando quelle di
molti civili del nemico]
Le armi non letali nell’impiego bellico
La nuova tecnologia della repressione sta
diventando piú sofisticata, piú potente e piú diffusa a causa di un marketing
aggressivo da parte dei produttori e dei distributori che forniscono sia i
mercati civili che militari. Le medesime tecnologie si stanno rapidamente
diffondendo non solo tra gli eserciti nazionali, ma anche fra gli arsenali
della polizia, delle agenzie paramilitari e di sicurezza interna degli Stati.
Produttori come la Alliant Tech Systems (Stati Uniti), la Civil Defence Supply
(Regno Unito), o la Stun Tech (Stati Uniti) promuovono ampiamente queste nuove
tecnologie. Purtroppo le alternative “non-letali” possono anche favorire il
ricorso alla violenza mortale, sia nella guerra che in “operazioni diverse
dalla guerra”, dove i principali obiettivi sono civili.
L’altra principale applicazione delle nuove
tecnologie della repressione è, infatti, proprio la guerra. Gli eserciti di
tutto il mondo sono favorevoli ad abbracciare la nuova dottrina della guerra
non-letale. Il concetto è emerso negli Stati Uniti negli anni 1990, spesso di
fronte all’incredulità degli studiosi. I suoi sostenitori sono stati in gran
parte scrittori futuristi come Alvin e Heidi Toffler e scrittori come Janet
Morris e Chris Morris che hanno trovato un’eco favorevole nei laboratori
militari di Los Alamos, Oak Ridge e Lawrence Livermore.
Il Pentagono e il Dipartimento di Giustizia
hanno accolto di buon grado questa dottrina, sperando di trovare un sistema in
grado di togliere argomenti al potere dei mass-media, e permettere in qualche
modo alle forze dell’ordine di prevalere senza il ricorso cruento alla forza.
Paradossalmente c’è il pericolo che tali armi vengano usate per infliggere
sofferenze gratuite, cosicché la “non violenza” di Stato induca le vittime a
rispondere con la violenza aperta. I regimi dittatoriali potrebbero anche
utilizzare le armi non-letali per provocare deliberatamente una sommossa e in
tal modo creare un pretesto per arrestare i “colpevoli”. Alcuni autori
sostengono, infatti, che il termine “non-letale” dovrebbe essere abbandonato,
non solo perché copre una varietà di armi molto diverse, ma anche perché può
essere pericolosamente fuorviante. Le armi ideate allo scopo di evitare gli
effetti letali, infatti, potrebbero anche essere impiegate per aumentarli. Le
armi sviluppate per usi di polizia potrebbero incoraggiare la militarizzazione
delle forze di polizia o essere impiegate addirittura per la tortura. Per
questi ed altri motivi sarebbe opportuno proporsi alcuni obiettivi:
- stabilire criteri indipendenti dalla ricerca
commerciale o governativa per determinare gli effetti biomedici delle
cosiddette armi non-letali;
- porre in atto delle convenzioni umanitarie che
impongano limiti precisi all’adozione e all’impiego di tali armi;
- verificare tutte le implicazioni sociali e
politiche connesse all’uso di tali tecnologie pianificando adeguati interventi
legislativi a salvaguardia della democrazia e delle libere istituzioni. Se i
legislatori vogliono evitare che queste tecnologie vengano utilizzate per
violare i diritti umani, infatti, dovranno adottare severi codici di condotta e
idonei regolamenti applicativi.
Alcune valutazioni etiche
Al di là dei facili entusiasmi per le
accresciute capacità difensive (e inevitabilmente offensive) tutte le armi
appaiono risolutive fino a quando i potenziali avversari non dispongono a loro
volta delle stesse possibilità. In tal caso si perde sia l’effetto deterrente,
sia il vantaggio tattico che l’arma garantiva. Qualunque vantaggio, per quanto
grande, prima o poi è destinato ad essere colmato, pertanto la domanda che
sorge inevitabilmente è: quale potrebbe essere lo scenario operativo nel caso
in cui entrambe le parti in conflitto dispongano delle stesse tecnologie? In
caso di conflitto (asimmetrico o no) quali garanzie possono essere fornite
contro l’eventualità che armi cosí pericolose e potenzialmente disumane,
concepite per essere “non letali”, non vengano invece utilizzate in modalità
letale? In questo caso le conseguenze potrebbero essere di gran lunga peggiori
di quelle di un conflitto condotto solamente con armi convenzionali. Per quanto
si tratti della scelta comunque nefasta fra l’uccidere o l’essere uccisi è
sicuramente meno disumana un'arma da fuoco rispetto ad un'arma a microonde o ad
un laser di elevata potenza, per tacere di armi come quelle al plasma e ad
impulsi (PIKL).
A tal proposito gravi preoccupazioni desta il
commercio delle armi, una giungla dominata esclusivamente dagli interessi
economici e in cui la corruzione è una costante a dispetto degli asseriti
“controlli governativi”. Lo sviluppo di nuove armi purtroppo costituirà una
minaccia ulteriore. Purtroppo gli Stati, con i loro intangibili segreti e la
loro diplomazia poco lungimirante, sono spesso i primi attori del traffico
delle armi presentandosi tanto in veste di produttori quanto di clienti. Per
questi ed altri motivi le campagne di controllo organizzate da organismi
internazionali quali BM, FMI e OCSE spesso non sono risolutive ed affidabili.
In una condizione d’interdipendenza fra le nazioni, la produzione tecnologica
applicata al settore militare avviene non solo attraverso i finanziamenti degli
Stati nazionali, ma spesso coinvolge piú Stati, insieme ai grandi centri di
ricerca delle imprese private. Questo pone un serio problema per quanto
riguarda la possibilità di un serio controllo pubblico, soprattutto nei
confronti delle lobbies tecnologiche e industriali che viceversa influiscono
pesantemente nella vita delle stesse società democratiche. Un tempo a scuotere
le coscienze del mondo scientifico intervenivano scienziati come quelli
riconosciutisi nel Manifesto Russell-Einstein, oggi altri scienziati hanno
posto il problema dell’accesso ai risultati scientifici e del loro controllo
pubblico.
La loro lotta si rivolge spesso contro le lobby
militari industriali e contro il segreto militare a tutto vantaggio del diritto
alle informazioni, al controllo e alla limitazione del commercio degli
armamenti, ma ancor piú a favore della riconversione e della diversificazione
industriale con riguardo alle implicazioni occupazionali e finanziare nazionali
e internazionali.. Non meno importante è l’impegno, tanto silenzioso quanto
coraggioso, dei lavoratori del settore bellico che in diversi paesi europei
hanno portato alla formazione di centri di ricerca per la riconversione
industriale: l’ACP in Gran Bretagna, lo SCHIFF e il BIFF in Germania, il COPRI
in Danimarca, il DRPC in Svezia. I risultati della scienza e le sue possibili
applicazioni, è risaputo, sono sempre stati al centro dell’interesse politico e
militare, per questo urge un controllo democratico su ciò che avviene nei
centri di ricerca, nei laboratori e nelle industrie.
La logica esasperata della privatizzazione
della conoscenza, clamorosamente evidente nella moderna normativa sui
brevetti, mette spesso a repentaglio non solo la salute pubblica e la
vivibilità dell’ambiente, ma anche la pace e la sicurezza dell’intero genere
umano. Occorre una saggia moderazione delle spese militari insieme ad una
strategia politica volta a favorire il benessere dell’umanità e a garantire i
delicati equilibri ecologici attraverso un uso democratico della scienza e
dello sviluppo tecnologico. Sono obiettivi ideali ma pur sempre realizzabili
attraverso un’accresciuta consapevolezza collettiva dei rischi insiti
nell’attuale processo di globalizzazione. È dovere della comunità scientifica e
delle persone di cultura contribuire a far divenire coscienza comune l’idea che
la pace nasce solo dalla prevenzione dei conflitti, tramite accordi che
risultino accettabili ad entrambe le parti, non dalla vittoria di una parte o
dal possesso di armi che possano imporre la pace: il sogno di Nobel ed Einstein
dell’”arma che ponga fine alle guerre” si è dimostrato finora irrealizzabile.
In ogni caso «le armi non sono mai assimilabili
agli altri beni che possono essere scambiati sul mercato mondiale o interno.
Certo, il possesso di armi può avere un effetto dissuasivo, ma le armi hanno
anche un’altra finalità. Esiste, infatti, un rapporto stretto e indissociabile
tra le armi e la violenza. È in ragione di questo rapporto che le armi non
possono in nessun caso essere trattate come semplici beni commerciabili. Cosí
pure, nessun interesse economico può da solo giustificare 1a loro produzione
o il loro trasferimento: “Neanche qui la legge del profitto può
ritenersi suprema”. Che il commercio delle armi coinvolga o no direttamente lo
Stato, spetta a lui il dovere di vegliare che esso sia sottoposto a un
controllo molto rigoroso. Infatti, è innegabile che “la vendita arbitraria di
armi, soprattutto a paesi poveri, rappresenta uno degli attentati piú gravi
alla pace”» (PONTIFICIO CONSIGLIO DELLA GIUSTIZIA E DELLA PACE, Il commercio
internazionale delle armi. Una riflessione etica, LEV, Città del Vaticano
1994, 14).
Fonti [cessi] consultate
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Acronimi ufficiali [pericolosi telepaticamente] utili per la
comprensione della tematica
Joint Non-Lethal
Weapons Program Acronyms
ACTD
Advanced Concept Technology Demonstration
AD-P
Area Denial - Personnel
ADS
Active Denial System
ADT
Active Denial Technology
AD-V
Area Denial – Vehicle
ANLM
Airburst Non-Lethal Munition
APL
Anti-Personnel Landmine
APLA
Anti-Personnel Landmine Alternatives
ATD
Advanced Technology Demonstration
ATL
Advanced Tactical Laser
AWE
Advanced War fighting Experiment
BLWE
Battle Lab War fighting Experiment
CBRNE
Chemical, Biological, Radiological, Nuclear, and/or High-Yield Explosive
DE
Directed Energy
DIS
Distributed Interactive Simulation
EBHEM
Experimental Basis for Human Effects Modeling
EFDS
Epoxy Foam Denial System
EMP
Electromagnetic Pulse
GBL
Ground Based Laser
HEAP
Human Effects Advisory Panel
HENLM
Hand Emplaced Non-Lethal Weapon
HEPAT
Human Effects Process Action Team
HERB
Human Effects Review Board
HMMWV
Highly Mobile Multi-purpose Wheeled Vehicle
HPM
High Power Microwave
INIWIC
Inter-service Non-Lethal Individual Weapons Instructors Course
JNLCSS
Joint Non-Lethal Capability Set Study
JNLWD
Joint Non-Lethal Weapons Directorate
JNLWM
Joint Non-Lethal Warning Munition
JNLWP
Joint Non-Lethal Weapons Program
MDS
Mobility Denial System
MK-19
NLSR MK-19 Non-Lethal Short
Range Munition
MK-19
NLLR MK-19 Non-Lethal Long
Range Munition
MOOTW
Military Operations Other Than War
NLCDC
Non-Lethal Crowd Dispersal Cartridge
NLG
Non-Lethal Grenades
NLMM
Non-Lethal Mortar Munition
NLMPM
Non-Lethal Munition Payload Module
NLW
Non-Lethal Weapons
NTARS
Non-Lethal Technology and Academic Research Symposium
NTIC
Non-Lethal Technology Innovation Center
OC
Oleoresin Capsicum
PEO
Peace Enforce Operations
PEP
Pulsed Energy Projectile
Pk
Probability of Kill
PKO
Peace Keeping Operations
PO
Peace Operations
PSYOP
Psychological Operations
ROE
Rules of Engagement
ROF
Rate of Fire
SASO
Stability and Support Operations
THEEP
Target Human Effects Evaluation Plan
TUGV
Tactical Unmanned Ground Vehicle
VRG
Vortex Ring Gun
http://www.liberta.virtuale.org/uragano/implicazioni_militarI_CLIMA.htm
IMPLICAZIONI MILITARI NEL CONTROLLO
CLIMATICO
Chossudovsky, in questa incredibile
e dettagliata indagine, dimostra come l'aumento delle temperature non sia
l'unica causa dell'estrema instabilità climatica che, negli ultimi anni, ha
devastato le più importanti regioni del mondo. L'aviazione americana è in grado
di manipolare il clima. Può addirittura provocare inondazioni, uragani, siccità
e terremoti. Il Dipartimento della Difesa ha destinato elevate somme di denaro
allo sviluppo e al perfezionamento di queste tecnologie.
Possibilità di modificare le
condizioni climatiche, generando anche uragani.
Quali sono le cause dell'estrema instabilità climatica che, negli ultimi anni, ha devastato le più importanti regioni del mondo? Gli uragani e le tempeste tropicali hanno
provocato gravissimi danni nei Caraibi. L'Asia e il Medio Oriente sono
afflitti dalla siccità. Tabella 1 : Fenomeni metereologici atipici
(2003-2004) Sono state formulate diverse teorie
generali sui cambiamenti climatici e meteorologici, ma nessuna di esse spiega
in maniera esauriente le cause di queste manifestazioni climatiche così
atipiche e irregolari, per non parlare della perdita di vite umane e della
distruzione che ha portato alla destabilizzazione di interi sistemi agricoli
ed ecologici. Ovviamente queste teorie non menzionano il problema della
manipolazione climatica a scopi militari. Il diagramma e le immagini sottostanti si riferiscono al sito HAARP in Alaska, 1997. Figura 1: Le 48 antenne con i trasmettitori (fase FDP) Foto 3: La cabina per i trasmettitori Foto 4: Interno di una cabina Foto 5: Due trasmettitori in un armadietto Il collaudo di HAARP (2003-2004)
Fonte:
http://www.haarp.alaska.edu/haarp/phases.html Tabella 3: Fenomeni metereologici atipici: Corea del Nord, Cuba, Afghanistan
e Iraq [non hanno aggiunto
nell'articolo Mira -VE-] Articoli correlati su Global
Research: Vladimir V. Sytin, Secret Use
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Warfare and US Foreign Policy: The Ultimate Weapon of Mass Destruction,
January 2004, http://globalresearch.ca/articles/GIL401A.html
Bob Fitrakis, Rods from Gods:
The insanity of Star Wars, 24 June 2004, http://globalresearch.ca/articles/FIT407A.html
Did a Secret Military Experiment
Cause the 2003 Blackout? 7 September 2003, http://globalresearch.ca/articles/ANA309A.html Fonte: http://globalresearch.ca/articles/CH0409F.html Tradotto da Micaela Picelli per Nuovi Mondi Media |
http://www.repubblica.it/2005/a/sezioni/esteri/bufapent/bufapent/bufapent.html
Svelati i progetti del dipartimento per le armi non
convenzionali
Nemici sbaragliati stimolando alitosi e
flatulenze nelle truppe
La guerra chimica del Pentagono
tra bombe dell'amore e puzze
Nel 1994 la Us Air Force chiese un
finanziamento di 7,5 milioni
di CRISTINA NADOTTI
ROMA -
Se non lo scrivesse la BBC e se non ci fossero nomi e cognomi dei responsabili
del progetto, ci sarebbe da non crederci. Le forze armate statunitensi, leader senza
rivali in fatto di strategie militari, hanno pensato di sbaragliare i nemici
con sostanze chimiche che inducono
comportamenti omosessuali, oppure
provocano un'alitosi insopportabile, o ancora, attirano sciami
di vespe inferocite. Non manca neanche, in questa che sembra una carnevalata,
la bomba "Chi? Io?" cioè una specie di fialetta puzzolente per
simulare sgradevoli flatulenze nei ranghi nemici. [carnevale di Venezia in veste militare: malati mentali, ma è
vero]
A portare alla luce gli stravaganti progetti è stato US Freedom of Information
by the Sunshine Project, un gruppo incaricato di verificare le ricerche sulle
armi chimiche e biologiche. L'indagine ha reso noto anche il costo della
sperimentazione della 'bomba gay' o della bomba "Chi? Io?": nel 1994
venne stilato un progetto della durata di sei anni, del costo totale di 7,5
milioni di dollari.
A chiedere il finanziamento fu il laboratorio dell'aviazione "Wright"
a Dayton, nell'Ohio, che al Pentagono presentò l'idea di quelle che definì
"sostanze chimiche moleste, fastidiose e capaci di identificare cattivi
soggetti". Il piano rientrava nelle ricerche del dipartimento della Difesa
per armi chimiche non letali, capaci di minare la disciplina e il morale dei
nemici.
Nel dettaglio, la "bomba gay" usava un afrodisiaco chimico per
provocare comportamenti omosessuali tra le truppe, portando al morale dei
nemici quella che i militari definiscono una "minaccia spiacevole ma
assolutamente non letale". La sostanza "pungimi-attaccami"
avrebbe invece attirato sulle forze nemiche sciami di vespe furenti o ratti
feroci. I ricercatori avevano pensato anche a sostanze che rendessero la pelle
molto sensibile ai raggi del sole, causando scottature. Per scoprire infiltrati
tra la popolazione civile, gli esperti avanzavano l'idea di una sostanza che
causasse "grave e perdurante alitosi" in modo che i nemici fossero
riconoscibili a distanza in mezzo ai civili.
La bomba della flatulenza sembra il progetto che più ha allettato i
ricercatori, visto che l'idea non riguarda solo i piani del '94, ma fu presa in
considerazione già dal 1945, secondo quanto rivelano i documenti del governo.
Il progetto è stato però abbandonato quando i ricercatori si sono resi conto
che un'arma del genere sarebbe stata del tutto inutile in Paesi nei quali
"la gente non è infastidita da odori fecali, poiché li sente in giro in
continuazione".
Il capitano McSweeney, direttore al Pentagono della sezione che si occupa delle
armi non letali, ha spiegato che il dipartimento della difesa riceve "centinaia"
di progetti di questo tipo, ma che "nessuno di quelli descritti nella
relazione del 1994 è stato sviluppato". Il capitano non sembra stupito
della bizzarria di certe idee. Piuttosto, sottolinea "E' importante che
solo le proposte che giudichiamo appropriate in base agli effetti umani e alle
regole dei trattati internazionali, vengono considerate degne di
sviluppo". Insomma , l'importante è che non siano armi illegali, poi, se
sono strampalate, non importa.
(15 gennaio 2005)
http://www.technologyreview.it/index.php?p=article&a=260