----- Original Message -----
Cc: tomasinelli@ragionpolitica.it
Sent: Tuesday,
May 27, 2008 8:12 PM
Subject: riteniamo
Riteniamo
la sua concezione allucinante e letale.
Letale del
diritto a vivere.
Il gigante
americano ha paura di sparare armi convenzionali ?
E contro
chi vengono utilizzate le armi non letali ?
Per il
nostro vissuto, Lei e le persone che si esprimono come lei,
un giorno
saranno definite nazisti.
Buone cose
AVae-m
di Francesco
Tomasinelli - 2 luglio 2004
Neutralizzare senza
uccidere o distruggere sembra essere una delle sfide più difficile per le nuove
tecnologie. Negli ultimi venti anni sono stati sviluppati sistemi per attaccare
centrali elettriche o rendere inefficaci alcuni apparati elettronici ma il
problema del controllo di persone ostili risulta ancora il più difficile da
risolvere. Ormai tutte le operazioni militari svolte da paesi occidentali
prevedono una fase di "pacificazione", nella quale emergono spesso
contrasti che non possono essere affrontate con i sistemi convenzionali, ovvero
con baionette ed armi da fuoco. E' questo il campo di una nuova famiglia di
armi, note come armi non letali (spesso chiamate NLW,
non-lethal-weapons) portate prepotentemente alla ribalta in questi ultimi
mesi dalla guerra in Iraq. Le forze della Coalizione sul posto hanno dovuto
affrontare a più riprese manifestazioni ostili o bloccare persone sospette o
pericolose senza provocare loro lesioni di grave entità. E questo è un obiettivo
molto più difficile da ottenere di quanto si pensi: per definirsi tale un
sistema non-letale deve essere in grado di bloccare un avversario,
anche massiccio e molto "turbolento", ovviamente senza
ucciderlo, ma anche senza provocare alcun danno permanente,
anche di lieve entità. E non solo; per essere realmente efficace, un
sistema di questo tipo dovrebbe funzionare a diversi metri di distanza, avere
effetto immediato ed essere leggero e facile da usare. Un traguardo ambizioso
in parte ancora da raggiungere.
Tempo fa, e molto
spesso ancora oggi, si usavano a questo scopo le pallottole e granate do gomma
o spugna. Definite non-letali hanno provocato decine di morti e moltissimi
accecati a causa di distanze di impiego troppo ridotte e procedure errate. Non
molto meglio sono i gas lacrimogeni (i vari CS, CN e CR) che, oltre ad essere
pericolosi se impiegati in elevate concentrazioni, sono anche ritenuti
cancerogeni. Ancora più rischioso è l'impiego dei gas disabilitanti, come
quello utilizzato con superficialità dai russi nell'assalto al teatro di
Dubrovka, con decine di morti tra gli ostaggi.
Già molti anni fa
era evidente che occorreva qualcosa di nuovo. Gli sforzi più concreti per
sviluppare NLW sono stati portati avanti, come di consueto, negli
Stati Uniti ed i primi sistemi innovativi hanno visto un impiego limitato
durante l'operazione Restore Hope in Somalia nel 1993. Ma è stato
dieci anni dopo, nella fase successiva alle più estese operazioni militari in
Iraq, che le armi non letali sono state utilizzate con frequenza. Uno degli
strumenti più efficaci, in servizio ormai da anni in molte forze di Polizia, è
il taser, una pistola in grado impartire, attraverso elettrodi e cavi lanciati
a 5-6 metri di distanza, una scarica elettrica in grado di bloccare una
persona. L'effetto dura solo qualche minuto e non crea lesioni di alcun tipo.
Un principio diverso e comunque efficace è quello del "pepper gun",
una pistola in grado i sparare una sferetta che contiene OC
(Oleoresin caspicum), una polvere con effetti infiammatori immediati sul
bersaglio.
Tra i sistemi più
originali, e a volte quasi ridicoli, ci sono schiume collose
spruzzabili in grado di bloccare il culturista più esagitato, oppure le "stinky
bombs", granate dall'odore pestilenziale. Ancora più surreali le sostanze
iperscivolanti, che rendono ogni superficie più viscida del ghiaccio.
Ma sempre si tratta sempre di idee con moltissimi limiti.
Il sistema migliore
potrebbe essere qualcosa di molto simile al phaser di Star
Trek, un apparato semplice leggero, impiegabile a vari livelli di
potenza. Esistono studi in tal senso ma sviluppare qualcosa di simile che sia
"sicuramente non-letale", che non accechi, non provochi ustioni, sia
leggero, economico e facile da impiegare non è cosa facile. Un oggetto vagamente
simile, seppure in grande scala, è lo zapper, una arma ad
energia diretta (che impiega luce concentrata) in grado di indurre sensazione
di bruciore sulla pelle. Prima della sua introduzione in servizio saranno però
necessari ancora moltissimi test per valutarne l'effettiva non-letalità.
Per adesso è ancora
evidente che nella maggior parte di questi sistemi il sottile confine tra
letale/fortemente invalidante e non letale rimane ancora indistinto. Inoltre,
anche gli apparati che vantano un buona affidabilità, come il tazer,
hanno altri difetti, come la portata limitata, la bassa cadenza di fuoco e la
facilità di neutralizzazione con qualche contromisura (rivestimenti isolanti,
per esempio).
Anche in caso di
grandi progressi le armi non letali non sostituiranno gli armamenti
convenzionali. Però daranno ai comandanti e ai soldati maggiori possibilità
operative, evitando lo spreco di molte vite umane.
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Francesco Tomasinelli |