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E.C.
Lettera aperta alla società civile
31 maggio 2006
 
Vai al Sito di documentazione di E.C.
Vai alla pagina con il testo di P.Dorigo e V.Trupiano in difesa di E.C. e con gli articoli sulla sua protesta del 21 febbraio 2006 a Pescara
 
Mi chiamo E.C. .
Ho 38 anni di cui la maggior parte trascorsi nella città di Pescara dove i miei genitori ormai morti, si sono trasferiti a vivere quando ero bambina .
Sono tornata a vivere in Abruzzo dagli inizi del mese di dicembre del 2005 , dopo aver abitato durante i due anni precedenti in una città del nord- est dell’Italia .
Per rendermi immediatamente riconoscibile, poiché ritengo che il mio cognome non vi sia noto, mi identifico come la persona che negli ultimi mesi è stata sottoposta in modo incessante alla campagna di diffamazione a mezzo “stampa“, per così dire, con le modalità che sono a voi ben note .
Anche se tale lettera sarà inviata ai rappresentanti dei diversi settori della società, istituzionale, religioso ed associativo della città di Pescara, suppongo che l’attività di calunnia nei miei confronti abbia avuto estensione ben più vasta, poiché ho avuto modo di provare gli effetti di tali modalità di comunicazione indirettamente, ma in modo del tutto concreto, dai comportamenti abnormi, derisori e volgari che perfetti sconosciuti hanno tenuto nei miei confronti durante i miei spostamenti che hanno interessato diverse regioni italiane .
Comunque gran parte dell’attività di chi sta attuando tali modalità d’azione si è concentrata sulla città di Pescara e in zone limitrofe della costa adriatica poiché qui ho trascorso la maggior parte del tempo negli ultimi mesi .
Penso che molte delle persone che vivono in tali luoghi e che giornalmente ho avuto modo di incontrare, siano del tutto consapevoli dei poteri coinvolti grazie alle potenzialità così ampiamente esibite .
In data 21/02/2006, ho effettuato una manifestazione di protesta nel pieno centro di  Pescara per cercare di mettermi in contatto con settori “positivi”della comunità
pescarese e tentare di far giungere all’opinione pubblica il mio punto di vista sulla
vicenda .
Il mezzo utilizzato, quello di stendere uno striscione in pieno C.so Umberto, mi è sembrato adatto allo scopo di attirare l’attenzione in modo vistoso, diffondendo per  circa due ore dei contenuti e delle informazioni a chi, lo hanno fatto in molti, si fosse fermato a leggerlo, attuando nel contempo una forma di protesta dai modi e dai comportamenti civili anche se originali .
Purtroppo nella lotta che mi oppone ad autori dai poteri smisurati, ogni qual volta riesco ad ottenere un buon risultato coloro che mi stanno perseguitando con modi così volgari , violenti ed ossessivi, oltre che del tutto illegali, cercano con le successive azioni di ribaltare il margine positivo di consenso da me ottenuto .
Anche se il giorno seguente le edizioni locali di quotidiani nazionali hanno riportato una versione dei fatti tutto sommato accettabile nel contesto della situazione, si sarebbero comportati più seriamente da un punto di vista professionale se, al termine della manifestazione o in altri incontri ai quali mi sono mostrata disponibile, mi avessero dedicato un po’del tempo e dell’attenzione che invece sono stati completamente usurpati dalla parte avversa .
Basti pensare che in uno degli articoli si faceva riferimento a delle motivazioni per la protesta poco chiare, senza che il giornalista presente quel pomeriggio avesse avuto il benché minimo colloquio con me mentre ha attentamente ascoltato una signora casualmente presente, collega di mio padre, la quale, nel momento in cui ne ricordava la memoria, offendeva me e la mia famiglia riportando dal suo punto di vista fatti ed avvenimenti del passato che poco hanno a che vedere con gli eventi che mi hanno condotto alla protesta in quanto verificatisi dopo la morte dei miei genitori .
Pettegolezzi infantili e comportamenti provinciali per luoghi che “provincia”non sono nella disposizione di intenti di chi sta costruendo le mie vicende nell’ottica di un vasto progetto sociale i cui significati vanno ben aldilà dell’esistenza di un singolo individuo .
Ad ogni modo, prima di tentare di delineare un quadro d’insieme in cui inserire i pur distorti frammenti di realtà riportati negli articoli, é necessario chiarire che l’attribuzione di patologie psichiatriche passate o presenti, fra cui tendenze depressive (in un caso si è fatto riferimento a “tanti suicidi mancati “ che non si sono mai verificati !?) è diffamatoria e truffaldina, frutto del bisogno continuo di chi mi si oppone in questa lotta di deligittimare le mie capacità intellettuali ed il contenuto di informazioni scottanti di cui la mia persona è portatrice .
Non sono affetta quindi, da alcun “disagio sociale” il cui solo accenno è una ben ironica beffa per una persona che è stata ed è sottoposta ad una così clamorosa campagna di “pubblica” diffamazione .
Nel periodo seguente, ho avviato dei contatti con persone che denunciavano simili peculiari esperienze nella persona di Paolo Dorigo e dell’Associazione Vittime armi elettroniche e mentali (www.associazionevittimearmielettroniche-mentali.org) .
Ho avuto modo di confrontarmi sulle mie vicende personalmente con lui e telefonicamente con altre persone la cui localizzazione copre l’intero territorio nazionale : in pochi mesi di informale attività, nonostante l’aperto ostracismo di tutti i mezzi di comunicazione, i soggetti che si riconoscono come vittime di trattamenti inumani e degradanti nell’ ambito dell’ associazione sono circa una ventina .
Il loro numero è in crescita .
Ho pensato a lungo sul modo in cui avrei potuto affrontare, in una lettera, temi così delicati per il loro contenuto di violenza iperbolica e dai contenuti scientifici elevati dei quali l’opinione pubblica italiana, in ritardo rispetto a quella internazionale come peraltro accade per tematiche ben più leggere di queste, è in gran parte all’oscuro .
Il mio proposito di attuare una forma di comunicazione è reso tanto più difficile dal fatto che mi trovo a dover affrontare determinati argomenti con persone che sono state, con diversa intensità, influenzate dall’altrui attività che tenta di normalizzare verità e realtà orrende, ridicolizzando argomenti che al contrario possono solo essere definiti tragici .
Ho letto libri di natura diversa alla ricerca di una risposta alle reazioni degli esseri umani che mi è capitato di “incrociare” a vario titolo in questi mesi, trovando incomprensibile l’aderenza acritica e feroce nel suo cieco conformismo, al “linciaggio“ a cui sono sottoposta : non penso che si possa qualificare in altro modo quanto sto subendo .
Mi sembra interessante citare la seguente riflessione tratta da un libro dal titolo significativo “Modernità e Olocausto” e cioè che “quando sono costrette a confrontarsi con conoscenze percepite come disturbanti, le persone cercano di difendersi adottando persino vere e proprie strategie di immunizzazione cognitiva” .
Le storie come la mia, singolari rispetto ad altri vissuti di violenza per i loro peculiari caratteri di illegalità ed abuso, provocano, quindi, forti reazioni di rimozione .
Utilizzo il termine nell’accezione che penso sia entrata nell’uso comune, priva di
qualunque sovrastruttura intellettualistica che sarebbe del tutto fuori luogo nell’ambito
della volgare ignoranza con cui sono giornalmente attaccata .
Riflettendo, dunque, su come possa essere affrontato il nodo centrale della negazione nel momento in cui tento con le modeste forze di una persona isolata e così duramente provata sul piano psicofisico, di comunicare le mie posizioni a delle forze civili e positive che penso debbano necessariamente esistere nella comunità in cui sto vivendo quest’esperienza, ho deciso di unire alla lettera due testimonianze di natura molto diversa ma dal mio punto di vista significative nella trattazione dell’ argomento .
Nel primo caso si tratta di una copia del libro “La Tortura nel Bel Paese” frutto di una ricerca a cura di Romano Nobile, presidente dell’Ares, Agenzia Ricerca economico-sociale .
Nell’ambito dell’analisi del fenomeno “tortura” che nel nostro paese é praticata in modo molto maggiore di quanto si possa comunemente pensare perché misconosciute ed ambigue le modalità di esecuzione, vengono riportate le interviste di due appartenenti all’associazione : Paolo Dorigo e Maurizio Bassetti .
Il testo che è dedicato al primo dei due si intitola in maniera laconicamente significativa
“un microchip in testa“.
L’incredulità degli scettici che, nella migliore delle ipotesi si esprime con un omertoso silenzio, ma, molto più frequentemente, con una criminosa, irresponsabile derisione, non può addurre alcuna auto-giustificazione di fronte alla brutale realtà che anche profani in campo medico possono desumere dalla visione delle lastre ottenute con varie metodiche da Paolo Dorigo e da altre persone della associazione .
Infatti queste evidenziano la presenza nella testa e talora in altre zone del corpo, di corpi estranei che non trovano alcuna spiegazione da un punto di vista anatomico e/o fisiologico .
La seconda testimonianza è costituita dalla versione integrale dell’opinione n° 20 dello Ege, Gruppo europeo di etica nell’ambito delle nuove tecnologie che è interamente dedicato agli aspetti etici degli ICT (Information and communication technologies)
implants all’interno del corpo umano .
Da questa lettura si deduce in modo evidente che gli esperti sono del tutto consapevoli delle potenzialità aberranti che determinate tecnologie possiedono non solo in un divenire futuro ma anche nelle attuali possibili applicazioni .
Per entrare nel merito della mia vicenda personale e dell’abuso tecnologico che viene
commesso nei miei confronti, ricordo che nello striscione di protesta avevo fatto cenno a delle “voci”, insulti molto volgari che da mesi mi venivano fatti ascoltare in continuazione (di recente il “disturbo“ è aumentato in complessità con degli effetti ancora più intensi ) .
Ho potuto verificare attraverso la lettura o tramite dei contatti personali che, in tali abnormi situazioni, la consapevolezza di quanto sta accadendo passa attraverso un iniziale rifiuto a cui seguono una progressiva comprensione attraverso l’esperienza e il confronto fra la realtà dei fatti, sconvolgente e non immaginabile senza un’esperienza diretta di ciò che i propri sensi ed il proprio intelletto percepiscono, ed i dati che si ottengono leggendo i resoconti di altri che in precedenza hanno avuto la particolare “sorte“ di incontrare nel loro destino tale espressione della follia e della malvagità umana .
Anch’io infatti, ho attraversato la fase in cui, inizialmente, ho attribuito i miei disturbi
“uditivi” alla presenza di microfoni o altre apparecchiature all’interno della mia abitazione .
Tale spiegazione mi appare assai ingenua nel momento in cui, dopo varie letture , sono
giunta alla conclusione che esistano attualmente infiniti strumenti tecnologici per produrre infiniti effetti di tortura sul corpo umano che qualcuno ha saggiamente definito “bianca” perché consiste fondamentalmente di un attacco portato all’interno dell’ecosistema mentale di un essere umano che ad un primo approccio sembra meno individuabile e definibile di quelle tradizionali .
L’assenza di quegli elementi che l’immaginario collettivo associa tradizionalmente al concetto di tortura, lo spargimento di sangue, le percosse, le mutilazioni, potrebbero indurre a non riconoscere il potenziale di violenza sconvolgente implicito nella tortura invisibile del terzo millennio .
Al contrario ritengo che le psicotecnologie con il ricorso a mezzi elettronici ed informatici
e a conoscenze neurofisiologiche sempre più evolute possano ottenere dei risultati di controllo e distruzione di un organismo di molto superiori ad armi e metodi convenzionali proprio in quanto, paradossalmente, possono essere praticate per anni prima di condurre a morte un individuo .
Mi sembra molto probabile che, nel mio caso, tali procedure siano attuate mediante l’inserimento nel mio organismo di una minuscola apparecchiatura elettronica .
L’accertamento mediante esami medici di tale verità, sempre molto difficile, oltre che dalle tecnologie sempre più sofisticate e dalle caratteristiche spesso ignote al pubblico, è ulteriormente complicato dall’enorme pressione che può essere “applicata” a livello sociale nei confronti di alcune delle persone coinvolte (come avviene per me), e comporta influenze più o meno intimidatorie di varia natura .
L’ottenimento di un’appropriata documentazione medica non comporta nell’opinione pubblica l’effetto che il buon senso farebbe supporre in quanto, come ho potuto constatare, dopo la prima fase di sconcerto e di negazione del problema, nel momento di una iniziale presa di coscienza, non subentra la rabbia e lo sdegno per una aberrazione del genere .
Probabilmente i meccanismi di rimozione già citati, impedendo di accettare in piena consapevolezza l’amara effettività che in un paese occidentale che si dice democratico, si possano perpetrare illegalità e violenze inaudite con il silenzio di tutti i garanti dei diritti civili, parti politiche e magistratura, conducono alla ricerca di una giustificazione che ferisce profondamente le persone soggette a tortura in quanto, non dovrebbe essere necessario ricordarlo, non ne esiste alcuna .
Chi gestisce la trama della follia nella mia vita come in quella di altri soggetti, si presta di buon grado a queste pratiche di reperimento di schermi di menzogna per coscienze vacillanti.
Nel mio caso, come peraltro è consuetudine di tali prassi operative che sono tipicamente costituite di attività occulte, sotto copertura per così dire, sia all’interno dell’organismo che nell’ambiente sociale, sia di pratiche visibili cartina di tornasole delle prime, da anni vengono diffuse o meglio sarebbe dire costruite di sana pianta, vaste architetture di calunnie riguardanti i miei comportamenti sociali .
Durante la campagna diffamatoria che vi ha visto come così partecipi destinatari, sono state fatte circolare, probabilmente con degli mms, delle immagini illegalmente ottenute durante una relazione sentimentale che si è verificata durante il corso dei miei studi universitari (in una città che non è quella indicata per errore dal giornalista del Messaggero nell’articolo del 22/02/2006) .
Come ho scritto in una delle mie denunce, negli ultimi tre anni della mia vita, anche se l’inizio reale delle mie vicende risale ad un arco di tempo molto  superiore, le straordinarie forze attive nella mia vita, hanno lavorato all’artefatta edificazione di una devianza sociale e di una malattia mentale che sono del tutto inesistenti con l’obiettivo di colpire una persona che aveva dato “fastidio” per le sue caratteristiche intellettuali e morali in determinati ambienti culturali e scientifici .
La vicenda dei filmati di natura sessuale solo se inquadrata nell’esatto ed originario contesto, acquisisce il suo reale significato .
Sono stati un mezzo per operare isolamento e discredito sociale nell’ambito di un progetto le cui modalità operative e finalità sono ben più ampie e gravi di un più comune fenomeno di mobbing a cui a prima vista potrebbe essere rapportato .
Con lo stesso intento di calunnia, é stata perfino utilizzata una vicenda medica protrattasi per diversi anni, senza che ve ne fosse il benché minimo fondamento in quanto riguardava le strutture ossee del mio organismo e le cure che mi sono state praticate .
Consapevole delle sue caratteristiche di complessità, ho ponderato a lungo l’opportunità che una persona esposta in modo così violento alla morbosa attenzione dell’opinione pubblica, fornisca di sua iniziativa ulteriori informazioni che potrebbero suonare come giustificazioni rabberciate nel quadro di una campagna diffamatoria .
Infatti ho già avuto la possibilità di constatare che anche le argomentazioni più valide possono essere capziosamente manipolate e stravolte tanto più se gli eventuali interlocutori, giornalisti o altre persone a vario titolo coinvolte, non sono dotati di solidi presupposti culturali per poter correttamente valutare determinate vicende .
Ho deciso quindi di mettere a disposizione di eventuali auditori della mia storia intenzionati a superare le “mistificazioni” di facciata, un testo che tratta la forma di medicina che per molti anni mi ha seguito, ossia l’osteopatia cranio-sacrale.
Più approfondite considerazioni in merito al libro troveranno una più adeguata collocazione nel sito dedicato alla documentazione ed agli approfondimenti in merito alla mia vicenda cui si potrà accedere dalla pagina a me dedicata nei siti dell’associazione (www.associazionevittimearmielettroniche-mentali.org e www.avae-m.org ) .
Ritornando al filo del discorso, penso di aver resistito con grande forza ad un progetto di distruzione che nel mondo occidentale, pacificato e senza guerre conclamate, ha già
condotto alla morte un elevato numero di persone .
Basti pensare che è stato realizzato un accurato lavoro di isolamento sociale su scala
sempre più vasta che mi ha condotto nella città del nord-est d’Italia in cui ho trascorso gli ultimi due anni della mia vita, ad un’esistenza da reclusa in una vera e propria cella d’isolamento : la mia abitazione .
Sintomatico di tale atteggiamento sociale di ignoranza e di condizionamento, è, negli ultimi mesi del mio ritorno in Abruzzo, il comportamento di mio fratello che dopo aver dichiarato ai giornalisti di avermi seguito nel mio peregrinare in giro per l’Italia, non ha avuto con me quasi nessun contatto .
Aspetto tragico che si riscontra nelle vicende similari alla mia, è la mancanza di strutture familiari o la fragilità di quelle esistenti che non sembrano disporre di quegli strumenti culturali ed intellettuali che consentono ai torturati l’evoluzione necessaria alla presa di coscienza del problema, primo fondamentale passo per un tentativo di resistenza e
difesa .
Gli ambiti parentali, al contrario, sembrano essere facilmente influenzabili dall’attività di
copertura che fornisce alibi del tutto pretestuosi per tali pratiche, esponendo i soggetti ad incomprensioni, solitudine ed ulteriore sofferenza psichica derivante dalla percezione
di sentirsi incompresi proprio dalle persone più vicine che, se fossero fattuali sostegni, impedirebbero probabilmente parabole di gravità sempre maggiore .
Il dato eloquente che su 9 casi femminili attualmente noti all’associazione, 8 siano
costituiti da donne che non hanno relazioni, evidenzia che vengono scelti di preferenza individui “soli” in quanto nell’attuale regressione e scomparsa di forme di interazione e protezione sociale, soltanto le più intime relazioni possono costituire una qualche difesa nei confronti di fenomeni del genere .
Inoltre ritengo che la “persecuzione” di persone di sesso femminile sia ulteriormente aggravata dai connotati di un profondo odio misogino che sono chiaramente presenti nei poteri in questione .
Le motivazioni per la mia vicenda sono molteplici e complesse perché nel tempo si sono accresciute ed intersecate fra loro .
Alla base vi sono sicuramente i percorsi seguiti dal nostro paese negli ultimi anni :
laddove sono stati costruite a tavolino la corruzione e la mediocrità, le persone dotate di un limpido spirito critico non hanno potuto che scatenare emozioni forti ed irose .
Soprattutto se hanno incontrato quei poteri socio-economici che a livello locale forse in modo ancora più intenso che su scala nazionale, hanno la possibilità di decidere la vita di una persona facendo ricorso a determinati bracci operativi la cui natura potete facilmente intuire perché li avete visti all’opera negli ultimi mesi .
Nel momento in cui si entra in contatto con gli ambienti che costituiscono la parte esecutiva, l’esistenza di normali persone che forse non sono in possesso di informazioni neanche così sostanziali, viene stravolta da un accanimento persistente e duraturo (nei
riferimenti stranieri di lingua inglese si utilizza la locuzione stalking con un’accezione di quest’ultimo termine ben più ampia e socio-politica del limitato significato italiano) che appare folle e privo di senso solo a coloro che non ne vedono l’ utilizzo con lo scopo di ottenere un intenso condizionamento sul piano sociale .
Infatti rendendo pubblico nel modo più ampio possibile il calvario di distruzione, di implosione poiché i soggetti coinvolti sono “smantellati“ dall’interno del loro sistema nervoso, la cosa più sacra ed inviolabile che un essere umano ha, con le energie economiche e di altro tipo utilizzate per colpire un singolo individuo, si ottiene il consenso nei confronti di un sistema di violenza, illegalità, e corruzione da parte di centinaia, migliaia di altre persone .
Un consenso sempre strenuamente conformista che talora, nei casi migliori, è impaurito e ripiegato ma molto più spesso è di un’incosciente, criminale irresponsabilità, immemore di quanto avvenuto in altri luoghi e periodi storici .
Vorrei riuscire a rendere partecipi i lettori di questo testo della mia ferma convinzione che le reali vittime dell’orrido teatrino messo in piedi attorno alla mia persona, siano gli spettatori che in vario modo e a vario titolo stanno partecipando al mio linciaggio, in quanto senza che nei loro confronti si facesse ricorso a dei meccanismi di coercizione, hanno accettato di derogare a qualsiasi elementare principio di moralità, legalità, umana partecipazione o forse anche solo di buon senso e di capacità di discernimento, semplicemente assistendo allo psicodramma collettivo di un cittadino così duramente colpito dall’autorità costituita .
Nell’ottica dell’utilizzo sociale dell’impianto di dispositivi elettronici nell’organismo di un cittadino italiano, soltanto il venir meno di una qualsiasi capacità intellettuale può infatti condurre a considerare plausibili, anche solo per un breve momento, improbabili giustificazioni in merito a motivazioni neurologiche o psichiatriche .
In base all’esperienza da me vissuta fino a questo momento, penso che l’introduzione di un dispositivo elettronico all’interno di un essere umano, a sua insaputa, per produrre non solo banalmente suoni e “voci” che ad ogni modo sono insulti e minacce, ma una vastissima gamma di disturbi, non sono altro che moderne armi utilizzate in un processo di annientamento dei residui di dissenso costituiti, aldilà di qualunquistiche classificazioni politiche svuotate di ogni significato, dalle persone pensanti, nelle proprie possibilità intellettuali e morali .
Infatti negli ambienti in cui tali vicende sono scaturite, aveva un significato sociale colpire pubblicamente una persona che, come mi è stato detto , faceva critiche o aveva capito troppo : probabilmente erano le possibilità empatiche di valutare le strutture intellettuali che avevo di fronte a suscitare timori in un momento storico in cui tutti i poteri economici , apparentemente sfrontati nella loro solidità monetaria , sembrano adirati di un narcisismo infantile nei confronti di chi li intuisce nudi nella loro reali caratteristiche .
Successivamente mi sono spostata nella città del nord-Italia che è stata il teatro della maggior parte degli avvenimenti, per scappare agli inizi visibili della poi sempre più manifesta “persecuzione”.
Pongo volutamente il termine fra virgolette a sottolineare che il reperimento nei tentativi
di esternare tali vicende di indizi di tendenze maniacali, non è altro che un logoro cappello per il pubblico di ciò che viene praticato di nascosto negli organismi dei torturati .
Questi devono essere persone dalle caratteristiche psico-fisiche fuori dall’ordinario e per tale motivo scelti oltre che per le caratteristiche intellettuali e culturali : infatti sopportano per anni sofferenze realmente indescrivibili .
Si tratta infatti di una specie di resistenti che qualcuno vorrebbe dare in via di estinzione per negare che, al contrario, nonostante le vistose intimidazioni che sconfinano nel
plagio, è in continuo aumento il numero dei casi segnalati per vie spesso sotterranee a Paolo Dorigo o a pochi onesti operatori del settore medico che, pur non avendo poi il coraggio di esporsi pubblicamente, non possono coscientemente riconoscere patologie di natura fisica o psichica in ciò che osservano .
Sulla base di quanto sopra esposto, non penso che possa sussistere, se non in modo marginale, un’ipotesi di ricerca scientifica, non fosse altro che le applicazioni sarebbero nel campo delle tecniche di condizionamento e controllo, ben lontane da eventuali scopi “benefici” eventualmente propagandati, e che esistono circa cinquanta anni di sperimentazioni condotte in modo concorrenziale nei due blocchi della ex guerra fredda .
Questo aspetto del tutto sconosciuto per le mie precedenti esperienze di vita , è diventato chiaro nella città che sopra ho citato dove la mia vicenda si è svincolata dagli aspetti individuali e nelle mani esperte di persone del braccio operativo, è stata utilizzata per inviare un forte messaggio di obbedienza in un ambito in cui venivano disseminati ad arte focolai di degrado poi imputati ad extracomunitari che non ne avevano la responsabilità perché non detenevano il potere necessario ad una tale azione .
Purtroppo, dal mio punto di vista, l’impatto sulla città di Pescara è stato devastante ,
perché pur essendovi un clima più “rilassato” (almeno in apparenza), è venuto a mancare quello spessore sociale o politico che avrebbe permesso di non confondere una “cosa” orrenda con una specie di grande fratello balneare .
Tra l’altro, nonostante siano stati attuati tentativi in tal senso, non è stato possibile trovare uno spazio che mostrasse la disponibilità alla presentazione del libro già citato che ha condotto Paolo Dorigo in un giro dell’Italia (di 19 tappe nel momento in cui scrivo) che, dal nostro punto di vista è un baluardo, circoscritto nei numeri, solidissimo nella sensibile partecipazione, della libertà di espressione nel nostro paese .
Dopo aver utilizzato quasi una decina di pagine di scritto per comunicare ai lettori la natura dell’episodio di massa che si sta verificando, una laica, che ha fatto dell’onestà e della coerenza intellettuale le compagne imprescindibili di una vita solitaria per violenza altrui, prende umilmente in prestito le parole pronunciate dal vescovo della diocesi di Pescara durante il recente periodo pasquale e affida alla croce non se stessa che come altre persone in Italia sta subendo la peggiore tortura possibile perché la più misconosciuta, ma la cosiddetta “società civile“ a cui mi sono rivolta all’inizio di questo scritto .
Purtroppo in moltissimi luoghi d’Italia non sembrano esservi molte tracce della sua eticità o semplicemente della sua esistenza .
 
Grazie
E.C.
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