da Guardare Avanti ! - serie IIa n.2 - inverno 2007

IL VOLO DELLA FENICE

di Marco Sacchi

militante comunista m-l-m, 8-6-2007

NB= spesso le note, ordinate per capitolo, sono citate senza parentesi, con un semplice ° dopo il n.della nota

 

La fenice è un mitico uccello che dopo essersi dato alle fiamme risorgeva dalle proprie ceneri, presso gli Egizi simboleggiava l’eterno ritorno e la rinascita, ovvero, il ritorno della vita dalla morte. Erodoto nella sua opera dava spazio, oltre ai fatti storici e politici dei popoli che personalmente aveva accostato, anche ai miti. Della fenice narrava: “Dicono che la fenice appaia in Egitto molto raramente, ogni cinquecento anni, le muore il padre.  Si narra che in questa occasione la fenice, partita dall’Arabia, trasporti il corpo del proprio genitore avvolto in un uovo fatto di mirra, per seppellirlo a Elaiopoli, nel tempio del dio Sole”.

La fenice (in egizio bennu, la cui radice ben ha attinenza con l’idea del fecondare), era raffigurata dagli Egizi come un airone grigio, un uccello migratore, abituato ad abbandonare la Valle del Nilo ogni 500 anni. Quando vi faceva ritorno gli Egizi credevano fosse rinato.

E di volare per rinascere, tutto il genere umano, uomini e donne, bambini e adulti, giovani e anziani, ne avrebbe veramente e urgentemente bisogno. Il modo di produzione capitalista dominante rischia per la sua avidità di profitto 1° di distruggere ogni forma di vita nel nostro pianeta, nel decennio che va dal 1992 al 2002 le emissioni di anidride carbonica nell’atmosfera sono state del 9%, un miliardo di persone non ha accesso all’acqua potabile e tre miliardi bevono acqua scadente, nel frattempo 17 milioni di ettari di foreste spariscono ogni anno, mentre 60.000 specie di animali sono sterminate.

Il mondo è senza dubbio sull’orlo di una catastrofe politica, sociale e ambientale. Eppure, oggi più che mai, le forze produttive potrebbero fornire una soluzione ai problemi dell’umanità. Ma la produzione non potrà mai svilupparsi in base ai bisogni delle masse popolari finché una cricca di capitalisti a livello nazionale e internazionale terrà in mani i mezzi di produzione  dirigendoli solo in base ai profitti che riescono ad ottenere. Solo l’espropriazione di questa cricca e un’economia che sia guidata democraticamente dai lavoratori (ovvero i lavoratori associati che decidono come, cosa e per chi produrre)  sarebbe la soluzione ai problemi che causa il modo di produzione capitalistico

 Ma per spiccare il volo, risorgere dalle ceneri, non possiamo usare strumenti inadatti, non abbiamo bisogno di una scienza asservita alla classe dominante, che è usata per tutte le barbarie come le torture tecnologiche e il controllo mentale, non certo abbiamo bisogno di una politica che non si fondi su un protagonismo in prima persona delle masse popolari. 

Non dobbiamo disperare, non c’è niente di statico. La ricerca scientifica (quella vera) ci dice che l’universo non è statico. Ovunque, dalla scala infinitesimale a quella infinitamente grande, si nota cambiamenti ed evoluzioni. Galassie o ammassi di esse evolvono e mutano. Stelle e pianeti nascono, crescono e muoiono. Gli individui crescono, imparano, agiscono e scompaiono. Come nel passato, imperi nascevano e morivano, perciò il modo di produzione capitalistico è destinato a morire.

E già adesso ci sono le premesse con lo sviluppo della rivoluzione proletaria nei paesi dell’Asia, dell’Africa e dell’America Latina attraverso le guerre popolari dirette da partiti comunisti maoisti. Anche nei paesi imperialisti ci sono segnali positivi, pesiamo a quello che successe in Francia nell’autunno del 2005, dove da parte di masse proletarie in particolare quelle giovanili) espressero forme di lotta alla resistenza contro la polizia agli assalti contro i commissariati, tanto che l’organizzazione dello Stato per un breve periodo di tempo perse il controllo di parti significative di territorio. La fenice esce dalle ceneri e comincia a volare.

 

NOTE

1° Con il capitalismo il denaro diventa il principio e il fine dell’attuale dell’attività economica, ci deve essere: D – M  -  D’,  perché il capitalismo funzioni bisogna che sia accumulazione di capitale, che il capitale si valorizzi, poiché se così non fosse il capitalista non perderebbe tempo a svolgere un’attività economica di qualsiasi tipo. Il capitalismo si basa su un principio di disuguaglianza e di squilibrio.

Nel capitalismo solo quelli che controllano il denaro controllano la propria economia. Per questo motivo nel capitalismo, il denaro è potere.

 

 

 CAPITOLO I    

LA SCIENZA ASSERVITA

E LE SUE APPLICAZIONI

 

BREVI NOTE SULLA PRESUNTA NEUTRALITA’ DELLA SCIENZA IN UNA SOCIETA’ DIVISA IN CLASSI.

 

Qualità dello studioso.

Condizione essenziale perché la ricerca scientifica abbia successo è anzitutto il voler fermamente giungere ad accertare la verità delle cose. Per trovare risposta, a dei quesiti, non basta porseli, bisogna anche risolverli. L’affermazione può sembra pacifica, ma non lo è. In realtà sono piuttosto rari i casi in cui gli scienziati si dedicano veramente alla ricerca, della verità.

Come mai? Per il semplice fatto che la società umana cristallizzata in classi sociali contrapposte, è  conservatrice, teme le perturbazioni e i cambiamenti e perciò tende istintivamente a scoraggiare un’autentica ricerca scientifica.

In una società dove la divisione sociale del lavoro ha portato ad affidare a singole persone specializzate la ricerca scientifica, la scienza è diventata per tale ragione una professione retribuita, un modo per raggiungere una certa posizione sociale, per fare carriera. Perciò allo scienziato si viene a trovare al dilemma che potrebbe apparire rozzo: vita comoda o ricerca della verità?

La ricerca della verità, poiché, di solito non solo non reca allo scienziato né onori né facilitazioni sociali, ma spesso può provocare problemi, incomprensioni se non addirittura persecuzioni (vedere come esempio il caso di Galileo). La causa di tutto ciò è semplicissima, se la società costituita è conservatrice, la scienza vera, quella disinteressata è invece di per sé rivoluzionaria, tende in pratica a rompere situazioni cristallizzate, a rompere pregiudizi, a sovvertire lo stato di cose esistente, a rimettere in questione tutto l’ordine esistente. Per cui essa non può non attirare la diffidenza e il timore dell’ordine costituito. Per questi motivi Gramsci diceva: “dire la verità è rivoluzionaria” (manchette del primo numero dell’Ordine Nuovo).

C’è da dire che la scienza non deriva sola dall’assidua e paziente attività intellettuale dei singoli ricercatori, ma è il risultato di un’attività e di una pratica sociale, ed ha una dimensione storica quindi, dalla rivoluzione industriale in poi, non esiste una scienza autonoma dalla storia ma nemmeno una storia autonoma della scienza; la rivoluzione borghese è stata anche una rivoluzione scientifica (pensiamo a quanto contribuito la macchina a vapore nella rivoluzione industriale).

 

Alcuni esempi delle  conseguenze delle scoperte scientifiche.

 

 Prendiamo come esempio la ricerca sui fenomeni luminosi. Sul finire del secolo XIX°, i fisici cominciarono a considerare il problema se le onde luminose si comportassero, o meno come quelle acustiche. Il problema ebbe la sua definitiva soluzione quando si capì che la velocità delle onde luminose, al contrario di quelle acustiche, non dipende dallo stato di moto né dall’osservatore, né dalla sorgente. In altre parole la velocità della luce non si somma con la velocità che la stella emette.

Questa scoperta ribaltava una tradizione millenaria che considerava ci fosse un unico orologio che batteva a tutto l’universo.

Einstein con la sua ricerca portò a dei risultati che andavano contro il senso comune di allora, quali:

1)   il carattere relativo della simultaneità, vale a dire gli eventi contemporanei per un osservatore non sono più tali per un osservatore che si muove con velocità confrontabile con quella della luce;

2)   la lunghezza del regolo è più corta ad un osservatore che si muove con grande velocità rispetto ad un osservatore in quiete rispetto al regolo;

3)   la dilatazione dei tempi per l’osservatore che si muove con grande velocità rispetto ad un altro ritenuto “quiete”.

Questi tre risultati costituiscono la nuova tematica einsteiniana e danno un duro colpo a tutte le filosofie che facevano del tempo e dello spazio categorie a priori della conoscenza, cioè vale a dire forme che esistevano solo nella nostra mente e non ricavati dal mondo esterno. La scoperta dell'interconnessione tra materia, spazio e tempo costituisce una nuova visione del mondo e, nel contempo, un approfondimento della conoscenza stessa.

Se la meccanica classica, in pratica lo studio delle leggi del movimento dei corpi macroscopici, potè prescindere dall’interazione tra spazio e tempo è perché non comportò gravi complicazioni al moto di detti corpi. Ma il passaggio alle leggi che governano i moti del microcosmo e delle particelle elementari rese evidente l’insufficienza dei concetti di meccanica, soprattutto del suo determinismo meccanicistico sui cui era basato, facendolo ormai apparire come un caso particolare.

In Materialismo ed Empiriocriticismo Lenin dice chiaramente che il mondo è materia in movimento e la meccanica riflette le leggi del movimento. Noi, oggi, possiamo aggiungere che l’elettromagnetismo, la relatività e la meccanica quantistica riflettono tali leggi per ciò che riguarda i moti dei corpi (particelle) le cui velocità sono prossime a quella della luce.

In questi nuovi campi della fisica del XX° secolo, scoperti grazie al rivoluzionamento continuo delle forze produttive e delle nuove tecnologie, gli scienziati si sono imbattuti in nuove forme di movimento della materia e in nuove interazioni, a cui il vecchio materialismo meccanicistico, già criticato a fondo da Marx ed Engels, non seppe più dare risposte.

Perciò respingere il materialismo dialettico, che vuole che non esiste altri che materia in movimento e che questa materia in movimento non possa muoversi altrimenti che nello spazio e nel tempo obbiettivamente reali, significa scivolare fatalmente ora sulla causa finale del mondo (Dio), oppure sull’impulso primo (teoria del big-bang), altra espressione del concetto di Dio.

Le teorie non sono mai neutre, se noi concepiamo l’universo come una realtà materiale che non è mai nata e per questi motivi non può morire, che il mondo è infinito nel tempo è nello spazio ma che soprattutto è materia in movimento, contrasta con il con la concezione di uno spazio immobile, assoluto che porta molti intellettuali ad un pessimismo storico o come Fukuyama “la fine della storia” per giustificare la perennità del modo di produzione capitalistico e di un sistema fondato sulla divisione di classi. Ma se l’universo come realtà materiale è in continua espansione e non ha confini, allora vuol dire che ogni sistema sociale è una realtà provvisoria, che può finire e far nascere qualcosa di nuovo.

 

Distacco della scienza dalla filosofia e legame con la produzione.

 

Per molto tempo il sapere scientifico era parte, di quelle “cattedrali delle idee” nelle quali la filosofa, scienza e politica erano strettamente connesse in un sistema di rapporti reciproci e tutte erano subordinate ai principi universali della metafisica e della teologia. Così la tecnica, anche quando era largamente utilizzata, dagli scienziati (si pensi alle macchine di Leonardo o al cannocchiale di Galileo), essa era prerogativa di abili artigiani, di “pratici”.

Tale rimarrà ancora fino al XVIII° secolo, quando lo sviluppo tecnico fornirà un valido supporto alla meccanizzazione dell’industria. Le grandi invenzioni di questo periodo quali ad esempio la macchina a vapore, sono compiute da persone, molto ingegnose mosse da interessi prevalentemente pratici e lontane dall’ambiente scientifico.

L’accostamento della scienza ai problemi pratici, la collaborazione sempre stretta fra scienza e tecnica, porterà come conseguenza il distacco tra il pensiero scientifico dalla filosofia. In molti studiosi comincia a radicarsi la convinzione che le applicazioni pratiche possono fornire la più valida prova della scientificità della propria teoria. L’utilizzazione delle scoperte scientifiche da parte dell’industria e gli straordinari successi ottenuti mediante tale utilizzazione, non tardarono a procurare alla scienza una larghissima popolarità, alimentando la speranza che essa avrebbe finito per risolvere ogni problema dell’umanità.

La distinzione fra ricerca scientifica pura, intesa a scoprire i segreti della natura, e scienza applicata o tecnica che utilizza tali scoperte per la risoluzione dei problemi della vita quotidiana (problemi della produzione, dei trasporti, dello sfruttamento di sempre nuove fonti d’energia ecc.) dava apparentemente un ruolo di “superiorità” alla scienza pura, e forniva un alibi agli scienziati del modo di come le loro scoperte venivano utilizzate.

La scienza, legandosi alla produzione, si legava anche ad una classe sociale, portando dei mutamenti nell’agire e nel pensare il proprio ruolo degli scienziati, poiché non solo si offriva a loro la possibilità di trarre parecchi profitti dalle proprie invenzioni e scoperte, ma faceva trarre la conclusione di trovare nella borghesia la propria naturale alleata.

 

Sviluppo capitalistico e uso della scienza

La costruzione dei grandi stabilimenti industriali con l’utilizzazione di nuove tecnologie, richiedeva forti investimenti, poiché le nuove tecnologie produttive che venivano introdotte permettevano la realizzazione di enormi profitti. Per questi motivi il controllo delle scoperte scientifiche diventava vitale per battere la concorrenza. La possibilità di effettuare questo controllo divenne prerogativa dei grandi monopoli che si andavano formando su questo processo d'accelerazione forzata dello sviluppo della scienza applicata.

Inglobati dalle esigenze produttive anche il ruolo e l’identità degli scienziati si trasformava.

Già dalla metà dell’ottocento scompariva la figura dello scienziato con interessi e conoscenze universali, per lasciare il posto ai ricercatori specializzati, che, dovevano dare risposte sicure ai problemi pratici che incalzavano, concentrando le proprie energie su una argomento rigorosamente circoscritto. In questo modo si riproduceva dentro l’organizzazione delle ricerche una delle più tipiche situazioni riscontrate nella nascente industria: la divisione del lavoro.  Una delle conseguenze di tale divisione del lavoro sarà il graduale disinteresse del singolo ricercatore per l’insieme delle scienze. Questo fenomeno sì può  paragonare per certi versi a quello che si venne a creare nel processo produttivo, cui la parcellizzazione del lavoro impedisce all’operaio di raggiungere una visione globale di tale processo.

Ma tra gli scienziati sorge una contraddizione, perché la maggiore conoscenza dei fenomeni naturali, crea inevitabilmente una coscienza di come si possono dominare gli effetti dell’attività produttiva sull’uomo e sulla natura, e per questi motivi essi sono pienamente coinvolti nei fatti e misfatti della rivoluzione industriale. Per questo, mantenere una teoria staccata dalla pratica era (ed è tuttora) una pura finzione, continuamente smentita dall’intreccio fra scienza e tecnica.

Le conquiste della scienza non influenzano in modo “automatico” la società, però è chiaro che determinano mutamenti e bisogni. Oggi è impossibile immaginare una qualsiasi sfera della vita sociale che possa fare a meno della tecnica.  E non solo per le attività produttive (industria, trasporti, commercio ecc.) ma anche nella sfera personale e degli stili di vita se si pensa agli elettrodomestici, alla radio, alla televisione, al computer e al cellulare.

L’accrescimento della nostra conoscenza della realtà è sempre valso ad abbattere vecchie superstizioni e vecchi miti che disturbavano profondamente l’uso della ragione, non solo nello studio della natura ma anche nella risoluzione dei problemi sociali.

Marx rivendicò il carattere scientifico del socialismo, che si deve basare su un'esatta conoscenza delle strutture economiche del capitalismo.

La distorsione specialistica favorì il diffondersi di un' interpretazione della scienza come sapere “neutrale”, valido poiché confermato dalla pratica, ma tale da non dover coinvolgere lo scienziato, da ponderarla neutrale anche sul piano etico e politico.

Rispondeva Ludovico. Geymonat a proposito della neutralità della scienza:

“D. nei dibattiti sulla scienza e sulla possibilità di essere neutrale   la ricerca scientifica subisce condizionamenti sociali e politici.   Quale è la tuta posizione su questa tesi?

R.           la mia posizione, che ribadito in vari lavori in tanti anni, è che la scienza non è neutrale, essa ci impegna sopra una visione dell’universo. Se non ci fosse la scienza, noi potremo ancora credere nei miti mosaico – cristiani, o nel mito, anche molto più bello, greco – pagano. E’ evidente che la scienza ci aiuta a liberarci da questi miti, e basta questo per dire che la scienza non è filosoficamente neutrale. Essa, non diciamo che ci costringe ad avere una visione del mondo che secondo me deve essere quella materialistico dialettica, ma certo elimina tante visioni spiritualistiche, romantiche della natura, per cui essa incide sulla visione filosofica. Questo dimostra che essa non è filosoficamente neutrale. Il fatto che non sia filosoficamente neutrale, è una cosa un po’ diversa ma legata alla precedente, perché la scienza fosse puramente e semplicemente uno strumento e non nessun impegno conoscitivo potremmo dire che questo è nelle mani di chi lo elabora, di chi lo costruisce, in fondo noi potremmo pensare che la scienza, se non ha nessun impegno conoscitivo, è oggi strumento della classe dirigente e basta, della classe capitalistica. Ora questo non è vero. Da Galileo essa è senza dubbio collegata alla società, è uno dei fattori fondamentali della nostra società e determina molte nostre azioni, i nostri modi di vita. La scienza è strettamente legata alla società, alla cultura umanistica, alla cultura religiosa (sa ha un senso parlare di cultura religiosa). Per questa sua influenza nella società, non essendo la scienza filosoficamente neutrale, non è neanche praticamente neutrale. Ed allora è un errore gravissimo l’idea che la scienza costituisca qualcosa a parte, che possa essere asettica, di avere nessun impegno conoscitivo, che è costruita da chicchessia. Ma è anche un errore il pretendere che la scienza sia la causa dei mali della nostra società. Un certa impostazione delle ricerche scientifiche, una mancanza di cultura scientifica di massa, e quindi l’incapacità delle masse di controllare la scienza, di dare suggerimenti, questo dipende non dalla scienza ma dalla struttura capitalistica della nostra società)

(Intervista a cura della redazione di Ottobre 25 – 26 febbraio 1979).

Il capitalismo ha separato la scienza dal sapere comune, vivo, che scaturisce dal lavoro produttivo e dagli uomini delle classi subalterne che creano la ricchezza sociale. La ha trasformata in potenza estranea, indipendente da tutti ma non chi possiede le condizioni materiali dell’esistenza attraverso i mezzi di produzione. L’individuo, vede nella scienza qualcosa che gli è incomprensibile perché non esiste nella sua coscienza come sapere concreto e pratica reale, ma agisce – nelle macchine, con la tecnologia, prima di tutto – come un potere ulteriore di chi lo opprime e lo sfrutta.

 

la scienza non è neutrale

Come si diceva prima, la scienza non è neutrale, essa è spinta motrice, catalizzatore dello sviluppo capitalistico. Basta porre attenzione sulle somme per la ricerca militare, sulla collaborazione e integrazione tra ricerca, università, industria, organi dello stato e forze armate, per rendersi conto del ruolo fondamentale della scienza nella società capitalista.

La scienza è parte del potere, ed è potere essa stessa; gioca un ruolo primario nel mantenimento del potere borghese.

Innumerevoli fatti comprovano il coinvolgimento della scienza e della tecnologia in ogni settore della produzione e dei rapporti sociali per razionalizzare il sistema produttivo, estorcere plusvalore, controllare completamente la vita dell’uomo, studiare nuove armi, avvelenare cibi ecc. Dove i proletari e le masse popolari per questa scienza sono carne da macello su cui sperimentare nuovi farmaci e nuove tecniche per migliorare la scienza dei baroni della medicina e i profitti dei capitalisti (1°).  E grazie allo sviluppo scientifico l’apparato dello stato si è accresciuto in maniera invisibile assai maggiore di quanto si possa immaginare e grazie sempre alle nuove forme di controllo il rischio che si arrivi a schedare e controllare tutti, che il vecchio sogno d’ogni padrone (grazie sempre a queste forme di controllo), quello del super servo, possa diventare una tragica realtà.

 

cosa scriveva V. Packard, negli anni ’50

Uno degli esempi di aberrazioni dell’uso della scienza è sicuramente il controllo mentale attraverso l’uso di tecnologie, ora, grazie soprattutto alle vittime c’è parecchio materiale su questo argomento. Nel 1956 (periodo che era operativo MK ULTRA) sul Times V. Packard, giornalista americano, diventato famoso come autore de “I persuasori occulti” un libro sulle tecniche pubblicitarie, scriveva:

“A lunga scadenza – diciamo nel duemila – tutte queste manipolazioni a base psicologica sembreranno, forse, molto ingenue e un po’ ridicole. A quell’epoca i biofisici (biofisica e biochimica sono scienze che applicano la fisica e la chimica allo studio dei viventi) avranno probabilmente assunto il comando delle operazioni con il “biocontrollo” ossia la persuasione del profondo portata alle sue estreme conseguenze.

Il biocontrollo è la nuova scienza che controlla i processi mentali, le reazioni emotive, le sensazioni degli uomini mediante segnali bioelettrici. L’elettronica è così in grado di controllare tutti gli individui in qualche modo pericolosi per il potere.

Negli esperimenti di biocontrollo gli scienziati sono già riusciti ad alterare nell’uomo il senso dell’equilibrio, a provocare artificialmente la fame in animali sazi, la paura senza che nulla li minacciasse.

Ai soggetti controllati non si permetterebbe mai di pensare individualmente. Pochi mesi dopo la nascita, un chirurgo sistemerebbe sotto la pelle dei bambini un piccolo apparecchio ricevente collegato al cervello. L’attività dei sensi e dei muscoli potrebbe così essere modificata e controllata da segnali elettrici emessi da un trasmettitore azionato delle autorità statali”.

 

Attualmente, con i microchip e le armi elettroniche, le forme di controllo si sono sviluppate e sono un ulteriore di conferma delle barbarie e nazismo della scienza asservita al potere. Per non parlare quando viene usata contro i rivoluzionari che si oppongono a tale potere: da  Ulrike Meinhof dove tentarono un’operazione di lobotomia, l’operazione consisteva nel tagliare i legami tra alcune parti del cervello ed altre (la lobotomia si cerca di cambiare il carattere delle persone) fino a Paolo Dorigo con i microchip installati quando era in prigione.

 

ma quali sono le cause di tutto questo ?

 Il rapporto sociale di produzione capitalistico si basa, ai fini della realizzazione del valore e della riproduzione della ricchezza, sullo sfruttamento della forza-lavoro e della natura. Le distruzioni e le aberrazioni (come quelle ambientali, la tortura elettronica  ecc.) che  accompagnano lo sviluppo delle forze produttive, sono originate che esse operano nell’ambito dei rapporti di produzione capitalisti. Modo di produzione che è oramai storicamente superato, che ha esaurito le sue potenzialità come abito favorevole allo sviluppo della forza produttiva del lavoro umano (2°). Quanto più la fase del suo declino si protrae, tanto come dicevo prima, più i suoi effetti distruttivi diventano profondi e universali, della vita degli uomini e dalla natura. Le contraddizioni proprie del modo di produzione capitalistico si presentano sempre più come “problemi universali”, genericamente umani (3°).

 A questo punto, molti (intellettuali e politici) si sono messi a gridare che ormai è scomparsa ogni divisione di classe: non siamo tutti vittime dello stesso destino crudele? Non siamo tutti nella stessa barca? La cultura e l’opinione di questi personaggi servono a sostenere i lacci interclassisti che frenano i movimenti che nascono dalle contraddizioni del modo di produzione capitalista (ecologisti, pacifisti, movimenti contro la fame del mondo, movimenti per i diritti civili ecc) e li mantengono alla fase di movimenti manovrabili dai vari gruppi della classe dominante.

 

note conclusive

Per superare la distanza che esiste tra scienza e masse lavoratrici, tra scienza e società bisogna trasformare in maniera radicale gli attuali rapporti di produzione e l’insieme delle relazioni sociali, in sostanza il mettere fine da parte degli sfruttati sia dello sfruttamento e sia della classe che detiene il “diritto” di sfruttare e  ha il monopolio della violenza.

Per questo bisogna rifiutare la presunta neutralità della scienza. Diceva a proposito L. Geymonat:

“ la scienza borghese (nello stadio attuale dello sviluppo della borghesia, ben diverso da quello settecentesco) si illude di essere neutrale e quindi non offre alcuna resistenza di principio a chi in grado di strumentalizzarla: la scienza proletaria essendo consapevole dei nessi dialettici che legano ogni singola disciplina alla globalità del sapere, si rende invece conto che ogni risultato via via raggiunto in questo o quel settore possiede, pur nella sua relatività, un significato e un peso per tutti gli uomini. Anche la prima non può senza dubbio conseguire strepitosi successi, questi non le impediscono però di rimanere culturalmente sterile (ammirata, forse, da tutti ma rinchiusa in uno splendido isolamento). La seconda invece proprio perché inserita nelle lotte generali della cultura e della società, può anche “sporcarsele le mani” ma non fare meno di assumere un valore universale. Quella può “serenamente” tollerare che soppravivano accanto ad essa le vecchie concezioni irrazionalistiche del mondo (che costituiscono ancora oggi la più comoda giustificazione ideologica delle ingiustizie sociali); questa si compromette ha viso aperto nei più accesi dibattiti filosofici per rinnovare la nostra concezione del mondo, e con ciò diventa come lo fu nel settecento la scienza illuministica uno dei fattori fondamentali del progresso scientifico e civile dell’umanità”

(Ludovico Geymonat, Storia del pensiero filosofico e scientifico)

La scienza proletaria non è solamente un idea astratta, ma ci sono delle esperienze concrete dalle quali possiamo imparare, sapendo che quando le idee se ne impadroniscono le masse diventano forze materiali.

Pensiamo all’esperienza nelle campagne cinesi negli anni negli anni’60 dove la parola d’ordine degli esperimenti in agricoltura si traduceva, in un gran numero di comuni popolari, di campi sperimentali quali venivano sperimentate diverse tecniche di coltura o anche colture diverse. Oppure durante la Rivoluzione Cultura Proletaria quando grazie ai Gruppi di triplice unione (4°), migliaia d’innovazioni tecniche che in precedenza erano state bloccate soprattutto quando entravano in contraddizione con le idee ammesse dagli scienziati e dai tecnici, furono avviate. Queste resistenza da parte dei tecnici e degli scienziati era soprattutto dovuto dal fatto, perché non sembravano loro conformi alle concezioni e tecniche che gli erano state insegnate. Durante la Rivoluzione Cultura Proletaria, i problemi cessarono di essere risolti solo in nome della “teoria” (impregnata d’ideologia borghese e revisionista) e il primato della pratica divenne socialmente riconosciuto.

Una trasformazione in senso comunista dei processi di produzione e di ricerca scientifica deve far scomparire progressivamente la separazione sociale tra attività scientifiche e tecniche, e attività direttamente produttive. Ci deve essere un’integrazione delle attività dei lavoratori associati, che deve significare che le trasformazioni tecniche non devono essere soltanto di una minoranza di specialisti, ma dei lavoratori associati, che devono decidere cosa produrre, per chi produrre e come produrre. Significa anche, che, non solo i prodotti dell’attività umana, ma anche i lavoratori non devono essere più una merce che può essere venduta e comprata, che la produzione deve essere finalizzata al servizio del benessere delle masse popolari e non certo produrre schifezze per il profitto o degli strumenti che servono ad opprimere e schiacciare (come quelli usati per la tortura elettronica).

 

Maccacaro definì brillantemente la scienza asservita in questo modo:

 

“SCIENZA – REPRESSIONE – VIOLENZA

(…) La nuova violenza è tale per almeno due attributi: la sua multinazionalità e la scientificità.

Entrambe queste caratteristiche erano molto chiare ad Ulrike, già nella sua dichiarazione resa in occasione del processo, nella seduta del 15 settembre 1974.

È multinazionale non soltanto perché si manifesta in diversi Paesi, di continenti diversi, e perché in ognuno si dia un improvviso rincrudire di barbarie.

La multinazionalità della violenza va invece letta in una corretta chiave storico-politica che ci permette di vederla avanzare molteplice, da centrali ben precise e identificabili.

 

La SCIENTIFICITA’, a sua volta, va vista non soltanto come assunzione a livello tecnico (il medico torturatore, lo psichiatra carceriere, il giudice esecutore, la cella senza ombra e senza suono) di pratiche già un tempo barbare, rituali ed incolte. Anche questo sarebbe un errore: credere che la violenza di oggi semplicemente aggiornata ai ritrovati della scienza.

E’ vero, ma è più vero il contrario o simmetrico: che la SCIENZA E LA TECNICA DI OGGI, DALL’ORGANIZZAZIONE SCIENTIFICA DEL LAVORO ALLA TECNICA  E RAZIONALITA’ DEL CONTROLLO SOCIALE, HANNO UN INTRINSECO CONTENUTO DI VIOLENZA.

E’ non solo perché usate con fini violenti, ma perché sono nate da necessità di violenza: LA VOLONTA’ DI IMPERIO  DEL CAPITALE SUL LAVORO, DELLA BORGHESIA SUL PROLETARIATO O ALTROVE DELLA BUROCRAZIA SUL POPOLO.”

(articolo di G. Maccacaro, 18 luglio 1976, preso dal libro Kapitale e/scienza del Colletivo Controinformazione Scienza, Calusca Edizioni,  a commento delle ultime lettere  di Urlike Meinhof)

NOTE

1° I nuovi cicli produttivi (con la massima flessibilità dei lavoratori) sono tecnologicamente concepiti in modo che per funzionare impongono ai lavoratori stress psico-fisici sempre più frequenti. La struttura della vita urbana finalizzata alla vita individuale ne aggrava poi le conseguenze. Neurologi e psichiatri favoriscono la ricerca di soluzioni individuali e artificiali a questi problemi: sedativi, sonniferi e psicofarmaci.

2° Dall’inizio della fase imperialista il fatto che il modo di produzione capitalista è storicamente superato si riflette anche nella cultura borghese. La registrazione di questo da parte della cultura borghese inizia alla fine  del XIX° secolo e da allora è un firmamento dell’ideologia borghese. Al suo primo apparire si presenta come reazione al positivismo e al razionalismo, come pensiero negativo: Nietzche e altri epigoni di Schopenhauer sono i principali esponenti di queste correnti. Nel prima metà del XX° secolo il pessimismo sulle sorti dell’umanità trova espressione in campo filosofico come Il tramonto dell’Occidente di Spengler – oltre che nella letteratura e nelle arti figurative. Questo indirizzo è stato ripreso nelle ricerche sulla filovia greca antica tendenti a dimostrare il carattere aberrante del pensiero razionale (cui si contrappone il pensiero non razionale e non logico dell’oriente), e la connessione di questo carattere autodistruttivo.

3° Di riflesso nel campo culturale, le contraddizioni dovute alla sopravivenza dei modi di produzione capitalista oltre i suoi limiti storici sono ascritte genericamente al processo produttivo, alle conquiste scientifiche e tecnologiche. Tutto ciò che è peculiare del modo di produzione capitalista (lo sfruttamento di ogni risorsa fino ad isterilirne la fonte, la crescita illimitata, la riduzione della capacità lavorativa umana alla merce più vile ecc.) viene dalla cultura borghese ascritto alla “natura”.

4° I Gruppi di triplice unione, erano gruppi costituiti da operai, tecnici e quadri, che dovevano occuparsi delle innovazioni tecniche  e nella lotta contro i “regolamenti irrazionali”, ovvero quei regolamenti che lasciavano ad ingegneri e tecnici il monopolio dell’organizzazione e delle trasformazioni tecniche all’interno dei posti di lavoro.

FONTI

Collettivo Controinformazione Scienza  Kapitale e/o Scienza Calusca Edizioni

 

I PROGRESSI DELLA PARAPSICOLOGIA NELL’EX U.R.S.S.

Nell’ex U.R.S.S. gli studi sulla parapsicologia erano particolarmente sviluppati, tanto che all’inizio degli anni ’70 E. J. Pulmann, direttore del Dallas Based Souhwest Hypnosis Researh center, affermava che l’U.R.S.S. avrebbe potuto riuscire, ad indagare i segreti dell’America mediante l’uso di facoltà psichiche.

  La Russia ha una lunga tradizione per quanto riguarda le ricerche nel campo della parapsicologia (nel 1970 uscì il libro Scoperte psichiche dietro la cortina di ferro – Sheila Ostrander Lynn Schroeder – Casa Editrice MEB), ne avevo parlato in precedenza nell’articolo Metapsichica e scienza Sovietica (sul sito avae-m.org), ora intendo raccontare  alcuni avvenimenti che ci servono ad approfondire ulteriormente la conoscenza su questo tema.

 

la psicologia in aiuto alla Geologia

Il 16 novembre 1971 alla facoltà di geologia dell’Università di Mosca si svolse un seminario sul problema dell’effetto biofisico, che precedetemene veniva chiamata rabdomanzia (1°).

  L’idrogeologo S. Broussilovki rilevò aprendo i lavori, che l’effetto biofisico era noto da tempo, e che è applicato in pratica da centinaia di anni, ma finora non erano mai stati chiariti fino in fondo i meccanismi di questo fenomeno. Pertanto le ricerche si avrebbero dovuto concentrare sullo studio della natura fisica dei fenomeni osservati, uno studio che diventa possibile solo con la collaborazione dei geologi con i rappresentanti di altre discipline, come la fisica e la psicologia.

Durante il seminario furono presentate relazioni da parte di geologi e anche da parte dei parapsicologi. E. Naumov, responsabile della sezione di Parapsicologia Tecnica c/o l’Istituto di Fisica del Collegio di Stato di Ingegneria Strumentale di Mosca, rilevò nella sua relazione la necessità di considerate l’effetto biofisico come un punto particolare di studi più vasti della parapsicologia e cercare la sua interpretazione in tale contesto. Egli, fece notare che non è più lecito porre l’interrogativo nei termini se esiste o no l’effetto biofisico ma che bisogna concentrare le ricerche sullo studio delle leggi della psicologia e della fisica, sulla ricerca dei metodi e delle teorie che spiegano il fenomeno complesso della parapsicologia, ivi compreso anche l’effetto biofisico.

Al termine dei lavori del seminario, i partecipanti convenivano alla conclusione che il metodo biofisico, svolto nel complesso dei metodi geologici e geofisici, aumenta, l’effetto dei lavori della ricerca geologica, e in alcuni casi, si presenta uno dei metodi basilari della stessa ricerca.

 

la parapsicologia e il cosmo

A Mosca il 17-18 novembre 1971, si tenne un simposio sui contatti radio-cosmici. Nel simposio si trattò un vastissimo arco di quesiti: l’esplorazione radio-fisica  della luna e dei pianeti, la diffusione delle radio-onde; i sistemi di comunicazione a mezzo satelliti artificiali; nonché i problemi di presa contatto radio con civilizzazione extra-terrestri (questa sezione raccolse il maggior numero di partecipanti) (2°).

L’intervento più interessante di questo simposio è stato quello di E. Naumov, che rispetto alla comunicazione con eventuali rappresentanti civilizzazioni extra-terrestri, vedeva la possibilità di contatto fra gli esseri viventi per via extra sensoriale, nella sua relazione E. Naumov si è soffermato sui risultati della ricerca nel campo della parapsicologia sia nell’U.R.S.S. che negli altri paesi. Nella ricerca realizzata nell’U.R.S.S. hanno suscitato interesse, gli esperimenti di telecinesi (3°).

Nella sua relazione E. Naumov ha anche toccato la questione: “perché i risultati ottenuti dai parapsicologi non hanno avuto un riconoscimento generale?”. Egli ha rilevato che esiste una barriera psicologica di fronte ad ogni cosa nuova e diversa, la quale modifica in qualche misura la nostra immagine del mondo.

 

le ricerche sulla ESP 

Una delle personalità che si sia applicata sulle ricerche sulla telepatia nei primi anni dell’U.R.S.S., è stato V. L. Durov. Un attore che possedeva un preciso senso delle necessità della scienza, che divenne celebre per la sua abilità nell’addestrare dei cani ad eseguire ordini trasmessi telepaticamente. Fino alla sua morte avvenuta nel 1934, fu direttore del Laboratorio Zoopsicologico di Mosca, dove egli proseguì i suoi esperimenti telepatici in collaborazione con scienziati (come il fisiologo  V. M. Bechteref).

In questi esperimenti, di solito, l’agente telepatico era Durov, ma furono eseguite prove anche in sua essenza con altri sperimentatori. Apparvero alcuni errori, particolarmente interessanti in quanto rammentavano  da vicino degli errori in quanto rammentavano da vicino degli errori che erano stati registrati in esperimenti telepatici qualitativi con gli uomini. Per esempio, una volta, il cane doveva eseguire il compito di prendere fra i denti la catena dell’orologio del dott. R. Durante la discussione fra i partecipanti per la scelta dell’oggetto bersaglio, si era anche proposto di scegliere un vistoso distintivo che Durov aveva sul bavero della giacca. Infine si decise per la catena dell’orologio. Nel corso dell’esperimento, il cane girò un po’ intorno al dott. R., ma infine si decise a prendere fra i denti il distintivo di Durov.

Dopo la morte di Durov nessuno riuscì più a addestrare i cani ad ottenere gli stessi risultati, ma l’interesse per gli animali non venne a cessare. Gran parte delle ricerche sulla telepatia degli autori russi, fu rivolta alla trasmissione d'impulsi sul comportamento. Gli scienziati russi consideravano tale indirizzo tanto importante da indicarlo con questo nome: “Suggestione mentale”, distinguendolo dalla telepatia.

Ricerche sulla trasmissione telepatica di impulsi motori furono compite anni or sono da L. A. Vodolazsky e T. V. Gurstein (segnali per l’esecuzione di vari movimenti delle mani, ecc) e in seguiti da S. Ya. Turlygin. Questi esperimenti di Turlygin. Furono ripetuti dal fisiologo L. Vasiliev, che ottenne la registrazione automatica ed obiettiva del corso dell’esperimento. L’impiego di tale registrazione grafica automatica costituiva un’importante novità che, con diverse modifiche, fu ripetutamente usata negli sviluppi successivi della parapsicologica russa.

Gli scienziati russi tentarono di spiegare la telepatia con un’analogia con le comunicazioni radio, ossia come una trasmissione  di elettromagnetici. Nonostante gli argomenti contro tale argomentazione (per esempio, l’immensa debolezza dei processi elettrici cerebrali, il problema del codice delle informazioni trasmesse, quelli dell'identificazione del messaggio esatto ecc.), l’ipotesi era troppo semplice: si poteva immaginare  che i processi elettrici del cervello emettessero segnali elettromagnetici che potevano essere captati da un altro cervello: il cervello dell’agente avrebbe funzionato da radio emittente ed il cervello del percipiente da radio ricevente.

All’inizio degli anni ’60, un nuovo fenomeno destò l’interesse nell’U.R.S.S. e negli altri paesi: la “lettura con le dita”. Molte persone dichiarano che, bendate, erano capaci di distinguere i colori, o anche di leggere testi stampati, soltanto toccando con la punta delle dita le varie superfici. In realtà questo fenomeno era una novità: già alla prima metà del xix° secolo i seguaci Mesmer (4°) dichiaravano che i loro pazienti magnetizzati (oggi si direbbe ipnotizzati) erano capaci, anche bendati, di leggere egualmente, perché i loro sensi, ed in particolare quello visivo, erano stati trasferiti alla punta delle dita, o fronte ecc.

Da tutte queste esperienze gli studiosi sovietici deducevano che la telepatia è una trasmissione di segnali che cerano delle informazioni, segnali la cui natura è necessariamente energetica. Poiché la telepatia si comporta in maniera così diversa da ogni tramite di comunicazione, concludevano che il vettore di questi segnali dovesse essere del tutto diverso da ogni altra forma di energia conosciuta finora, tanto da supporre dell’esistenza dell’energia PSI (psi da psicologia) che si propaga da un campo PSI.

L’idea dell’energia PSI ha una lunga storia. Nel 1940 lo scopritore delle onde EEG (5°) H. Berger (6°) notava che i fattori elettrici della corteccia cerebrale sono troppo deboli per riuscire a spiegare la capacità della telepatia di agire a distanza troppo grande: egli emise l’ipotesi che tali effetti possano essere ottenuti per mezzo di un tipo diverso di energia che chiamò <energia psichica>. Riteneva che questa energia potesse essere creata da processi fisico-chimici che si svolgessero nella cerebrale, che si diffondevano all’esterno senza nessun ostacolo materiale impedisse il loro corso.  Secondo Berger, il processo telepatico si sarebbe svolto nelle seguenti fasi: (a) i processi fisici e chimici del cervello dell’agente sono trasformati in energia psichica; (b) questa energia si propaga attraverso lo spazio; (c) quando essa raggiunge il cervello del percipiente, produce in esso dei processi corrispondenti a quelli del cervello dell’agente. Berger postulava come caratteristica principale dell’energia psichica il suo immediato collegamento con la coscienza: può sorgere soltanto da cervelli viventi.

  Per i parapsicologi russi, questa energia psichica si propaga nel “campo psi” che è concepito come un nuovo campo fisico, come qualcosa di analogo al campo elettromagnetico. Questo campo psi, è concepito come multidimensionale, sarebbe composto di due componenti: un campo elettromagnetico e un vettore psi. I segnali che viaggiano possono anche produrre modifiche elettromagnetiche nel punto di incidenza (provocando modifiche elettriche corrispondenti nel cervello del percipiente) con un processo analogo all’induzione elettromagnetica.

 

la Conferenza Internazionale di psicotronica a Praga

Dal 18 al 22 giugno 1973  si tenne a Praga una Conferenza Internazionale di psicotronica. La psicotronica tenta di risolvere il problema dei fenomeni che, pur se soggettivi, non sono ancora spiegabili tramite le dicipline scientifiche ufficialmente esistenti, questa denominazione fu ufficialmente sancita dal Congresso di Parapsicologia che si tenne a Mosca nel 1968.

 Parteciparono alla Conferenza 246 studiosi provenienti da 21 paesi di tutto il mondo. La delegazione più numerosa proveniva dagli U.S.A.  con 120 membri, seguiti dalla Cecoslovacchia con 60.

 I lavori della Conferenza, sono stati suddivisi in sei sezioni: Sezione 1 – Psicotronica e ricerche tradizionali, Sezione 2 – Psicotronica e Fisica, Sezione 3 – Psicotronica e Antropologia, Sezione 4 – Psicotronica e Radioestesia, Sezione 5 – Psicotronica e Pedagogia, Sezione 6 – Psicotronica e l’Uomo; Natura, Animali, Vegetali.

 

I partecipanti della conferenza, avevano ricevuto due fascicoli dei rendiconti della Conferenza, per un totale di 93 articoli presentati per un terzo da autori russi, 15 dai cecoslovacchi, 2 dai rumeni e il resto d autori occidentali.

 

alcune riflessioni provvisorie

Queste facoltà definite paranormali sono sempre esistite, ciò che mancava erano gli strumenti di spiegazione scientifica di questi fenomeni, che erano interpretati come fenomeni magici. Molti di queste facoltà paranormali (in particolare la telepatia) riteneva  Vasiljev rappresentano un residuo di una funzione arcaica connaturata alle prime fasi evolutive dell’uomo, queste facoltà non utilizzate diventano automaticamente regressive.

Ma come il cervello interviene nella produzione dei fenomeni paranormali? Il sistema nervoso centrale funziona sia coscientemente sia subcoscientemente. E possibile collegare lo stato cosciente con quello subcosciente, con l’aiuto di esercizi fisici e altri. Qualsiasi fenomeno psichico è automaticamente collegato ad un processo fisiologico: variazione del ritmo respiratorio, cambiamento della resistenza elettrocutanea e tutto questo cambia il campo energetico dell’organismo, che noi possiamo esaminare. Ad esempio se una persona è stressata l’ambiente vicino al suo corpo, aumenta di ionizzazione. E così dimostrato che è tutto è collegato: lo psichico con la fisiologica con il campo energetico.

Rimane sempre la domanda ma, queste ricerche a che servono? Quale finalità anno? Domande che ritengo legittima. Come comunisti non dobbiamo lasciare, questo campo a ciarlatani, a preti vecchi e nuovi (come gli psicologi). E’ solo una caricatura di materialismo quello che afferma che il materialista si occupa solo di cose materiali, che tutto ciò che esiste è materia.  Materialista è chi riconosce la materia come fondamento dello spirito, e pensieri, sentimenti, progetti e ricordi non sono materia, e per questo non bisogna essere stupidi a negarne l’esistenza. La critica marxista alla presunta neutralità della scienza, alla sua presunta separazione del sistema economico-sociale in cui si sviluppa, ci aiuta a questa ricerca.

In quanto siamo consapevoli che la scienza (e la ricerca scientifica di conseguenza) è una dimensione storica: quindi non esiste una scienza autonoma dalla storia. Infatti oggi la scienza serve oggi alla borghesia per conservare la sua egemonia sul proletariato. Perciò anche queste ricerche in questo campo sono usate dalla classi dominante.

Il proletariato quando conquisterà il potere, e lo gestirà anche nella misura in cui sarà capace di appropriarsi della scienza. Ma che non sarà la scienza com'è quella attuale, ma di una scienza rifondata, si tratta di costruire, cominciando col distruggere la vecchia pratica della scienza asservita. Ad esempio nel campo della medicina si tratta di distruggere tutti gli aspetti di coercizione e controllo sociale che c’è al suo interno (7°).  Si tratta di lavorare per costruire una pratica sociale alternativa nel campo della scienza, di un nuovo sapere che nasce dal basso, che nasca dall’esperienza operaia e che sia veramente al servizio dei lavoratori e non al servizio dei padroni, che sappia demistificare l’oggettività scientifica dell’organizzazione del lavoro e nelle scuole saper organizzare una critica serrata conoscenza scientifica presentata come neutrale.

 

NOTE

1° La rabdomanzia è l’attività condotta da certe persone (dette rabdomanti) per localizzare acqua, metalli, tesoro nascosti, petrolio e persino persone scomparse, avvalendosi di nient’altro che le proprie percezioni e bastoni.

2° L’idea dei contatti con onde radio con eventuali civilizzazioni extraterrestri è stata sviluppata negli U.S.A. a partire dagli anni ’50 con il Progetto SETI (Search for Extraterrestrial Intelligence). Questo progetto si propone di ricercare intelligenze extraterrestri emettendo onde radio oppure emissioni ottiche di tipo Laser.

3° La telecinesi (o anche psicocinesi) è quel fenomeno per cui un essere vivente sarebbe in grado di agire sull’ambiente che lo circonda. La modalità più intuitiva per definire la telecinesi è la capacità di spostare oggetti con il pensiero. Nei tempi più recenti di doti psicocinetiche è quello della russa Kulagina. Essa, fu studiata da vari scienziati e i numerosi fenomeni da lei prodotti (spostamenti di avariati oggetti, anche protetti da schermature, levitazioni, ecc.) furono documentati da fotografie e filmati.

 Secondo la parapsicologia, la telecinesi rappresenterebbe una manifestazione delle energie mentali del medium senza bisogno di interventi soprannaturali.

Mesmer Franc Anton (Iznang 1734 – Meersburg 1832), medico svizzero, fondatore della teoria del magnetismo animale o magnetismo, primo tentativo di riconoscimento e d’interpretazione dei fenomeni paranormali della psiche umana.

5° Le onde EEG sono variazioni del campo elettrico generate dalle correnti ioniche associate ai potenziali post- sinaptici eccitatori (EPSP) e inibitori (IPSP) dei neuroni piramidali della corteccia cerebrale.

6° Hans Berger (Neuses 1873 –  Jena 1941) neuropsichiatria tedesco; per primo inizio le ricerche di elettroencefalografia registrando (1929) le differenze di potenziale elettrico fra i diversi punti del cervello di cui rilevò le caratteristiche fondamentali.

7° Che la sinistra istituzionale anche su questo campo è dentro una concezione borghese anche nel campo della scienza (la linea nera) n'e' un esempio Psichiatria Democratica: essa  parla di deistituzionalizzazione, ma non decoercizzazione, quindi il criterio manicomiale non viene realmente affrontato, ma si cambia solamente le strutture fisiche in cui le persone vengono incarcerate e deportate, allargando il mandato carcerario dal regime ospedaliero manicomiale a quello domiciliare. Non è da escludere che verrà il giorno che con una polizia “democratica” gli interrogatori degli indiziati indicati come “malati di mente” saranno condotti dagli psichiatri, i quali li condurranno magari in nuovi manicomi, lontano da leggi che possano tutelarli.

 

Fonti

http://italiano.skepdic.com/rabdomanzia.html 

Metapsichica Rivista italiana di parapsicologia – luglio/dicembre 1971 - gennaio/giugno 1972  - luglio-dicembre 1973

 

 

 CAPITOLO II

 

LA SCIENZA ASSERVITA APPLICATA ALLE ARMI

GUERRA ELETTRONICA E ARMI

AD EMISSIONE ELETTROMAGNETICA

L’attuale fase politica internazionale è caratterizzata dalla guerra imperialista, dalla nuova ondata della rivoluzione proletaria mondiale in cui segno evidente sono le guerre popolari condotte da partiti comunisti guidati dal marxismo leninismo maoismo e dallo svilupparsi delle contraddizioni interimperialistiche tra le diverse frazioni della borghesia imperialista (USA contro paesi europei Francia e Germania principalmente, la Russia e la Cina).

Tutte queste contraddizioni (tra paesi imperialisti e popoli oppressi – contraddizione che si sta fondendo con quella principale capitale e classe operaia – e tra paesi imperialisti) ci possono condurre verso una terza guerra mondiale generale che coinvolgerebbe anche i paesi imperialisti, mentre la guerra mondiale degli imperialisti contro i popoli oppressi dura dalla prima guerra del golfo del ’91.

Potrebbe sembrare un discorso esagerato, di un catastrofista, ma se si esaminano i fatti bisogna seriamente preoccuparsi. Dalla Pravda dell’08.02.07 si viene a sapere che in un’occasione di una riunione tenutasi mercoledì 7 febbraio al Congresso degli Stati Uniti, nel corso della quale è stato discusso il progetto relativo al budget militare per il 2008, il ministero della Difesa americano, nonché direttore dallo scorso dicembre del Pentagono Robert Gates, ha dichiarato che oltre alla guerra al terrorismo gli Stati Uniti debono tenersi pronti in vista di possibili conflitti armati con altri paesi, tra i quali la Russia e la Cina.  “per noi sarà indispensabile l’intero spettro dei mezzi militari, incluse le forze di terra, per essere in grado di combattere sia contro grandi eserciti che contro reparti mobili speciali, dal momento che non sappiamo cosa potrò accadere in paesi come la Russia, la Cina, la Corea del Nord, l’Iran e altri”, ha dichiarato Gates.

La guerra è un campo di sperimentazione di nuove armi, ed è un bene tra i compagni comincino seriamente a discutere quello che ci aspetta, per essere all’altezza della situazione.

Dalla seconda guerra mondiale, le tecnologie militari si sono sviluppate, e uno dei campi dove c’è stato questo sviluppo è stato quello della guerra elettronica e delle armi ad ammissione elettromagnetica.

Non è mio proposito di fare un trattato su tali armi, ma fare uno schema d’orientamento su tale argomento.

 

I   LA GUERRA ELETTRONICA

 

  Per guerra elettronica s’intende l’insieme d’azioni militari che comportano l’uso dell’energia elettromagnetica per impedire l’impiego e/o ridurre l’efficacia delle apparecchiature elettroniche da parte del nemico e, nel frattempo, consentire alle forze amiche l’uso efficace delle proprie apparecchiature elettroniche.

Le moderne tecniche di guerra si suddividono in tre componenti  principali:

1° Electronic Attack,

2° Electronic Protection

3° Electronic Support

 

ELECTRONIC ATTACK

 

Consiste nell’utilizzo attivo o passivo dello stesso spettro elettromagnetico per impedire l’uso all’avversario.

Si suddivide in:

 

Active EA

. disturbo (detto  Jamming)

. inganno

. saturazione

. electromagnetic pulse o EMP

 

Passive EA

. cortine di disturbo  (chaff)

. ingannatori  trainati (towed decoy)

. riflettori radar

. ingannatori  volanti (decoy)

. tecnologia stealth

 

Per quanto riguarda l’Active EA vediamo come opera il disturbo elettronico e l’inganno:

 

 -  Il disturbo elettronico (Electronic Jamming) è l’intenzionale e deliberata trasmissione o ritrasmissione di segnali ad onda continua o intermittente diversamente modulate in ampiezza, frequenza e fase mediante metodi sia attivi sia passivi, allo scopo di interferire, disturbare, ingannare, mascherare o degradare la ricezione dei segnali che sono usati dai sistemi elettronici ostili.

Nel caso del radar, tale scopo viene, in pratica ottenuto sommergendo o nascondendo  sul suo schermo gli echi dei bersagli veri mediante l’imbiancamento totale o parziale dello schermo radar stesso saturando i suoi circuiti amplificatori. Si tratta di aumentare il rumore  elettronico in detto radar riducendo così la sua capacità di distinguere tra echi e disturbo. Gli apparati che svolgono tale funzione vengono, perciò, chiamati anche disturbatori a rumore. 

Il disturbo elettronico è impiegato, normalmente, per oscurare il settore di provenienza della minaccia (ad esempio veicolo attaccante o missile).

Le tattiche di disturbo più usate sono:

-     Disturbo autoschermante (Self-scrrenning jamming). Tattica ECM attuata da una piattaforma (aereo, nave ecc.) che impiega un disturbatore elettronico installato a bordo per conseguire un accettabile grado di mascheramento nei confronti dei sistemi elettronici ostili che la minacciano. In altre parole si tratta di un’autoprotezione elettronica ottenuta. mediante segnali di disturbo emessi dal proprio disturbatore.

Un disturbatore elettronico ha un vantaggio naturale rispetto qualsiasi radar “vittima”: questo vantaggio deriva dal fatto che, mentre il segnale disturbante deve compiere soltanto il percorso dal disturbatore al radar, il segnale emesso dal radar deve, invece, viaggiare dal radar al bersaglio e viceversa.

 -Scorta ECM (ECM escort). Tattica di disturbo elettronico svolta da aerei equipaggiati che accompagnano le formazioni di  aerei d’attacco per assicurare loro un’adeguata protezione  elettronica in fase di penetrazione nello spazio aereo nemico.

  Per questo tipo di missione sono necessari vettori che abbiano  caratteristiche di volo simili a quella degli aerei scortati. Gli  aerei attrezzati a svolgere missioni di questo tipo vengono  denominati aerei di guerra elettronica.

-      Disturbo fuori portata (delle armi nemiche). (Stand – off

Jamming). Tattica ECM di supporto in base alla quale una piattaforma dotata di disturbatori in una data zona, rimane vicina agli obiettivi da proteggere, ma al di fuori della gittata letale dei sistemi missilistici ostili a cui sono associati i radar da accecare. La piattaforma disturba i radar associati a quei sistemi missilistici per proteggere i sistemi missilistici amici irradiando rumore ad onda continua (CW) o energia pulsata nella banda di frequenze dei radar associati ai sistemi missilistici ostili.

In pratica un aereo ECM, dotato cioè di adeguati apparati  disturbatori, viene fato orbitare ad una distanza di sicurezza dell’obiettivo prescelto. Appena i caccia bombardieri iniziano la loro penetrazione per l’attacco, l’aereo ECM dirige i disturbi contro tutti i radar significativi presenti nella zona dell’obiettivo.

Questa tattica è stata impiegata dall’USAF nel Golfo (1991 – 2003) per proteggere gli aerei AWACS 1°.

-      L’inganno elettronico (electronic deception). Deliberata irradiazione, alterazione o riflessione elettromagnetica in modo da ingannare il nemico nell’interpretazione o nell’uso di informazioni ricevute dai suoi sistemi elettronici.

Esistono due categorie di inganno:

1° Manipolativo, che consiste nell’alterazione o nella simulazione delle radiazioni elettromagnetiche amiche per compiere l’inganno;

2° Imitativo, che consiste nell’introdurre la radiazione dentro i canali nemici in modo che limiti le sue proprie emissioni.

L’inganno può essere suddiviso anche nelle categorie <per trasmissione> (reflected). Nel caso particolare di inganno per trasmissione delle emissioni radar si distinguono le tre categorie di simulazione (produzione di un numero ristretto di falsi bersagli che al radar di scoperta avversario appaiono come veri), di <confusione> (saturazione  con molti falsi bersagli del radar di scoperta avversario per inibire la discriminazione dei bersagli veri) e di inganno contro i radar per il controllo delle armi.

Per quanto riguarda le comunicazioni si suole distinguere le due categorie dell’inganno <imitativo> (introduzione di radiazione nei canali avversari imitando le emissioni del nemico; ad esempio, inserimento di messaggi falsi) o <manipolativo> (alterazione o simulazione delle emissioni elettromagnetiche amiche a scopo di inganno; ad esempio, inserimento nella propria rete di messaggi fittizi in modo di mantenere inalterato nel tempo il volume di traffico e mascherare l’esecuzione l’esecuzione di operazioni).

Dal punto di vista operativo, l’ingannatore elettronico rappresenta una vera e propria arma difensiva per un aeromobile perché ha la possibilità di deviare la corsa di un missile che si sta dirigendo sull’aeromobile stesso; oppure, può nel caso di un tiro contraereo di notte o con nebbia, far puntare i cannoni su un bersaglio inesistente anziché su quello vero. Per questo motivo, l’ingannatore elettronico, unitamente al ricevitore di allarme radar (RWR) ed al ricevitore di allarme  infrarosso (IRWR), sono chiamati anche  apparati di autoprotezione di un veicolo militare.

 

 

passive  EA

Per quanto riguarda il Passive EA vediamo come opera la tecnologia stealth.

La tecnologia stealth è l’insieme di accorgimenti, di varia natura (tattica, tecnica e tecnologica), che permettono di diminuire la propria evidenza all’osservazione da parte nemica. Più che una scienza precisa, si tratta di una vera e propria “filosofia”, perché essa è in genere posta al di sopra della tecnologia, che è applicata per concretizzare il senso del concetto, essenzialmente tattico, d’essere visti il meno possibile per non soccombere alla reazione di eventuali nemici.

Il concetto di bassa osservabilità è studiato in maniera empirica, da quando si è scoperto che usare colori di un certo tipo rende possibile nasconderai e dissimularsi con l’ambiente circostante. In natura, la mimetizzazione è la base di questa filosofia di sopravivenza, spesso usata anche per compiti offensivi.

Stealth significa furtività e  invisibilità. Tra le tante applicazioni naturali, si può definire stealth un orso polare sulla banchisa, tra le applicazioni umane, stealth lo sono adesso i commando e sabotatori.

Dopo l’invenzione dl radar, inizialmente sembrò che i problemi di localizzazione dei mezzi navali e aerei fosse stata risolta con successo. Sembrò che nessun oggetto volante o in navigazione potesse sfuggire alla ricerca, condotta in ogni condizione di tempo e alla velocità della luce. Per un certo periodo anche la mimetizzazione passò in secondo piano, apparentemente superata dallo sviluppo dei dispositivi radar di scoperta.

Ma ben presto ci si accorse che anche i nuovi apparati  erano ingannabili con varie tecniche che sono basate su vari principi: disturbo attivo (ECM), uso di falsi bersagli come i chaff (striscioline metalliche, inizialmente semplice carta stagnola, usati dagli inglesi nel luglio 1943), oppure tecniche di volo radente alla superficie cercando il mascheramento del terreno della curvatura terrestre. Un esempio dell’efficacia di queste tecniche si ebbe con l’episodio dell’aereo da turismo di Mathias Rust, che volando a bassa quota atterrò indisturbato, nel 1987, sulla Piazza Rossa.

 Ma questi principi di funzionamento erano anche interpretabili in un modo diverso: se il segnale si poteva ingannare, esaltare o distorcere con sistemi attivi, si sarebbe potuto agire sulla forma dell’oggetto che lo rinviava al ricevitore  del sistema radar. 

Il più famoso aereo dove  è  utilizzato  la tecnologia stealth è l’F-117.

Il F-117 è stato il primo aereo  a bassa ossevarbilità costruito  al mondo e basato  principalmente sull’impiego di tecnologie che ottimizzano le forme e dei radar assorbenti. 

E’ stato progettato nel 1978  presso la Lockheed Aircraft, l’F-117 ha fatto il suo primo volo nel giugno del 1981 ed è stato preceduto da 6 veicoli  <prova di concetto> XST  (Experimental Stealth Technology) e divenne operativo nel 1983.

La missione principale di quest’aereo è quella di penetrare attraverso un ambiente denso di minacce ed attaccare obiettivi di alto valore  con grande precisione, impiegando bombe convenzionali a guida laser.

L’F-117 ha avuto il suo battesimo del fuoco nel 1989  durante l’occupazione di Panama da parte delle truppe U.S.A.

 

LO STEALTH PIU’ FAMOSO L’F-117  (SCAMBIATO MOLTE VOLTE PER UN U.F.O. PROVENIENTE DA ALTRI MONDI)

Lo stealth di seconda generazione ha visto  macchine come il  B-2 l’F22 e l’F-23.  Questi apparecchi hanno linee più armoniose di quelle dell’F-117.

Per gli stealth vennero ideati  dei materiali radar-assorbenti, chiamati RAM (Radar  Absorbent Material), che riescono a “catturare” parte dell’energia che li colpisce, ad esempio come quando un oggetto di colore nero “cattura”  la luce visibile del Sole, trasformandola in calore. In genere sono resine con particelle di ferrite in sospensione, ma non mancano altri tipi basati su diversi principi. 

 

ELECTRONIC PROTECTION

Comprende tutte le attività a rendere le EA nemiche meno efficaci attraverso tecniche di protezione, addestramento o adozione d’accorgimenti nei riguardi di proprio personale, installazioni, equipaggiamenti  od obiettivi.

  La EP può essere implementata  per evitare  che le forze amiche siano affette dalle loro stesse EA. Anche in questo caso si suddividono in:

-     Active EP che comprendono l’adozione  di modifiche

tecniche agli apparati trasmittenti come, per esempio, il salto di frequenza e l’adozione di trasmissioni a banda larga, oppure le trasmissioni  accelerate, nelle quali  il messaggio  viene compreso ed inviato, normalmente ad un satellite, a velocità  ultra alta. Ancora, i trasmettitori, sia per fonia sia per dati, sono limitati in potenza e, quando possibile, resi fortemente direttivi in modo da ridurne l’intercettabilità.

-     Passive EP include attività quali l’addestramento degli

operatori (restrizioni e controllo dell’uso dei sistemi di comunicazione e radar) e adattamento e modifica delle tattiche e operazioni sul campo di battaglia. Questo anche perché, con la triangolazione, è molto semplice rilevare la posizione del trasmettitore e renderlo bersaglio di salve d’artiglieria o missili guidati da emettitori di segnale come l’HARM o l’ALARM, usato anche dai Tornado dell’Aeronautica Militare Italiana. A terra si usa mettere i grossi trasmettitori lontano dal posto di comando o trasmettere con la potenza minima consentita dall’apparecchio, mentre in volo o in acqua, l’unica scelta è usare radar e radio con molta parsimonia.

 

  ELECTRONIC SUPPORT

Consiste nell’uso passivo dello spettro elettromagnetico con lo scopo di fare spionaggio in campo avverso per rilevare, identificare, localizzare e interpretare le potenziali minacce o i bersagli.

Le informazioni raccolte  possono essere usate per generare:

-     Richieste di fuoco di artiglieria o di supporto di fuoco aereo (missioni wild weasel).

-     Per movimentare truppe amiche verso una località specificità od obiettivo del campo di battaglia.

-     Come base per successive di EA o EP.

Le attività di ES si basano molto  sulle tecniche di spionaggio definite SINGIT che  l’acronimo di SIGnal INTelligence, termine che nel linguaggio tecnico-militare l’attività generica dell’intercettazione e registrazione in maniera solitamente surrettizia, delle emissioni radioelettriche di un paese nemico o potenzialmente tale. Esso comprende lo spionaggio delle comunicazioni, delle emissioni radar, delle emissioni nella regione dell’infrarosso e dei segnali di telemetria.

 

NUOVI CONCETTI DELLA GUERRA ELETTRONICA

A partire della Guerra del Golfo del 1991 i concetti che si stanno affermando in questo campo sono:

- Sostificazione spinta dei ricevitori d’allarme radar, gli apparati che devono avvisare il pilota d’aeromobile che un radar guida-missili o per il controllo del tiro dell’artiglieria ha scoperto e localizzato l’aeromobile e sta per dirigere su di esso un missile o i colpi di cannone contraereo. Questi sensori diventano più “intelligenti” e sono integrati con gli altri sensori di bordo (infrarosso, laser, ecc.) e con i sistemi d’arma dell’aeromobile stesso. Inoltre, ad essi, è affidata la decisione relativa al lancio delle contromisure spendibili.

- Sfruttamento dell’intelligenza artificiale per utilizzare convenientemente la fusione dei dati.

- Valorizzazione delle tecnologie più avanzate.

- Grande impulso alla difesa contro minacce multiple governate da differenti tipi di sensori, ricorrendo a sistemi di scoperta passiva ed attiva, opportunamente governati.

- Maggiore sfruttamento degli ingannatori spendibili per contrastare i missili di nuova generazione.

 

II   ARMI AD EMISIONE ELETTROMAGNETICA

 

CAMBIA ANCHE IL CIELO

Famiglia di sistemi d’arma caratterizzati dalla capacità di emettere, in talune bande dello spettro elettromagnetico, fasci d’energia di emettere, fasci di energie capaci di produrre effetti letali o, quantomeno invalidanti sulle persone ed effetti devastanti, o quantomeno, dannosi per le cose.

Essendo lo spettro elettromagnetico molto ampio e le armi basate sulle emissioni elettromagnetiche molto diversificate, da un punto di vista tecnico ed operativo, perciò è utile raggruppare queste armi nelle seguenti categorie a seconda della regione dello spettro a cui l’emissione appartiene o della natura dell’emissione stessa:

-           Armi a radiofrequenza (Radiofrequency weapons). Famiglia di armi basate sull’impiego delle onde radio.

I primi esperimenti sono stati svolti soprattutto nell’ex Unione Sovietica e negli U.S.A. e sono consistiti nell’impiego d’onde a bassissima frequenza (VLF) per disturbare il cervello umano che, com’è noto, ha un’attività elettrica proprio su detta frequenza. Lo scopo di questi esperimenti era quello di vedere se era possibile modificare il comportamento degli esseri umani (uomini e donne) attraverso un campo di radiofrequenze modulato nella banda, a somiglianza delle cosiddette <onde cerebrali interne>, quelle che si rilevano con un eletrroencefalogramma. Le emissioni modulate in tale banda di frequenze abbiano provocato in alcuni casi effetti che vanno dalla sonnolenza all’agitazione, dal rilassamento all’aggressività.

Altri esperimenti su armi ad emissione elettromagnetica anti-uomo riguardano l’impiego di frequenze completamente diverse e con effetti completamente diversi rispetto a quelli citati prima: si tratta dell’effetto per cui emissioni di onde millimetriche (banda EHF) opportunamente sagomate e modulate sono in grado di interagire con le oscillazioni interne dei cellulari degli esseri viventi, in particolare con quelle delle membrane creando fenomeni di risonanza che si esauriscono con eventi meccanici d’urto in campo acustico. Ne consegue la morte per evento distruttivo delle cellule dei tessuti investiti dall’emissione radioelettrica. Se la radiazione è diretta verso un organo vitale si ha la morte immediata della persona colpita. Analogo effetto può essere ottenuto provocando in un organismo, mediante fotoni ad elevata energia (DNA e RNA) delle cellule e dei tessuti che esse costituiscono.

E da diversi anni che in Russia e negli U.S.A. è stato dato impulso, in relazione ai programmi di difesa spaziale, all'arma a fascio di microonde (Microwave Beam Weapons), potente fascio di energia elettromagnetica prodotta da generatori di microonde (VHF) orbitanti nello spazio e destinati a colpire i missili balistici o i veicoli spaziali danneggiandoli in maniera più o meno grave. Le armi a microonde hanno lunga storia: immediatamente dopo la seconda guerra mondiale se ne ipotizzò l’utilizzo per il controllo delle menti ed altri impieghi che possono apparire fantascientifici. I primi a sperimentare le microonde in modo sistematico furono i russi. Negli anni ’70 l’ambasciata americana a Mosca fu sottoposta ad un bombardamento a microonde. In tale occasione i servizi segreti russi adottarono un piano a lungo termine per indebolire l’apparato diplomatico statunitense a Mosca. Attraverso l’esposizione prolungata a microonde a bassa intensità, i diplomatici americani subirono pesanti danni fisici e psicologici. Oltre all’insorgere di diverse forme di cancro sono stati documentati casi di problemi psicologici e cognitivi. I tessuti umani possono essere, infatti, gravemente danneggiati dalle microonde a diversi livelli e causare: tumori, malattie della pelle, impotenza, indebolimento delle difese immunitarie, amnesia, demenza, sindromi depressive, paranoia ecc.

In base a questi effetti si può ipotizzare un più meno segreto utilizzo per l’indebolimento delle masse.

Un altro tipo di armi a microonde genera impulso breve ma di potenza molto elevata che crea campi elettrici tanto intensi da essere in grado di distruggere i compenetri elettronici presenti nelle vicinanze; grazie alla loro corta lunghezza d’onda i segnali a microonde riescono ad incunearsi nei più piccoli fori presenti nelle pareti, potendo così distruggere anche i componenti posti all’interno di contenitori metallici; riescono a mettere fuori uso qualunque apparato elettronico, dai PC ai quadri di comando industriali, fino alle centraline delle automobili, arrestandone la corsa anche a decine di metri di distanza. Con questo principio opera la e-bomb, un dispositivo che con la sua esplosione silenziosa emette un impulso di potenza talmente elevata che è in grado di mettere fuori uso qualunque apparato elettronico presente elettriche, le radio e le televisioni, i telefoni cellulari, gli autoveicoli, gli aerei, i radar ecc. Rendono inermi, le popolazioni dell’area colpite. 

- Armi a Laser (Laser weapons) sistemi d’arma basati su laser speciali. Di potenza variabile a seconda delle funzioni che devono svolgere. Le tecnologie laser è una delle maggiori protagoniste degli attuali programmi di ricerca per lo sviluppo di nuovo arsenale ipertecnolgico. Esistono o sono in fase di sviluppo tre tipi di armi a laser: fucile a laser; cannone a laser, le armi spaziali a laser. 

1° Il fucile a laser è un arma portatile che potrebbe essere impiegato per accecare le truppe nemiche o per bruciare i sensori ad infrarosso ed i periscopi dei mezzi corazzati nemici. Questi laser a stato solido operano su almeno due frequenze dato che gli effetti variano di frequenza, perciò alcuni laser sono maggiormente capaci di penetrare attraverso il fumo e la polvere, mentre altri possono causare maggiori danni agli occhi ed ai sensori. In particolare, contro i sensori non protetti di un veicolo la portata utile di un fucile a laser e di 1km.

2° Il cannone a laser è un particolare tipo di cannone che, anziché sparare proiettili, lancia impulsi di energia laser con una potenza sufficiente a perforare una lastra di metallo di un certo spessore.

3° Le armi a laser spaziali sono state progettate ufficialmente (per via della segretezza di queste ricerche) nell’ambito del programma americano dell’Iniziativa per la Difesa Strategica allo scopo nello spazio i missili balistici con testate nucleari. Un arma laser con base a terra comprende potenzialmente un grande e potenziale apparecchi a laser e gli alimentatori di potenza associati. Un sistema laser basato a terra dovrebbe consistere di un certo numero di postazioni terrestri con trasmettitori laser ed i necessari sottostatemi per acquisizione, inseguimento, puntamento e controllo del raggio richiesti per trasmettere il raggio stesso attraverso l’atmosfera ad uno specchio relé. L’energia verrebbe quindi inviata ad uno specchio di missione collocato in un’orbita più bassa, e poi, diretta sul bersaglio.

Delle armi laser spaziali fa parte lo Space-Based High-energy Laser (HEL). Si tratta di un armamento montato su di un satellite, e capace di colpire bersagli nello spazio, sulla terra ed in aria. Oltre agli Stati Uniti ed Israele, anche la Cina sta sviluppando un armamento laser pensato per distruggere i satelliti nemici orbitanti 2° l’arma si chiama ASATS (Anti Satellite Simulation).

Inoltre, tra le varie armi in sperimentazione presso i laboratori dell’esercito U.S.A. figurano:

 1° Il dispositivo THEL (Tactital Hig Energy Laser) è un dispositivo laser ad elevata potenza. Durante diversi test, il potente raggio laser è utilizzato per fare esplodere missili in volo, testando la sua funzionalità quale dispositivo di difesa avendo impegnati nello sviluppo della tecnologia laser sia americani sia gli israeliani. Proprio l’esercito israeliano annovera il THEL quale arma già in dotazione al suo esercito, e questo fa supporre che ne possiede già degli esemplari.

2° Il sistema ABL. Consiste in un laser chimico ad alta energia (COIL), montato su un Boeing 747 modificato. L’ABL è in grado di individuare ed abbattere missili balistici, può restare in quota per molte ore e rifornirsi di carburante.