
da Guardare Avanti ! - serie IIa n.2 - inverno 2007
IL VOLO DELLA FENICE
di Marco Sacchi
militante comunista m-l-m, 8-6-2007
NB= spesso le note, ordinate per capitolo, sono citate senza parentesi, con un semplice ° dopo il n.della nota
La
fenice è un mitico uccello che dopo essersi dato alle fiamme risorgeva dalle
proprie ceneri, presso gli Egizi simboleggiava l’eterno ritorno e la rinascita,
ovvero, il ritorno della vita dalla morte. Erodoto nella sua opera dava spazio,
oltre ai fatti storici e politici dei popoli che personalmente aveva accostato,
anche ai miti. Della fenice narrava: “Dicono che la fenice appaia in Egitto
molto raramente, ogni cinquecento anni, le muore il padre. Si narra
che in questa occasione la fenice, partita dall’Arabia, trasporti il corpo del
proprio genitore avvolto in un uovo fatto di mirra, per seppellirlo a
Elaiopoli, nel tempio del dio Sole”.
La
fenice (in egizio bennu, la cui radice ben ha attinenza con
l’idea del fecondare), era raffigurata dagli Egizi come un airone grigio, un
uccello migratore, abituato ad abbandonare la Valle del Nilo ogni 500 anni.
Quando vi faceva ritorno gli Egizi credevano fosse rinato.
E
di volare per rinascere, tutto il genere umano, uomini e donne, bambini e
adulti, giovani e anziani, ne avrebbe veramente e urgentemente bisogno. Il modo
di produzione capitalista dominante rischia per la sua avidità di profitto 1°
di distruggere ogni forma di vita nel nostro pianeta, nel decennio che va dal
1992 al 2002 le emissioni di anidride carbonica nell’atmosfera sono state del
9%, un miliardo di persone non ha accesso all’acqua potabile e tre miliardi
bevono acqua scadente, nel frattempo 17 milioni di ettari di foreste spariscono
ogni anno, mentre 60.000 specie di animali sono sterminate.
Il
mondo è senza dubbio sull’orlo di una catastrofe politica, sociale e
ambientale. Eppure, oggi più che mai, le forze produttive potrebbero fornire
una soluzione ai problemi dell’umanità. Ma la produzione non potrà mai
svilupparsi in base ai bisogni delle masse popolari finché una cricca di
capitalisti a livello nazionale e internazionale terrà in mani i mezzi di
produzione dirigendoli solo in base ai
profitti che riescono ad ottenere. Solo l’espropriazione di questa cricca e
un’economia che sia guidata democraticamente dai lavoratori (ovvero i
lavoratori associati che decidono come, cosa e per chi produrre) sarebbe la soluzione ai problemi che causa
il modo di produzione capitalistico
Ma per spiccare il volo, risorgere dalle
ceneri, non possiamo usare strumenti inadatti, non abbiamo bisogno di una
scienza asservita alla classe dominante, che è usata per tutte le barbarie come
le torture tecnologiche e il controllo mentale, non certo abbiamo bisogno di
una politica che non si fondi su un protagonismo in prima persona delle masse
popolari.
Non
dobbiamo disperare, non c’è niente di statico. La ricerca scientifica (quella
vera) ci dice che l’universo non è statico. Ovunque, dalla scala infinitesimale
a quella infinitamente grande, si nota cambiamenti ed evoluzioni. Galassie o
ammassi di esse evolvono e mutano. Stelle e pianeti nascono, crescono e
muoiono. Gli individui crescono, imparano, agiscono e scompaiono. Come nel
passato, imperi nascevano e morivano, perciò il modo di produzione
capitalistico è destinato a morire.
E
già adesso ci sono le premesse con lo sviluppo della rivoluzione proletaria nei
paesi dell’Asia, dell’Africa e dell’America Latina attraverso le guerre
popolari dirette da partiti comunisti maoisti. Anche nei paesi imperialisti ci
sono segnali positivi, pesiamo a quello che successe in Francia nell’autunno
del 2005, dove da parte di masse proletarie in particolare quelle giovanili)
espressero forme di lotta alla resistenza contro la polizia agli assalti contro
i commissariati, tanto che l’organizzazione dello Stato per un breve periodo di
tempo perse il controllo di parti significative di territorio. La fenice esce
dalle ceneri e comincia a volare.
NOTE
1°
Con il capitalismo il denaro diventa il principio e il fine dell’attuale
dell’attività economica, ci deve essere: D – M - D’, perché il capitalismo funzioni bisogna che
sia accumulazione di capitale, che il capitale si valorizzi, poiché se così non
fosse il capitalista non perderebbe tempo a svolgere un’attività economica di
qualsiasi tipo. Il capitalismo si basa su un principio di disuguaglianza e di
squilibrio.
Nel
capitalismo solo quelli che controllano il denaro controllano la propria
economia. Per questo motivo nel capitalismo, il denaro è potere.
CAPITOLO I
LA SCIENZA ASSERVITA
E LE SUE APPLICAZIONI
BREVI NOTE SULLA PRESUNTA NEUTRALITA’ DELLA SCIENZA
IN UNA SOCIETA’ DIVISA IN CLASSI.
Qualità
dello studioso.
Condizione
essenziale perché la ricerca scientifica abbia successo è anzitutto il voler
fermamente giungere ad accertare la verità delle cose. Per trovare risposta, a
dei quesiti, non basta porseli, bisogna anche risolverli. L’affermazione può sembra
pacifica, ma non lo è. In realtà sono piuttosto rari i casi in cui gli
scienziati si dedicano veramente alla ricerca, della verità.
Come
mai? Per il semplice fatto che la società umana cristallizzata in classi
sociali contrapposte, è conservatrice,
teme le perturbazioni e i cambiamenti e perciò tende istintivamente a
scoraggiare un’autentica ricerca scientifica.
In
una società dove la divisione sociale del lavoro ha portato ad affidare a
singole persone specializzate la ricerca scientifica, la scienza è diventata
per tale ragione una professione retribuita, un modo per raggiungere una certa
posizione sociale, per fare carriera. Perciò allo scienziato si viene a trovare
al dilemma che potrebbe apparire rozzo: vita comoda o ricerca della verità?
La
ricerca della verità, poiché, di solito non solo non reca allo scienziato né
onori né facilitazioni sociali, ma spesso può provocare problemi,
incomprensioni se non addirittura persecuzioni (vedere come esempio il caso di
Galileo). La causa di tutto ciò è semplicissima, se la società costituita è
conservatrice, la scienza vera, quella disinteressata è invece di per sé
rivoluzionaria, tende in pratica a rompere situazioni cristallizzate, a rompere
pregiudizi, a sovvertire lo stato di cose esistente, a rimettere in questione
tutto l’ordine esistente. Per cui essa non può non attirare la diffidenza e il
timore dell’ordine costituito. Per questi motivi Gramsci diceva: “dire la verità è
rivoluzionaria” (manchette
del primo numero dell’Ordine Nuovo).
C’è
da dire che la scienza non deriva sola dall’assidua e paziente attività
intellettuale dei singoli ricercatori, ma è il risultato di un’attività e di
una pratica sociale, ed ha una dimensione storica quindi, dalla rivoluzione industriale
in poi, non esiste una scienza autonoma dalla storia ma nemmeno una storia
autonoma della scienza; la rivoluzione borghese è stata anche una rivoluzione
scientifica (pensiamo a quanto contribuito la macchina a vapore nella
rivoluzione industriale).
Alcuni
esempi delle conseguenze delle scoperte
scientifiche.
Prendiamo come esempio la ricerca sui
fenomeni luminosi. Sul finire del secolo XIX°, i fisici cominciarono a
considerare il problema se le onde luminose si comportassero, o meno come
quelle acustiche. Il problema ebbe la sua definitiva soluzione quando si capì
che la velocità delle onde luminose, al contrario di quelle acustiche, non
dipende dallo stato di moto né dall’osservatore, né dalla sorgente. In altre
parole la velocità della luce non si somma con la velocità che la stella
emette.
Questa
scoperta ribaltava una tradizione millenaria che considerava ci fosse un unico
orologio che batteva a tutto l’universo.
Einstein
con la sua ricerca portò a dei risultati che andavano contro il senso comune di
allora, quali:
1) il carattere relativo della simultaneità,
vale a dire gli eventi contemporanei per un osservatore non sono più tali per
un osservatore che si muove con velocità confrontabile con quella della luce;
2) la lunghezza del regolo è più corta ad un
osservatore che si muove con grande velocità rispetto ad un osservatore in
quiete rispetto al regolo;
3) la dilatazione dei tempi per l’osservatore
che si muove con grande velocità rispetto ad un altro ritenuto “quiete”.
Questi
tre risultati costituiscono la nuova tematica einsteiniana e danno un duro
colpo a tutte le filosofie che facevano del tempo e dello spazio categorie a
priori della conoscenza, cioè vale a dire forme che esistevano solo nella
nostra mente e non ricavati dal mondo esterno. La scoperta
dell'interconnessione tra materia, spazio e tempo costituisce una nuova visione
del mondo e, nel contempo, un approfondimento della conoscenza stessa.
Se
la meccanica classica, in pratica lo studio delle leggi del movimento dei corpi
macroscopici, potè prescindere dall’interazione tra spazio e tempo è perché non
comportò gravi complicazioni al moto di detti corpi. Ma il passaggio alle leggi
che governano i moti del microcosmo e delle particelle elementari rese evidente
l’insufficienza dei concetti di meccanica, soprattutto del suo determinismo
meccanicistico sui cui era basato, facendolo ormai apparire come un caso
particolare.
In
Materialismo ed Empiriocriticismo Lenin dice chiaramente che il mondo è materia
in movimento e la meccanica riflette le leggi del movimento. Noi, oggi,
possiamo aggiungere che l’elettromagnetismo, la relatività e la meccanica
quantistica riflettono tali leggi per ciò che riguarda i moti dei corpi
(particelle) le cui velocità sono prossime a quella della luce.
In
questi nuovi campi della fisica del XX° secolo, scoperti grazie al
rivoluzionamento continuo delle forze produttive e delle nuove tecnologie, gli
scienziati si sono imbattuti in nuove forme di movimento della materia e in
nuove interazioni, a cui il vecchio materialismo meccanicistico, già criticato
a fondo da Marx ed Engels, non seppe più dare risposte.
Perciò
respingere il materialismo dialettico, che vuole che non esiste altri che
materia in movimento e che questa materia in movimento non possa muoversi altrimenti
che nello spazio e nel tempo obbiettivamente reali, significa scivolare
fatalmente ora sulla causa finale del mondo (Dio), oppure sull’impulso primo
(teoria del big-bang), altra espressione del concetto di Dio.
Le
teorie non sono mai neutre, se noi concepiamo l’universo come una realtà
materiale che non è mai nata e per questi motivi non può morire, che il mondo è
infinito nel tempo è nello spazio ma che soprattutto è materia in movimento,
contrasta con il con la concezione di uno spazio immobile, assoluto che porta
molti intellettuali ad un pessimismo storico o come Fukuyama “la fine della
storia” per giustificare la perennità del modo di produzione capitalistico e di
un sistema fondato sulla divisione di classi. Ma se l’universo come realtà
materiale è in continua espansione e non ha confini, allora vuol dire che ogni
sistema sociale è una realtà provvisoria, che può finire e far nascere qualcosa
di nuovo.
Distacco
della scienza dalla filosofia e legame con la produzione.
Per
molto tempo il sapere scientifico era parte, di quelle “cattedrali delle idee”
nelle quali la filosofa, scienza e politica erano strettamente connesse in un
sistema di rapporti reciproci e tutte erano subordinate ai principi universali
della metafisica e della teologia. Così la tecnica, anche quando era largamente
utilizzata, dagli scienziati (si pensi alle macchine di Leonardo o al
cannocchiale di Galileo), essa era prerogativa di abili artigiani, di
“pratici”.
Tale
rimarrà ancora fino al XVIII° secolo, quando lo sviluppo tecnico fornirà un
valido supporto alla meccanizzazione dell’industria. Le grandi invenzioni di
questo periodo quali ad esempio la macchina a vapore, sono compiute da persone,
molto ingegnose mosse da interessi prevalentemente pratici e lontane
dall’ambiente scientifico.
L’accostamento
della scienza ai problemi pratici, la collaborazione sempre stretta fra scienza
e tecnica, porterà come conseguenza il distacco tra il pensiero scientifico
dalla filosofia. In molti studiosi comincia a radicarsi la convinzione che le
applicazioni pratiche possono fornire la più valida prova della scientificità
della propria teoria. L’utilizzazione delle scoperte scientifiche da parte
dell’industria e gli straordinari successi ottenuti mediante tale
utilizzazione, non tardarono a procurare alla scienza una larghissima
popolarità, alimentando la speranza che essa avrebbe finito per risolvere ogni
problema dell’umanità.
La
distinzione fra ricerca scientifica pura, intesa a scoprire i segreti della
natura, e scienza applicata o tecnica che utilizza tali scoperte per la
risoluzione dei problemi della vita quotidiana (problemi della produzione, dei
trasporti, dello sfruttamento di sempre nuove fonti d’energia ecc.) dava
apparentemente un ruolo di “superiorità” alla scienza pura, e forniva un alibi
agli scienziati del modo di come le loro scoperte venivano utilizzate.
La
scienza, legandosi alla produzione, si legava anche ad una classe sociale,
portando dei mutamenti nell’agire e nel pensare il proprio ruolo degli
scienziati, poiché non solo si offriva a loro la possibilità di trarre parecchi
profitti dalle proprie invenzioni e scoperte, ma faceva trarre la conclusione
di trovare nella borghesia la propria naturale alleata.
Sviluppo capitalistico e uso della scienza
La costruzione dei grandi stabilimenti industriali
con l’utilizzazione di nuove tecnologie, richiedeva forti investimenti,
poiché le nuove tecnologie produttive che venivano introdotte permettevano la
realizzazione di enormi profitti. Per questi motivi il controllo delle scoperte
scientifiche diventava vitale per battere la concorrenza. La possibilità di
effettuare questo controllo divenne prerogativa dei grandi monopoli che si
andavano formando su questo processo d'accelerazione forzata dello sviluppo
della scienza applicata.
Inglobati
dalle esigenze produttive anche il ruolo e l’identità degli scienziati si
trasformava.
Già
dalla metà dell’ottocento scompariva la figura dello scienziato con interessi e
conoscenze universali, per lasciare il posto ai ricercatori specializzati, che,
dovevano dare risposte sicure ai problemi pratici che incalzavano, concentrando
le proprie energie su una argomento rigorosamente circoscritto. In questo modo si riproduceva dentro
l’organizzazione delle ricerche una delle più tipiche situazioni riscontrate
nella nascente industria: la divisione del lavoro. Una delle conseguenze di tale divisione del lavoro
sarà il graduale disinteresse del singolo ricercatore per l’insieme delle
scienze. Questo fenomeno sì può
paragonare per certi versi a quello che si venne a creare nel processo
produttivo, cui la parcellizzazione del lavoro impedisce all’operaio di
raggiungere una visione globale di tale processo.
Ma
tra gli scienziati sorge una contraddizione, perché la maggiore conoscenza dei
fenomeni naturali, crea inevitabilmente una coscienza di come si possono
dominare gli effetti dell’attività produttiva sull’uomo e sulla natura, e per
questi motivi essi sono pienamente coinvolti nei fatti e misfatti della
rivoluzione industriale. Per questo, mantenere una teoria staccata dalla
pratica era (ed è tuttora) una pura finzione, continuamente smentita
dall’intreccio fra scienza e tecnica.
Le
conquiste della scienza non influenzano in modo “automatico” la società, però è
chiaro che determinano mutamenti e bisogni. Oggi è impossibile immaginare una
qualsiasi sfera della vita sociale che possa fare a meno della tecnica. E non solo per le attività produttive
(industria, trasporti, commercio ecc.) ma anche nella sfera personale e degli
stili di vita se si pensa agli elettrodomestici, alla radio, alla televisione,
al computer e al cellulare.
L’accrescimento
della nostra conoscenza della realtà è sempre valso ad abbattere vecchie
superstizioni e vecchi miti che disturbavano profondamente l’uso della ragione,
non solo nello studio della natura ma anche nella risoluzione dei problemi
sociali.
Marx
rivendicò il carattere scientifico del socialismo, che si deve basare su
un'esatta conoscenza delle strutture economiche del capitalismo.
La
distorsione specialistica favorì il diffondersi di un' interpretazione della
scienza come sapere “neutrale”, valido poiché confermato dalla pratica, ma tale
da non dover coinvolgere lo scienziato, da ponderarla neutrale anche sul piano etico
e politico.
Rispondeva
Ludovico. Geymonat a proposito della neutralità della scienza:
“D. nei dibattiti sulla scienza e sulla
possibilità di essere neutrale la
ricerca scientifica subisce condizionamenti sociali e politici. Quale è la tuta posizione su questa tesi?
R. la
mia posizione, che ribadito in vari lavori in tanti anni, è che la scienza non
è neutrale, essa ci impegna sopra una visione dell’universo. Se non ci fosse la
scienza, noi potremo ancora credere nei miti mosaico – cristiani, o nel mito, anche
molto più bello, greco – pagano. E’ evidente che la scienza ci aiuta a
liberarci da questi miti, e basta questo per dire che la scienza non è
filosoficamente neutrale. Essa, non diciamo che ci costringe ad avere una
visione del mondo che secondo me deve essere quella materialistico dialettica,
ma certo elimina tante visioni spiritualistiche, romantiche della natura, per
cui essa incide sulla visione filosofica. Questo dimostra che essa non è
filosoficamente neutrale. Il fatto che non sia filosoficamente neutrale, è una
cosa un po’ diversa ma legata alla precedente, perché la scienza fosse
puramente e semplicemente uno strumento e non nessun impegno conoscitivo
potremmo dire che questo è nelle mani di chi lo elabora, di chi lo costruisce,
in fondo noi potremmo pensare che la scienza, se non ha nessun impegno
conoscitivo, è oggi strumento della classe dirigente e basta, della classe
capitalistica. Ora questo non è vero. Da Galileo essa è senza dubbio collegata
alla società, è uno dei fattori fondamentali della nostra società e determina
molte nostre azioni, i nostri modi di vita. La scienza è strettamente legata
alla società, alla cultura umanistica, alla cultura religiosa (sa ha un senso
parlare di cultura religiosa). Per questa sua influenza nella società, non
essendo la scienza filosoficamente neutrale, non è neanche praticamente
neutrale. Ed allora è un errore gravissimo l’idea che la scienza costituisca
qualcosa a parte, che possa essere asettica, di avere nessun impegno
conoscitivo, che è costruita da chicchessia. Ma è anche un errore il
pretendere che la scienza sia la causa dei mali della nostra società. Un certa
impostazione delle ricerche scientifiche, una mancanza di cultura scientifica
di massa, e quindi l’incapacità delle masse di controllare la scienza, di dare
suggerimenti, questo dipende non dalla scienza ma dalla struttura
capitalistica della nostra società)
(Intervista a
cura della redazione di Ottobre 25 – 26 febbraio 1979).
Il capitalismo ha separato la scienza dal
sapere comune, vivo, che scaturisce dal lavoro produttivo e dagli uomini delle
classi subalterne che creano la ricchezza sociale. La ha trasformata in potenza
estranea, indipendente da tutti ma non chi possiede le condizioni materiali
dell’esistenza attraverso i mezzi di produzione. L’individuo, vede nella
scienza qualcosa che gli è incomprensibile perché non esiste nella sua
coscienza come sapere concreto e pratica reale, ma agisce – nelle macchine, con
la tecnologia, prima di tutto – come un potere ulteriore di chi lo opprime e lo
sfrutta.
la scienza non è neutrale
Come si diceva prima, la scienza non è
neutrale, essa è spinta motrice, catalizzatore dello sviluppo capitalistico.
Basta porre attenzione sulle somme per la ricerca militare, sulla
collaborazione e integrazione tra ricerca, università, industria, organi dello
stato e forze armate, per rendersi conto del ruolo fondamentale della scienza
nella società capitalista.
La scienza è parte del potere, ed è potere
essa stessa; gioca un ruolo primario nel mantenimento del potere borghese.
Innumerevoli fatti comprovano il
coinvolgimento della scienza e della tecnologia in ogni settore della
produzione e dei rapporti sociali per razionalizzare il sistema produttivo,
estorcere plusvalore, controllare completamente la vita dell’uomo, studiare
nuove armi, avvelenare cibi ecc. Dove i proletari e le masse popolari per
questa scienza sono carne da macello su cui sperimentare nuovi farmaci e nuove
tecniche per migliorare la scienza dei baroni della medicina e i profitti dei
capitalisti (1°). E grazie allo
sviluppo scientifico l’apparato dello stato si è accresciuto in maniera
invisibile assai maggiore di quanto si possa immaginare e grazie sempre alle
nuove forme di controllo il rischio che si arrivi a schedare e controllare
tutti, che il vecchio sogno d’ogni padrone (grazie sempre a queste forme di
controllo), quello del super servo, possa diventare una tragica realtà.
cosa scriveva V. Packard, negli anni ’50
Uno
degli esempi di aberrazioni dell’uso della scienza è sicuramente il controllo
mentale attraverso l’uso di tecnologie, ora, grazie soprattutto alle vittime
c’è parecchio materiale su questo argomento. Nel 1956 (periodo che era
operativo MK ULTRA) sul Times V. Packard, giornalista americano, diventato
famoso come autore de “I persuasori occulti” un libro sulle tecniche
pubblicitarie, scriveva:
“A lunga scadenza – diciamo nel duemila –
tutte queste manipolazioni a base psicologica sembreranno, forse, molto ingenue
e un po’ ridicole. A quell’epoca i biofisici (biofisica e biochimica sono
scienze che applicano la fisica e la chimica allo studio dei viventi) avranno
probabilmente assunto il comando delle operazioni con il “biocontrollo” ossia
la persuasione del profondo portata alle sue estreme conseguenze.
Il biocontrollo è la nuova
scienza che controlla i processi mentali, le reazioni emotive, le sensazioni
degli uomini mediante segnali bioelettrici. L’elettronica è così in grado di
controllare tutti gli individui in qualche modo pericolosi per il potere.
Negli esperimenti di
biocontrollo gli scienziati sono già riusciti ad alterare nell’uomo il senso
dell’equilibrio, a provocare artificialmente la fame in animali sazi, la paura
senza che nulla li minacciasse.
Ai soggetti controllati non si
permetterebbe mai di pensare individualmente. Pochi mesi dopo la nascita, un
chirurgo sistemerebbe sotto la pelle dei bambini un piccolo apparecchio
ricevente collegato al cervello. L’attività dei sensi e dei muscoli potrebbe
così essere modificata e controllata da segnali elettrici emessi da un
trasmettitore azionato delle autorità statali”.
Attualmente,
con i microchip e le armi elettroniche, le forme di controllo si sono
sviluppate e sono un ulteriore di conferma delle barbarie e nazismo della
scienza asservita al potere. Per non parlare quando viene usata contro i
rivoluzionari che si oppongono a tale potere: da Ulrike Meinhof dove tentarono un’operazione di lobotomia,
l’operazione consisteva nel tagliare i legami tra alcune parti del cervello ed
altre (la lobotomia si cerca di cambiare il carattere delle persone) fino a
Paolo Dorigo con i microchip installati quando era in prigione.
ma quali sono le cause di tutto questo ?
Il rapporto sociale di produzione
capitalistico si basa, ai fini della realizzazione del valore e della
riproduzione della ricchezza, sullo sfruttamento della forza-lavoro e della
natura. Le distruzioni e le aberrazioni (come quelle ambientali, la tortura
elettronica ecc.) che accompagnano lo sviluppo delle forze
produttive, sono originate che esse operano nell’ambito dei rapporti di
produzione capitalisti. Modo di produzione che è oramai storicamente superato,
che ha esaurito le sue potenzialità come abito favorevole allo sviluppo della
forza produttiva del lavoro umano (2°). Quanto più la fase del suo declino si
protrae, tanto come dicevo prima, più i suoi effetti distruttivi diventano
profondi e universali, della vita degli uomini e dalla natura. Le
contraddizioni proprie del modo di produzione capitalistico si presentano
sempre più come “problemi universali”, genericamente umani (3°).
A questo punto, molti (intellettuali e
politici) si sono messi a gridare che ormai è scomparsa ogni divisione di
classe: non siamo tutti vittime dello stesso destino crudele? Non siamo tutti
nella stessa barca? La cultura e l’opinione di questi personaggi servono a
sostenere i lacci interclassisti che frenano i movimenti che nascono dalle
contraddizioni del modo di produzione capitalista (ecologisti, pacifisti, movimenti
contro la fame del mondo, movimenti per i diritti civili ecc) e li mantengono
alla fase di movimenti manovrabili dai vari gruppi della classe dominante.
note conclusive
Per
superare la distanza che esiste tra scienza e masse lavoratrici, tra scienza e
società bisogna trasformare in maniera radicale gli attuali rapporti di
produzione e l’insieme delle relazioni sociali, in sostanza il mettere fine da
parte degli sfruttati sia dello sfruttamento e sia della classe che detiene il
“diritto” di sfruttare e ha il
monopolio della violenza.
Per
questo bisogna rifiutare la presunta neutralità della scienza. Diceva a
proposito L. Geymonat:
“ la scienza borghese (nello stadio attuale
dello sviluppo della borghesia, ben diverso da quello settecentesco) si illude
di essere neutrale e quindi non offre alcuna resistenza di principio a chi in
grado di strumentalizzarla: la scienza proletaria essendo consapevole dei nessi
dialettici che legano ogni singola disciplina alla globalità del sapere, si
rende invece conto che ogni risultato via via raggiunto in questo o quel
settore possiede, pur nella sua relatività, un significato e un peso per tutti
gli uomini. Anche la prima non può senza dubbio conseguire strepitosi
successi, questi non le impediscono però di rimanere culturalmente sterile
(ammirata, forse, da tutti ma rinchiusa in uno splendido isolamento). La
seconda invece proprio perché inserita nelle lotte generali della cultura e
della società, può anche “sporcarsele le mani” ma non fare meno di assumere un
valore universale. Quella può “serenamente” tollerare che soppravivano accanto
ad essa le vecchie concezioni irrazionalistiche del mondo (che costituiscono
ancora oggi la più comoda giustificazione ideologica delle ingiustizie
sociali); questa si compromette ha viso aperto nei più accesi dibattiti
filosofici per rinnovare la nostra concezione del mondo, e con ciò diventa come
lo fu nel settecento la scienza illuministica uno dei fattori fondamentali del
progresso scientifico e civile dell’umanità”
(Ludovico Geymonat, Storia del
pensiero filosofico e scientifico)
La
scienza proletaria non è solamente un idea astratta, ma ci sono delle
esperienze concrete dalle quali possiamo imparare, sapendo che quando le idee
se ne impadroniscono le masse diventano forze materiali.
Pensiamo
all’esperienza nelle campagne cinesi negli anni negli anni’60 dove la parola
d’ordine degli esperimenti in agricoltura si traduceva, in un gran numero di
comuni popolari, di campi sperimentali quali venivano sperimentate diverse
tecniche di coltura o anche colture diverse. Oppure durante la Rivoluzione
Cultura Proletaria quando grazie ai Gruppi di triplice unione (4°), migliaia
d’innovazioni tecniche che in precedenza erano state bloccate soprattutto
quando entravano in contraddizione con le idee ammesse dagli scienziati e dai
tecnici, furono avviate. Queste resistenza da parte dei tecnici e degli
scienziati era soprattutto dovuto dal fatto, perché non sembravano loro
conformi alle concezioni e tecniche che gli erano state insegnate. Durante la
Rivoluzione Cultura Proletaria, i problemi cessarono di essere risolti solo in
nome della “teoria” (impregnata d’ideologia borghese e revisionista) e il
primato della pratica divenne socialmente riconosciuto.
Una
trasformazione in senso comunista dei processi di produzione e di ricerca
scientifica deve far scomparire progressivamente la separazione sociale tra
attività scientifiche e tecniche, e attività direttamente produttive. Ci deve
essere un’integrazione delle attività dei lavoratori associati, che deve
significare che le trasformazioni tecniche non devono essere soltanto di una
minoranza di specialisti, ma dei lavoratori associati, che devono decidere cosa
produrre, per chi produrre e come produrre. Significa anche, che, non solo i
prodotti dell’attività umana, ma anche i lavoratori non devono essere più una
merce che può essere venduta e comprata, che la produzione deve essere
finalizzata al servizio del benessere delle masse popolari e non certo produrre
schifezze per il profitto o degli strumenti che servono ad opprimere e
schiacciare (come quelli usati per la tortura elettronica).
Maccacaro definì brillantemente la scienza
asservita in questo modo:
“SCIENZA – REPRESSIONE –
VIOLENZA
(…) La nuova violenza è tale
per almeno due attributi: la sua multinazionalità e la scientificità.
Entrambe queste caratteristiche
erano molto chiare ad Ulrike, già nella sua dichiarazione resa in occasione del
processo, nella seduta del 15 settembre 1974.
È multinazionale non soltanto
perché si manifesta in diversi Paesi, di continenti diversi, e perché in ognuno
si dia un improvviso rincrudire di barbarie.
La multinazionalità della
violenza va invece letta in una corretta chiave storico-politica che ci
permette di vederla avanzare molteplice, da centrali ben precise e
identificabili.
La SCIENTIFICITA’, a sua
volta, va vista non soltanto come assunzione a livello tecnico (il medico
torturatore, lo psichiatra carceriere, il giudice esecutore, la cella senza
ombra e senza suono) di pratiche già un tempo barbare, rituali ed incolte.
Anche questo sarebbe un errore: credere che la violenza di oggi
semplicemente aggiornata ai ritrovati della scienza.
E’ vero, ma è più vero il
contrario o simmetrico: che la SCIENZA E LA TECNICA DI OGGI,
DALL’ORGANIZZAZIONE SCIENTIFICA DEL LAVORO ALLA TECNICA E RAZIONALITA’ DEL CONTROLLO SOCIALE, HANNO
UN INTRINSECO CONTENUTO DI VIOLENZA.
E’ non solo perché usate con fini
violenti, ma perché sono nate da necessità di violenza: LA VOLONTA’ DI
IMPERIO DEL CAPITALE SUL LAVORO, DELLA
BORGHESIA SUL PROLETARIATO O ALTROVE DELLA BUROCRAZIA SUL POPOLO.”
(articolo di G. Maccacaro, 18 luglio 1976,
preso dal libro Kapitale e/scienza del Colletivo Controinformazione Scienza,
Calusca Edizioni, a commento delle
ultime lettere di Urlike Meinhof)
NOTE
1°
I nuovi cicli produttivi (con la massima flessibilità dei lavoratori) sono
tecnologicamente concepiti in modo che per funzionare impongono ai lavoratori
stress psico-fisici sempre più frequenti. La struttura della vita urbana
finalizzata alla vita individuale ne aggrava poi le conseguenze. Neurologi e
psichiatri favoriscono la ricerca di soluzioni individuali e artificiali a
questi problemi: sedativi, sonniferi e psicofarmaci.
2°
Dall’inizio della fase imperialista il fatto che il modo di produzione
capitalista è storicamente superato si riflette anche nella cultura borghese.
La registrazione di questo da parte della cultura borghese inizia alla
fine del XIX° secolo e da allora è un
firmamento dell’ideologia borghese. Al suo primo apparire si presenta come
reazione al positivismo e al razionalismo, come pensiero negativo: Nietzche e
altri epigoni di Schopenhauer sono i principali esponenti di queste correnti.
Nel prima metà del XX° secolo il pessimismo sulle sorti dell’umanità trova
espressione in campo filosofico come Il tramonto dell’Occidente di
Spengler – oltre che nella letteratura e nelle arti figurative. Questo
indirizzo è stato ripreso nelle ricerche sulla filovia greca antica tendenti a
dimostrare il carattere aberrante del pensiero razionale (cui si contrappone il
pensiero non razionale e non logico dell’oriente), e la connessione di questo
carattere autodistruttivo.
3°
Di riflesso nel campo culturale, le contraddizioni dovute alla sopravivenza dei
modi di produzione capitalista oltre i suoi limiti storici sono ascritte
genericamente al processo produttivo, alle conquiste scientifiche e tecnologiche.
Tutto ciò che è peculiare del modo di produzione capitalista (lo sfruttamento
di ogni risorsa fino ad isterilirne la fonte, la crescita illimitata, la
riduzione della capacità lavorativa umana alla merce più vile ecc.) viene dalla
cultura borghese ascritto alla “natura”.
4°
I Gruppi di triplice unione, erano gruppi costituiti da operai, tecnici e
quadri, che dovevano occuparsi delle innovazioni tecniche e nella lotta contro i “regolamenti
irrazionali”, ovvero quei regolamenti che lasciavano ad ingegneri e tecnici il
monopolio dell’organizzazione e delle trasformazioni tecniche all’interno dei
posti di lavoro.
FONTI
Collettivo
Controinformazione Scienza Kapitale e/o
Scienza Calusca Edizioni
I
PROGRESSI DELLA PARAPSICOLOGIA NELL’EX U.R.S.S.
Nell’ex U.R.S.S. gli studi sulla parapsicologia
erano particolarmente sviluppati, tanto che all’inizio degli anni ’70 E. J.
Pulmann, direttore del Dallas Based Souhwest Hypnosis Researh center, affermava
che l’U.R.S.S. avrebbe potuto riuscire, ad indagare i segreti dell’America
mediante l’uso di facoltà psichiche.
La Russia
ha una lunga tradizione per quanto riguarda le ricerche nel campo della
parapsicologia (nel 1970 uscì il libro Scoperte psichiche dietro la cortina di
ferro – Sheila Ostrander Lynn Schroeder – Casa Editrice MEB), ne avevo parlato
in precedenza nell’articolo Metapsichica e scienza Sovietica (sul sito
avae-m.org), ora intendo raccontare
alcuni avvenimenti che ci servono ad approfondire ulteriormente la
conoscenza su questo tema.
la psicologia in aiuto alla Geologia
Il
16 novembre 1971 alla facoltà di geologia dell’Università di Mosca si svolse un
seminario sul problema dell’effetto biofisico, che precedetemene veniva
chiamata rabdomanzia (1°).
L’idrogeologo S. Broussilovki rilevò aprendo
i lavori, che l’effetto biofisico era noto da tempo, e che è applicato in
pratica da centinaia di anni, ma finora non erano mai stati chiariti fino in
fondo i meccanismi di questo fenomeno. Pertanto le ricerche si avrebbero dovuto
concentrare sullo studio della natura fisica dei fenomeni osservati, uno studio
che diventa possibile solo con la collaborazione dei geologi con i
rappresentanti di altre discipline, come la fisica e la psicologia.
Durante
il seminario furono presentate relazioni da parte di geologi e anche da parte
dei parapsicologi. E. Naumov, responsabile della sezione di Parapsicologia
Tecnica c/o l’Istituto di Fisica del Collegio di Stato di Ingegneria
Strumentale di Mosca, rilevò nella sua relazione la necessità di considerate
l’effetto biofisico come un punto particolare di studi più vasti della
parapsicologia e cercare la sua interpretazione in tale contesto. Egli, fece
notare che non è più lecito porre l’interrogativo nei termini se esiste o no
l’effetto biofisico ma che bisogna concentrare le ricerche sullo studio delle
leggi della psicologia e della fisica, sulla ricerca dei metodi e delle teorie
che spiegano il fenomeno complesso della parapsicologia, ivi compreso anche
l’effetto biofisico.
Al
termine dei lavori del seminario, i partecipanti convenivano alla conclusione
che il metodo biofisico, svolto nel complesso dei metodi geologici e geofisici,
aumenta, l’effetto dei lavori della ricerca geologica, e in alcuni casi, si
presenta uno dei metodi basilari della stessa ricerca.
la parapsicologia e il cosmo
A
Mosca il 17-18 novembre 1971, si tenne un simposio sui contatti radio-cosmici.
Nel simposio si trattò un vastissimo arco di quesiti: l’esplorazione
radio-fisica della luna e dei pianeti,
la diffusione delle radio-onde; i sistemi di comunicazione a mezzo satelliti
artificiali; nonché i problemi di presa contatto radio con civilizzazione
extra-terrestri (questa sezione raccolse il maggior numero di partecipanti)
(2°).
L’intervento
più interessante di questo simposio è stato quello di E. Naumov, che rispetto
alla comunicazione con eventuali rappresentanti civilizzazioni extra-terrestri,
vedeva la possibilità di contatto fra gli esseri viventi per via extra
sensoriale, nella sua relazione E. Naumov si è soffermato sui risultati della
ricerca nel campo della parapsicologia sia nell’U.R.S.S. che negli altri paesi.
Nella ricerca realizzata nell’U.R.S.S. hanno suscitato interesse, gli
esperimenti di telecinesi (3°).
Nella
sua relazione E. Naumov ha anche toccato la questione: “perché i risultati
ottenuti dai parapsicologi non hanno avuto un riconoscimento generale?”. Egli
ha rilevato che esiste una barriera psicologica di fronte ad ogni cosa nuova e
diversa, la quale modifica in qualche misura la nostra immagine del mondo.
le ricerche sulla ESP
Una
delle personalità che si sia applicata sulle ricerche sulla telepatia nei primi
anni dell’U.R.S.S., è stato V. L. Durov. Un attore che possedeva un preciso
senso delle necessità della scienza, che divenne celebre per la sua abilità
nell’addestrare dei cani ad eseguire ordini trasmessi telepaticamente. Fino
alla sua morte avvenuta nel 1934, fu direttore del Laboratorio Zoopsicologico
di Mosca, dove egli proseguì i suoi esperimenti telepatici in collaborazione
con scienziati (come il fisiologo V. M.
Bechteref).
In
questi esperimenti, di solito, l’agente telepatico era Durov, ma furono
eseguite prove anche in sua essenza con altri sperimentatori. Apparvero alcuni
errori, particolarmente interessanti in quanto rammentavano da vicino degli errori in quanto
rammentavano da vicino degli errori che erano stati registrati in esperimenti telepatici
qualitativi con gli uomini. Per esempio, una volta, il cane doveva eseguire il
compito di prendere fra i denti la catena dell’orologio del dott. R. Durante la
discussione fra i partecipanti per la scelta dell’oggetto bersaglio, si era
anche proposto di scegliere un vistoso distintivo che Durov aveva sul bavero
della giacca. Infine si decise per la catena dell’orologio. Nel corso
dell’esperimento, il cane girò un po’ intorno al dott. R., ma infine si decise
a prendere fra i denti il distintivo di Durov.
Dopo
la morte di Durov nessuno riuscì più a addestrare i cani ad ottenere gli stessi
risultati, ma l’interesse per gli animali non venne a cessare. Gran parte delle
ricerche sulla telepatia degli autori russi, fu rivolta alla trasmissione
d'impulsi sul comportamento. Gli scienziati russi consideravano tale indirizzo
tanto importante da indicarlo con questo nome: “Suggestione mentale”,
distinguendolo dalla telepatia.
Ricerche
sulla trasmissione telepatica di impulsi motori furono compite anni or sono da
L. A. Vodolazsky e T. V. Gurstein (segnali per l’esecuzione di vari movimenti
delle mani, ecc) e in seguiti da S. Ya. Turlygin. Questi esperimenti di
Turlygin. Furono ripetuti dal fisiologo L. Vasiliev, che ottenne la
registrazione automatica ed obiettiva del corso dell’esperimento. L’impiego di
tale registrazione grafica automatica costituiva un’importante novità che, con
diverse modifiche, fu ripetutamente usata negli sviluppi successivi della
parapsicologica russa.
Gli
scienziati russi tentarono di spiegare la telepatia con un’analogia con le
comunicazioni radio, ossia come una trasmissione di elettromagnetici. Nonostante gli argomenti contro tale
argomentazione (per esempio, l’immensa debolezza dei processi elettrici
cerebrali, il problema del codice delle informazioni trasmesse, quelli
dell'identificazione del messaggio esatto ecc.), l’ipotesi era troppo semplice:
si poteva immaginare che i processi
elettrici del cervello emettessero segnali elettromagnetici che potevano essere
captati da un altro cervello: il cervello dell’agente avrebbe funzionato da
radio emittente ed il cervello del percipiente da radio ricevente.
All’inizio
degli anni ’60, un nuovo fenomeno destò l’interesse nell’U.R.S.S. e negli altri
paesi: la “lettura con le dita”. Molte persone dichiarano che, bendate, erano
capaci di distinguere i colori, o anche di leggere testi stampati, soltanto
toccando con la punta delle dita le varie superfici. In realtà questo fenomeno
era una novità: già alla prima metà del xix° secolo i seguaci Mesmer (4°)
dichiaravano che i loro pazienti magnetizzati (oggi si direbbe ipnotizzati)
erano capaci, anche bendati, di leggere egualmente, perché i loro sensi, ed in
particolare quello visivo, erano stati trasferiti alla punta delle dita, o
fronte ecc.
Da
tutte queste esperienze gli studiosi sovietici deducevano che la telepatia è
una trasmissione di segnali che cerano delle informazioni, segnali la cui
natura è necessariamente energetica. Poiché la telepatia si comporta in maniera
così diversa da ogni tramite di comunicazione, concludevano che il vettore di
questi segnali dovesse essere del tutto diverso da ogni altra forma di energia
conosciuta finora, tanto da supporre dell’esistenza dell’energia PSI (psi da
psicologia) che si propaga da un campo PSI.
L’idea
dell’energia PSI ha una lunga storia. Nel 1940 lo scopritore delle onde EEG
(5°) H. Berger (6°) notava che i fattori elettrici della corteccia cerebrale
sono troppo deboli per riuscire a spiegare la capacità della telepatia di agire
a distanza troppo grande: egli emise l’ipotesi che tali effetti possano essere
ottenuti per mezzo di un tipo diverso di energia che chiamò <energia
psichica>. Riteneva che questa energia potesse essere creata da processi
fisico-chimici che si svolgessero nella cerebrale, che si diffondevano
all’esterno senza nessun ostacolo materiale impedisse il loro corso. Secondo Berger, il processo telepatico si
sarebbe svolto nelle seguenti fasi: (a) i processi fisici e chimici del
cervello dell’agente sono trasformati in energia psichica; (b) questa energia
si propaga attraverso lo spazio; (c) quando essa raggiunge il cervello del
percipiente, produce in esso dei processi corrispondenti a quelli del cervello
dell’agente. Berger postulava come caratteristica principale dell’energia psichica
il suo immediato collegamento con la coscienza: può sorgere soltanto da
cervelli viventi.
Per i parapsicologi russi, questa energia
psichica si propaga nel “campo psi” che è concepito come un nuovo campo fisico,
come qualcosa di analogo al campo elettromagnetico. Questo campo psi, è
concepito come multidimensionale, sarebbe composto di due componenti: un campo
elettromagnetico e un vettore psi. I segnali che viaggiano possono anche
produrre modifiche elettromagnetiche nel punto di incidenza (provocando
modifiche elettriche corrispondenti nel cervello del percipiente) con un
processo analogo all’induzione elettromagnetica.
la Conferenza Internazionale di psicotronica
a Praga
Dal
18 al 22 giugno 1973 si tenne a Praga
una Conferenza Internazionale di psicotronica. La psicotronica tenta di
risolvere il problema dei fenomeni che, pur se soggettivi, non sono ancora
spiegabili tramite le dicipline scientifiche ufficialmente esistenti, questa
denominazione fu ufficialmente sancita dal Congresso di Parapsicologia che si
tenne a Mosca nel 1968.
Parteciparono alla Conferenza 246 studiosi
provenienti da 21 paesi di tutto il mondo. La delegazione più numerosa
proveniva dagli U.S.A. con 120 membri,
seguiti dalla Cecoslovacchia con 60.
I lavori della Conferenza, sono stati
suddivisi in sei sezioni: Sezione 1 – Psicotronica e ricerche tradizionali,
Sezione 2 – Psicotronica e Fisica, Sezione 3 – Psicotronica e Antropologia,
Sezione 4 – Psicotronica e Radioestesia, Sezione 5 – Psicotronica e Pedagogia,
Sezione 6 – Psicotronica e l’Uomo; Natura, Animali, Vegetali.
I
partecipanti della conferenza, avevano ricevuto due fascicoli dei rendiconti
della Conferenza, per un totale di 93 articoli presentati per un terzo da
autori russi, 15 dai cecoslovacchi, 2 dai rumeni e il resto d autori
occidentali.
alcune riflessioni provvisorie
Queste
facoltà definite paranormali sono sempre esistite, ciò che mancava erano gli
strumenti di spiegazione scientifica di questi fenomeni, che erano interpretati
come fenomeni magici. Molti di queste facoltà paranormali (in particolare la
telepatia) riteneva Vasiljev
rappresentano un residuo di una funzione arcaica connaturata alle prime fasi
evolutive dell’uomo, queste facoltà non utilizzate diventano automaticamente
regressive.
Ma
come il cervello interviene nella produzione dei fenomeni paranormali? Il
sistema nervoso centrale funziona sia coscientemente sia subcoscientemente. E
possibile collegare lo stato cosciente con quello subcosciente, con l’aiuto di
esercizi fisici e altri. Qualsiasi fenomeno psichico è automaticamente
collegato ad un processo fisiologico: variazione del ritmo respiratorio,
cambiamento della resistenza elettrocutanea e tutto questo cambia il campo
energetico dell’organismo, che noi possiamo esaminare. Ad esempio se una
persona è stressata l’ambiente vicino al suo corpo, aumenta di ionizzazione. E
così dimostrato che è tutto è collegato: lo psichico con la fisiologica con il
campo energetico.
Rimane
sempre la domanda ma, queste ricerche a che servono? Quale finalità anno?
Domande che ritengo legittima. Come comunisti non dobbiamo lasciare, questo
campo a ciarlatani, a preti vecchi e nuovi (come gli psicologi). E’ solo una
caricatura di materialismo quello che afferma che il materialista si occupa
solo di cose materiali, che tutto ciò che esiste è materia. Materialista è chi riconosce la materia come
fondamento dello spirito, e pensieri, sentimenti, progetti e ricordi non sono
materia, e per questo non bisogna essere stupidi a negarne l’esistenza. La
critica marxista alla presunta neutralità della scienza, alla sua presunta
separazione del sistema economico-sociale in cui si sviluppa, ci aiuta a questa
ricerca.
In
quanto siamo consapevoli che la scienza (e la ricerca scientifica di
conseguenza) è una dimensione storica: quindi non esiste una scienza autonoma
dalla storia. Infatti oggi la scienza serve oggi alla borghesia per conservare
la sua egemonia sul proletariato. Perciò anche queste ricerche in questo campo
sono usate dalla classi dominante.
Il
proletariato quando conquisterà il potere, e lo gestirà anche nella misura in
cui sarà capace di appropriarsi della scienza. Ma che non sarà la scienza com'è
quella attuale, ma di una scienza rifondata, si tratta di costruire,
cominciando col distruggere la vecchia pratica della scienza asservita. Ad
esempio nel campo della medicina si tratta di distruggere tutti gli aspetti di
coercizione e controllo sociale che c’è al suo interno (7°). Si tratta di lavorare per costruire una
pratica sociale alternativa nel campo della scienza, di un nuovo sapere che
nasce dal basso, che nasca dall’esperienza operaia e che sia veramente al
servizio dei lavoratori e non al servizio dei padroni, che sappia demistificare
l’oggettività scientifica dell’organizzazione del lavoro e nelle scuole saper
organizzare una critica serrata conoscenza scientifica presentata come
neutrale.
NOTE
1°
La rabdomanzia è l’attività condotta da certe persone (dette rabdomanti)
per localizzare acqua, metalli, tesoro nascosti, petrolio e persino persone
scomparse, avvalendosi di nient’altro che le proprie percezioni e bastoni.
2°
L’idea dei contatti con onde radio con eventuali civilizzazioni
extraterrestri è stata sviluppata negli U.S.A. a partire dagli anni ’50 con il
Progetto SETI (Search for Extraterrestrial Intelligence). Questo progetto si
propone di ricercare intelligenze extraterrestri emettendo onde radio oppure
emissioni ottiche di tipo Laser.
3°
La telecinesi (o anche psicocinesi) è quel fenomeno per cui un essere
vivente sarebbe in grado di agire sull’ambiente che lo circonda. La modalità
più intuitiva per definire la telecinesi è la capacità di spostare oggetti con
il pensiero. Nei tempi più recenti di doti psicocinetiche è quello della russa
Kulagina. Essa, fu studiata da vari scienziati e i numerosi fenomeni da lei
prodotti (spostamenti di avariati oggetti, anche protetti da schermature,
levitazioni, ecc.) furono documentati da fotografie e filmati.
Secondo la parapsicologia, la telecinesi
rappresenterebbe una manifestazione delle energie mentali del medium senza
bisogno di interventi soprannaturali.
4°
Mesmer Franc Anton (Iznang 1734 – Meersburg 1832), medico svizzero,
fondatore della teoria del magnetismo animale o magnetismo, primo tentativo di
riconoscimento e d’interpretazione dei fenomeni paranormali della psiche umana.
5°
Le onde EEG sono variazioni del campo elettrico generate dalle correnti ioniche
associate ai potenziali post- sinaptici eccitatori (EPSP) e inibitori (IPSP)
dei neuroni piramidali della corteccia cerebrale.
6°
Hans Berger (Neuses 1873 – Jena 1941)
neuropsichiatria tedesco; per primo inizio le ricerche di elettroencefalografia
registrando (1929) le differenze di potenziale elettrico fra i diversi punti
del cervello di cui rilevò le caratteristiche fondamentali.
7°
Che la sinistra istituzionale anche su questo campo è dentro una concezione
borghese anche nel campo della scienza (la linea nera) n'e' un esempio
Psichiatria Democratica: essa parla di
deistituzionalizzazione, ma non decoercizzazione, quindi il criterio
manicomiale non viene realmente affrontato, ma si cambia solamente le strutture
fisiche in cui le persone vengono incarcerate e deportate, allargando il
mandato carcerario dal regime ospedaliero manicomiale a quello domiciliare. Non
è da escludere che verrà il giorno che con una polizia “democratica” gli
interrogatori degli indiziati indicati come “malati di mente” saranno condotti
dagli psichiatri, i quali li condurranno magari in nuovi manicomi, lontano da leggi
che possano tutelarli.
Fonti
http://italiano.skepdic.com/rabdomanzia.html
Metapsichica
Rivista italiana di parapsicologia – luglio/dicembre 1971 - gennaio/giugno
1972 - luglio-dicembre 1973
CAPITOLO II
LA SCIENZA ASSERVITA APPLICATA ALLE ARMI
GUERRA ELETTRONICA E ARMI
AD EMISSIONE ELETTROMAGNETICA
L’attuale
fase politica internazionale è caratterizzata dalla guerra imperialista, dalla
nuova ondata della rivoluzione proletaria mondiale in cui segno evidente sono
le guerre popolari condotte da partiti comunisti guidati dal marxismo leninismo
maoismo e dallo svilupparsi delle contraddizioni interimperialistiche tra le
diverse frazioni della borghesia imperialista (USA contro paesi europei Francia
e Germania principalmente, la Russia e la Cina).
Tutte
queste contraddizioni (tra paesi imperialisti e popoli oppressi –
contraddizione che si sta fondendo con quella principale capitale e classe
operaia – e tra paesi imperialisti) ci possono condurre verso una terza guerra
mondiale generale che coinvolgerebbe anche i paesi imperialisti, mentre la
guerra mondiale degli imperialisti contro i popoli oppressi dura dalla prima
guerra del golfo del ’91.
Potrebbe
sembrare un discorso esagerato, di un catastrofista, ma se si esaminano i fatti
bisogna seriamente preoccuparsi. Dalla Pravda dell’08.02.07 si viene a sapere
che in un’occasione di una riunione tenutasi mercoledì 7 febbraio al Congresso
degli Stati Uniti, nel corso della quale è stato discusso il progetto relativo
al budget militare per il 2008, il ministero della Difesa americano, nonché
direttore dallo scorso dicembre del Pentagono Robert Gates, ha dichiarato che
oltre alla guerra al terrorismo gli Stati Uniti debono tenersi pronti in
vista di possibili conflitti armati con altri paesi, tra i quali la Russia e la
Cina. “per noi sarà indispensabile
l’intero spettro dei mezzi militari, incluse le forze di terra, per essere in
grado di combattere sia contro grandi eserciti che contro reparti mobili
speciali, dal momento che non sappiamo cosa potrò accadere in paesi come la
Russia, la Cina, la Corea del Nord, l’Iran e altri”, ha dichiarato Gates.
La
guerra è un campo di sperimentazione di nuove armi, ed è un bene tra i compagni
comincino seriamente a discutere quello che ci aspetta, per essere all’altezza
della situazione.
Dalla
seconda guerra mondiale, le tecnologie militari si sono sviluppate, e uno dei
campi dove c’è stato questo sviluppo è stato quello della guerra elettronica e
delle armi ad ammissione elettromagnetica.
Non
è mio proposito di fare un trattato su tali armi, ma fare uno schema
d’orientamento su tale argomento.
I LA GUERRA ELETTRONICA
Per
guerra elettronica s’intende l’insieme d’azioni militari che comportano l’uso
dell’energia elettromagnetica per impedire l’impiego e/o ridurre l’efficacia
delle apparecchiature elettroniche da parte del nemico e, nel frattempo,
consentire alle forze amiche l’uso efficace delle proprie apparecchiature
elettroniche.
Le
moderne tecniche di guerra si suddividono in tre componenti principali:
1° Electronic
Attack,
2° Electronic
Protection
3° Electronic
Support
ELECTRONIC ATTACK
Consiste
nell’utilizzo attivo o passivo dello stesso spettro elettromagnetico per
impedire l’uso all’avversario.
Si
suddivide in:
Active
EA
.
disturbo (detto Jamming)
.
inganno
.
saturazione
.
electromagnetic pulse o EMP
Passive
EA
.
cortine di disturbo (chaff)
.
ingannatori trainati (towed decoy)
.
riflettori radar
.
ingannatori volanti (decoy)
.
tecnologia stealth
Per
quanto riguarda l’Active EA vediamo come opera il disturbo elettronico e
l’inganno:
- Il
disturbo elettronico (Electronic Jamming) è l’intenzionale e deliberata
trasmissione o ritrasmissione di segnali ad onda continua o intermittente
diversamente modulate in ampiezza, frequenza e fase mediante metodi sia attivi
sia passivi, allo scopo di interferire, disturbare, ingannare, mascherare o
degradare la ricezione dei segnali che sono usati dai sistemi elettronici
ostili.
Nel
caso del radar, tale scopo viene, in pratica ottenuto sommergendo o
nascondendo sul suo schermo gli echi
dei bersagli veri mediante l’imbiancamento totale o parziale dello schermo
radar stesso saturando i suoi circuiti amplificatori. Si tratta di aumentare il
rumore elettronico in detto radar
riducendo così la sua capacità di distinguere tra echi e disturbo. Gli apparati
che svolgono tale funzione vengono, perciò, chiamati anche disturbatori a
rumore.
Il
disturbo elettronico è impiegato, normalmente, per oscurare il settore di
provenienza della minaccia (ad esempio veicolo attaccante o missile).
Le
tattiche di disturbo più usate sono:
- Disturbo
autoschermante (Self-scrrenning jamming). Tattica ECM attuata da una
piattaforma (aereo, nave ecc.) che impiega un disturbatore elettronico
installato a bordo per conseguire un accettabile grado di mascheramento nei
confronti dei sistemi elettronici ostili che la minacciano. In altre parole si
tratta di un’autoprotezione elettronica ottenuta. mediante segnali di disturbo
emessi dal proprio disturbatore.
Un disturbatore elettronico ha un vantaggio
naturale rispetto qualsiasi radar “vittima”: questo vantaggio deriva dal fatto
che, mentre il segnale disturbante deve compiere soltanto il percorso dal
disturbatore al radar, il segnale emesso dal radar deve, invece, viaggiare dal
radar al bersaglio e viceversa.
-Scorta ECM (ECM escort). Tattica di disturbo
elettronico svolta da aerei equipaggiati che accompagnano le formazioni di aerei d’attacco per assicurare loro
un’adeguata protezione elettronica in
fase di penetrazione nello spazio aereo nemico.
Per questo tipo di missione sono necessari
vettori che abbiano caratteristiche di
volo simili a quella degli aerei scortati. Gli
aerei attrezzati a svolgere missioni di questo tipo vengono denominati aerei di guerra elettronica.
- Disturbo
fuori portata (delle armi nemiche). (Stand – off
Jamming).
Tattica ECM di supporto in base
alla quale una piattaforma dotata di disturbatori in una data zona, rimane
vicina agli obiettivi da proteggere, ma al di fuori della gittata letale dei
sistemi missilistici ostili a cui sono associati i radar da accecare. La
piattaforma disturba i radar associati a quei sistemi missilistici per
proteggere i sistemi missilistici amici irradiando rumore ad onda continua (CW)
o energia pulsata nella banda di frequenze dei radar associati ai sistemi
missilistici ostili.
In pratica un aereo ECM, dotato cioè di
adeguati apparati disturbatori, viene
fato orbitare ad una distanza di sicurezza dell’obiettivo prescelto. Appena i
caccia bombardieri iniziano la loro penetrazione per l’attacco, l’aereo ECM
dirige i disturbi contro tutti i radar significativi presenti nella zona
dell’obiettivo.
Questa tattica è stata impiegata dall’USAF
nel Golfo (1991 – 2003) per proteggere gli aerei AWACS 1°.
- L’inganno
elettronico (electronic deception). Deliberata irradiazione, alterazione o
riflessione elettromagnetica in modo da ingannare il nemico
nell’interpretazione o nell’uso di informazioni ricevute dai suoi sistemi
elettronici.
Esistono due categorie di inganno:
1° Manipolativo, che consiste
nell’alterazione o nella simulazione delle radiazioni elettromagnetiche amiche
per compiere l’inganno;
2° Imitativo, che consiste nell’introdurre
la radiazione dentro i canali nemici in modo che limiti le sue proprie emissioni.
L’inganno può essere suddiviso anche nelle
categorie <per trasmissione> (reflected). Nel caso particolare di inganno
per trasmissione delle emissioni radar si distinguono le tre categorie di
simulazione (produzione di un numero ristretto di falsi bersagli che al radar
di scoperta avversario appaiono come veri), di <confusione>
(saturazione con molti falsi bersagli
del radar di scoperta avversario per inibire la discriminazione dei bersagli
veri) e di inganno contro i radar per il controllo delle armi.
Per
quanto riguarda le comunicazioni si suole distinguere le due categorie
dell’inganno <imitativo> (introduzione di radiazione nei canali avversari
imitando le emissioni del nemico; ad esempio, inserimento di messaggi falsi) o
<manipolativo> (alterazione o simulazione delle emissioni
elettromagnetiche amiche a scopo di inganno; ad esempio, inserimento nella
propria rete di messaggi fittizi in modo di mantenere inalterato nel tempo il
volume di traffico e mascherare l’esecuzione l’esecuzione di operazioni).
Dal punto di vista operativo,
l’ingannatore elettronico rappresenta una vera e propria arma difensiva per un
aeromobile perché ha la possibilità di deviare la corsa di un missile che si
sta dirigendo sull’aeromobile stesso; oppure, può nel caso di un tiro
contraereo di notte o con nebbia, far puntare i cannoni su un bersaglio
inesistente anziché su quello vero. Per questo motivo, l’ingannatore
elettronico, unitamente al ricevitore di allarme radar (RWR) ed al ricevitore
di allarme infrarosso (IRWR), sono
chiamati anche apparati di
autoprotezione di un veicolo militare.
passive EA
Per quanto riguarda il
Passive EA vediamo come opera la tecnologia stealth.
La tecnologia stealth è l’insieme di
accorgimenti, di varia natura (tattica, tecnica e tecnologica), che permettono
di diminuire la propria evidenza all’osservazione da parte nemica. Più che una
scienza precisa, si tratta di una vera e propria “filosofia”, perché essa è in
genere posta al di sopra della tecnologia, che è applicata per concretizzare il
senso del concetto, essenzialmente tattico, d’essere visti il meno possibile
per non soccombere alla reazione di eventuali nemici.
Il concetto di bassa osservabilità è
studiato in maniera empirica, da quando si è scoperto che usare colori di un
certo tipo rende possibile nasconderai e dissimularsi con l’ambiente
circostante. In natura, la mimetizzazione è la base di questa filosofia di
sopravivenza, spesso usata anche per compiti offensivi.
Stealth significa furtività e invisibilità. Tra le tante applicazioni
naturali, si può definire stealth un orso polare sulla banchisa, tra le
applicazioni umane, stealth lo sono adesso i commando e sabotatori.
Dopo l’invenzione dl radar, inizialmente
sembrò che i problemi di localizzazione dei mezzi navali e aerei fosse stata
risolta con successo. Sembrò che nessun oggetto volante o in navigazione
potesse sfuggire alla ricerca, condotta in ogni condizione di tempo e alla
velocità della luce. Per un certo periodo anche la mimetizzazione passò in
secondo piano, apparentemente superata dallo sviluppo dei dispositivi radar di
scoperta.
Ma ben presto ci si accorse che anche i
nuovi apparati erano ingannabili con
varie tecniche che sono basate su vari principi: disturbo attivo (ECM), uso di
falsi bersagli come i chaff (striscioline metalliche, inizialmente semplice
carta stagnola, usati dagli inglesi nel luglio 1943), oppure tecniche di volo
radente alla superficie cercando il mascheramento del terreno della curvatura
terrestre. Un esempio dell’efficacia di queste tecniche si ebbe con l’episodio
dell’aereo da turismo di Mathias Rust, che volando a bassa quota atterrò
indisturbato, nel 1987, sulla Piazza Rossa.
Ma
questi principi di funzionamento erano anche interpretabili in un modo diverso:
se il segnale si poteva ingannare, esaltare o distorcere con sistemi attivi, si
sarebbe potuto agire sulla forma dell’oggetto che lo rinviava al
ricevitore del sistema radar.
Il più famoso aereo dove è
utilizzato la tecnologia stealth
è l’F-117.
Il F-117 è stato il primo aereo a bassa ossevarbilità costruito al mondo e basato principalmente sull’impiego di tecnologie che ottimizzano le
forme e dei radar assorbenti.
E’ stato progettato nel 1978 presso la Lockheed Aircraft, l’F-117 ha
fatto il suo primo volo nel giugno del 1981 ed è stato preceduto da 6
veicoli <prova di concetto>
XST (Experimental Stealth Technology) e
divenne operativo nel 1983.
La missione principale di quest’aereo è
quella di penetrare attraverso un ambiente denso di minacce ed attaccare
obiettivi di alto valore con grande
precisione, impiegando bombe convenzionali a guida laser.
L’F-117 ha avuto il suo battesimo del fuoco
nel 1989 durante l’occupazione di
Panama da parte delle truppe U.S.A.
LO STEALTH PIU’ FAMOSO L’F-117 (SCAMBIATO MOLTE VOLTE PER UN U.F.O.
PROVENIENTE DA ALTRI MONDI)
Lo stealth di seconda generazione ha
visto macchine come il B-2 l’F22 e l’F-23. Questi apparecchi hanno linee più armoniose
di quelle dell’F-117.
Per gli stealth vennero ideati dei materiali radar-assorbenti, chiamati RAM
(Radar Absorbent Material), che
riescono a “catturare” parte dell’energia che li colpisce, ad esempio come
quando un oggetto di colore nero “cattura”
la luce visibile del Sole, trasformandola in calore. In genere sono
resine con particelle di ferrite in sospensione, ma non mancano altri tipi
basati su diversi principi.
ELECTRONIC PROTECTION
Comprende tutte le attività a rendere le EA
nemiche meno efficaci attraverso tecniche di protezione, addestramento o
adozione d’accorgimenti nei riguardi di proprio personale, installazioni,
equipaggiamenti od obiettivi.
La
EP può essere implementata per evitare che le forze amiche siano affette dalle loro
stesse EA. Anche in questo caso si suddividono in:
- Active EP che comprendono l’adozione di modifiche
tecniche agli apparati trasmittenti come,
per esempio, il salto di frequenza e l’adozione di trasmissioni a banda larga,
oppure le trasmissioni accelerate,
nelle quali il messaggio viene compreso ed inviato, normalmente ad un
satellite, a velocità ultra alta.
Ancora, i trasmettitori, sia per fonia sia per dati, sono limitati in potenza
e, quando possibile, resi fortemente direttivi in modo da ridurne
l’intercettabilità.
- Passive EP include attività quali
l’addestramento degli
operatori (restrizioni e controllo dell’uso
dei sistemi di comunicazione e radar) e adattamento e modifica delle tattiche e
operazioni sul campo di battaglia. Questo anche perché, con la triangolazione,
è molto semplice rilevare la posizione del trasmettitore e renderlo bersaglio
di salve d’artiglieria o missili guidati da emettitori di segnale come l’HARM o
l’ALARM, usato anche dai Tornado dell’Aeronautica Militare Italiana. A terra si
usa mettere i grossi trasmettitori lontano dal posto di comando o trasmettere
con la potenza minima consentita dall’apparecchio, mentre in volo o in acqua,
l’unica scelta è usare radar e radio con molta parsimonia.
ELECTRONIC SUPPORT
Consiste
nell’uso passivo dello spettro elettromagnetico con lo scopo di fare spionaggio
in campo avverso per rilevare, identificare, localizzare e interpretare le
potenziali minacce o i bersagli.
Le
informazioni raccolte possono essere
usate per generare:
- Richieste di fuoco di artiglieria o di
supporto di fuoco aereo (missioni wild weasel).
- Per movimentare truppe amiche verso una
località specificità od obiettivo del campo di battaglia.
- Come base per successive di EA o EP.
Le
attività di ES si basano molto sulle
tecniche di spionaggio definite SINGIT che
l’acronimo di SIGnal INTelligence, termine che nel linguaggio
tecnico-militare l’attività generica dell’intercettazione e registrazione in maniera
solitamente surrettizia, delle emissioni radioelettriche di un paese nemico o
potenzialmente tale. Esso comprende lo spionaggio delle comunicazioni, delle
emissioni radar, delle emissioni nella regione dell’infrarosso e dei segnali di
telemetria.
NUOVI CONCETTI DELLA GUERRA ELETTRONICA
A
partire della Guerra del Golfo del 1991 i concetti che si stanno affermando in
questo campo sono:
-
Sostificazione spinta dei ricevitori d’allarme radar, gli apparati che devono
avvisare il pilota d’aeromobile che un radar guida-missili o per il controllo
del tiro dell’artiglieria ha scoperto e localizzato l’aeromobile e sta per
dirigere su di esso un missile o i colpi di cannone contraereo. Questi sensori
diventano più “intelligenti” e sono integrati con gli altri sensori di bordo
(infrarosso, laser, ecc.) e con i sistemi d’arma dell’aeromobile stesso.
Inoltre, ad essi, è affidata la decisione relativa al lancio delle contromisure
spendibili.
-
Sfruttamento dell’intelligenza artificiale per utilizzare convenientemente la
fusione dei dati.
-
Valorizzazione delle tecnologie più avanzate.
-
Grande impulso alla difesa contro minacce multiple governate da differenti tipi
di sensori, ricorrendo a sistemi di scoperta passiva ed attiva, opportunamente
governati.
-
Maggiore sfruttamento degli ingannatori spendibili per contrastare i missili di
nuova generazione.
II ARMI AD EMISIONE ELETTROMAGNETICA
CAMBIA ANCHE IL CIELO
Famiglia
di sistemi d’arma caratterizzati dalla capacità di emettere, in talune bande
dello spettro elettromagnetico, fasci d’energia di emettere, fasci di energie
capaci di produrre effetti letali o, quantomeno invalidanti sulle persone ed
effetti devastanti, o quantomeno, dannosi per le cose.
Essendo
lo spettro elettromagnetico molto ampio e le armi basate sulle emissioni
elettromagnetiche molto diversificate, da un punto di vista tecnico ed
operativo, perciò è utile raggruppare queste armi nelle seguenti categorie a
seconda della regione dello spettro a cui l’emissione appartiene o della natura
dell’emissione stessa:
- Armi
a radiofrequenza (Radiofrequency weapons). Famiglia di armi basate sull’impiego
delle onde radio.
I primi esperimenti sono stati svolti
soprattutto nell’ex Unione Sovietica e negli U.S.A. e sono consistiti
nell’impiego d’onde a bassissima frequenza (VLF) per disturbare il cervello
umano che, com’è noto, ha un’attività elettrica proprio su detta frequenza. Lo
scopo di questi esperimenti era quello di vedere se era possibile modificare il
comportamento degli esseri umani (uomini e donne) attraverso un campo di
radiofrequenze modulato nella banda, a somiglianza delle cosiddette <onde
cerebrali interne>, quelle che si rilevano con un eletrroencefalogramma. Le
emissioni modulate in tale banda di frequenze abbiano provocato in alcuni casi
effetti che vanno dalla sonnolenza all’agitazione, dal rilassamento all’aggressività.
Altri esperimenti su armi ad emissione
elettromagnetica anti-uomo riguardano l’impiego di frequenze completamente
diverse e con effetti completamente diversi rispetto a quelli citati prima: si
tratta dell’effetto per cui emissioni di onde millimetriche (banda EHF)
opportunamente sagomate e modulate sono in grado di interagire con le
oscillazioni interne dei cellulari degli esseri viventi, in particolare con
quelle delle membrane creando fenomeni di risonanza che si esauriscono con
eventi meccanici d’urto in campo acustico. Ne consegue la morte per evento
distruttivo delle cellule dei tessuti investiti dall’emissione radioelettrica.
Se la radiazione è diretta verso un organo vitale si ha la morte immediata
della persona colpita. Analogo effetto può essere ottenuto provocando in un
organismo, mediante fotoni ad elevata energia (DNA e RNA) delle cellule e dei
tessuti che esse costituiscono.
E da diversi anni che in Russia e negli
U.S.A. è stato dato impulso, in relazione ai programmi di difesa spaziale,
all'arma a fascio di microonde (Microwave Beam Weapons), potente fascio di
energia elettromagnetica prodotta da generatori di microonde (VHF) orbitanti
nello spazio e destinati a colpire i missili balistici o i veicoli spaziali
danneggiandoli in maniera più o meno grave. Le armi a microonde hanno lunga
storia: immediatamente dopo la seconda guerra mondiale se ne ipotizzò
l’utilizzo per il controllo delle menti ed altri impieghi che possono apparire
fantascientifici. I primi a sperimentare le microonde in modo sistematico
furono i russi. Negli anni ’70 l’ambasciata americana a Mosca fu sottoposta ad
un bombardamento a microonde. In tale occasione i servizi segreti russi
adottarono un piano a lungo termine per indebolire l’apparato diplomatico
statunitense a Mosca. Attraverso l’esposizione prolungata a microonde a bassa
intensità, i diplomatici americani subirono pesanti danni fisici e psicologici.
Oltre all’insorgere di diverse forme di cancro sono stati documentati casi di
problemi psicologici e cognitivi. I tessuti umani possono essere, infatti,
gravemente danneggiati dalle microonde a diversi livelli e causare: tumori,
malattie della pelle, impotenza, indebolimento delle difese immunitarie,
amnesia, demenza, sindromi depressive, paranoia ecc.
In base a questi effetti si può ipotizzare
un più meno segreto utilizzo per l’indebolimento delle masse.
Un altro tipo di armi a microonde genera
impulso breve ma di potenza molto elevata che crea campi elettrici tanto
intensi da essere in grado di distruggere i compenetri elettronici presenti
nelle vicinanze; grazie alla loro corta lunghezza d’onda i segnali a microonde
riescono ad incunearsi nei più piccoli fori presenti nelle pareti, potendo così
distruggere anche i componenti posti all’interno di contenitori metallici;
riescono a mettere fuori uso qualunque apparato elettronico, dai PC ai quadri
di comando industriali, fino alle centraline delle automobili, arrestandone la
corsa anche a decine di metri di distanza. Con questo principio opera la
e-bomb, un dispositivo che con la sua esplosione silenziosa emette un impulso
di potenza talmente elevata che è in grado di mettere fuori uso qualunque
apparato elettronico presente elettriche, le radio e le televisioni, i telefoni
cellulari, gli autoveicoli, gli aerei, i radar ecc. Rendono inermi, le popolazioni
dell’area colpite.
- Armi a Laser (Laser weapons) sistemi
d’arma basati su laser speciali. Di potenza variabile a seconda delle funzioni
che devono svolgere. Le tecnologie laser è una delle maggiori protagoniste
degli attuali programmi di ricerca per lo sviluppo di nuovo arsenale
ipertecnolgico. Esistono o sono in fase di sviluppo tre tipi di armi a laser:
fucile a laser; cannone a laser, le armi spaziali a laser.
1° Il fucile a laser è un arma portatile che
potrebbe essere impiegato per accecare le truppe nemiche o per bruciare i
sensori ad infrarosso ed i periscopi dei mezzi corazzati nemici. Questi laser a
stato solido operano su almeno due frequenze dato che gli effetti variano di
frequenza, perciò alcuni laser sono maggiormente capaci di penetrare attraverso
il fumo e la polvere, mentre altri possono causare maggiori danni agli occhi ed
ai sensori. In particolare, contro i sensori non protetti di un veicolo la
portata utile di un fucile a laser e di 1km.
2° Il cannone a laser è un particolare tipo
di cannone che, anziché sparare proiettili, lancia impulsi di energia laser con
una potenza sufficiente a perforare una lastra di metallo di un certo spessore.
3° Le armi a laser spaziali sono state
progettate ufficialmente (per via della segretezza di queste ricerche)
nell’ambito del programma americano dell’Iniziativa per la Difesa Strategica
allo scopo nello spazio i missili balistici con testate nucleari. Un arma laser
con base a terra comprende potenzialmente un grande e potenziale apparecchi a laser
e gli alimentatori di potenza associati. Un sistema laser basato a terra
dovrebbe consistere di un certo numero di postazioni terrestri con
trasmettitori laser ed i necessari sottostatemi per acquisizione, inseguimento,
puntamento e controllo del raggio richiesti per trasmettere il raggio stesso
attraverso l’atmosfera ad uno specchio relé. L’energia verrebbe quindi inviata
ad uno specchio di missione collocato in un’orbita più bassa, e poi, diretta
sul bersaglio.
Delle armi laser spaziali fa parte lo Space-Based
High-energy Laser (HEL). Si tratta di un armamento montato su di un satellite,
e capace di colpire bersagli nello spazio, sulla terra ed in aria. Oltre agli
Stati Uniti ed Israele, anche la Cina sta sviluppando un armamento laser
pensato per distruggere i satelliti nemici orbitanti 2° l’arma si chiama ASATS
(Anti Satellite Simulation).
Inoltre, tra le varie armi in
sperimentazione presso i laboratori dell’esercito U.S.A. figurano:
1°
Il dispositivo THEL (Tactital Hig Energy Laser) è un dispositivo laser ad
elevata potenza. Durante diversi test, il potente raggio laser è utilizzato per
fare esplodere missili in volo, testando la sua funzionalità quale dispositivo
di difesa avendo impegnati nello sviluppo della tecnologia laser sia americani
sia gli israeliani. Proprio l’esercito israeliano annovera il THEL quale arma
già in dotazione al suo esercito, e questo fa supporre che ne possiede già
degli esemplari.
2° Il sistema ABL. Consiste in un laser
chimico ad alta energia (COIL), montato su un Boeing 747 modificato. L’ABL è in
grado di individuare ed abbattere missili balistici, può restare in quota per
molte ore e rifornirsi di carburante.